Sanremo e l’educazione alla parità. Lettera

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Inviato da Giusy D’Amico  – Sono una docente di scuola primaria, e dopo aver letto che un’insegnante ha ringraziato Rosa Chemical per aver fatto ritornare più felice a scuola un suo studente, ho pensato che era importante anche per me esprimere qualche riflessione sugli effetti non pervenuti invece, nella vita di alcuni miei alunni.

Due di loro ormai grandicelli, con disabilità non hanno avuto nessuno su quel palco, che li rappresentasse, magari con qualche gesto eclatante come “l’eccesso” di alcuni noti influencer, istruiti per recitare il copione assegnato ad ognuno.
Per loro invece nessun influencer.

Le mirabili citazioni sulla Costituzione Italiana, in apertura evento, facevano ben pensare che ci si sarebbe occupati di approfondire temi per educare al vero, al bello, al giusto, al rispetto.
E invece ahinoi … si è sprecata un’occasione perché in tanti a scuola hanno ricevuto solo un messaggio fuorviante, dal calcio ingiustificabile ai fiori sul palco di Blanco, alle nudità gratuite su abiti improbabili e per niente comunicativi, alla violenza con cui si è inscenata la simulazione di un atto sessuale tra due uomini di cui evidentemente uno dei due ha scelto e l’altro ha subíto.
Se questa è libertà… Se questo è includere…

Di fatto sono mancate lettere lette dal palco sul tema della disabilità, della anoressia, della obesità. Discriminazioni per cittadini non di serie B, ma realtà sofferte, che interessano poco nel mondo del politicamente corretto dove fruttano solo alcuni trash.
Eppure quei bambini e quei ragazzi quelle bambine e quelle ragazze non sono figli di un Dio minore.

Tanti giovani rimasti dunque praticamente invisibili.
Per loro nessun influencer.

Se lo scopo di nudi, collane a forma di utero e tube, era dare un bel messaggio per la la dignità delle donne, di fatto ha sorpreso rilevare che proprio le donne al netto di tutto, sono rimaste nel solito ruolo di semplici vallette accanto ad uomini condottieri, proprio nel più gretto star sistem, dei ruoli di genere.
Nell’ossessione per gli stereotipi, è interessante notare che qualcosa continua a sfuggire.

Da un bilancio veloce come educatore, le più belle canzoni le hanno portate sul palco quelli con il coraggio della normalità.

Sembra paradossale nel relativismo imperante in cui ci muoviamo, quel che continua ad attrarre di più è proprio il profumo della normalità.

Torniamo a cantare di supereroi che ce la fanno perché pure con un’ala soltanto volano in alto sapendo che uniti si vince.
E non è una banalità.
Si vince perché si è meno soli.
E questo è il messaggio che raggiunge tutti.
Il relativismo ci vuole soli, senza identità e disorientati.
Taluni messaggi fruttano miliardi, tra la gente comune frutta invece l’essenziale perché va dritto al cuore.

I like volano in rete ma non toccano il cielo, e i nostri giovani hanno sete di cuore, di verità talmente alte, che talvolta fuggono con sdegno tutto ciò che si consuma nel non senso di quaggiù.

Intercettiamoli tutti i nostri giovani e non solo quelli che contribuiscono a far propaganda, avremo una società meno serva dell’apparenza e più disposta ad avvicinarsi senza paura alla realtà.

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