Salvini: trasferimenti coatti per insegnanti sono illegittimi. Il giudice gli dà ragione e fa rientrare un docente in Puglia

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comunicato Lega – Noi con Salvini Puglia –  Questo Natale sarà diverso per la famiglia di A.L. insegnante pugliese a tempo indeterminato costretta, pur avendo diritto ad avere una sede nella regione di residenza, a trasferirsi (dalla c.d. legge della “buona scuola” del pd) in provincia di Forlì pur di lavorare.

In maniera illegittima, stando a quanto disposto dal Tribunale del Lavoro di Forlì, che ha dato ragione all’azione dell’avv. Grazia Berloco, legale di Noi con Salvini Puglia, coadiuvata dal collega Gianluigi Giannuzzi Cardone e che apre la pista a centinaia di ricorsi in tutta Italia, che riguardano casi simili. Vite familiari dei docenti stravolte, disagi economici e psicologici, punteggi nelle graduatorie e principi meritocratici non rispettati, continuità didattica degli alunni che va a farsi benedire. Questa è la scuola ai tempi del pd.

“Ancora una volta – dichiara Rossano Sasso coordinatore regionale Noi con Salvini Puglia – sono fondate le tesi sostenute dalla Lega di Matteo Salvini in materia di istruzione, per cui i trasferimenti coatti degli insegnanti previsti dalla buona scuola di Renzi, sono assolutamente illegittimi.

Sono felice all’idea che una mamma lavoratrice, grazie a noi, quest’anno possa trascorrere un Natale più sereno e possa continuare a lavorare senza essere costretta a fare 600 km pur di lavorare. Adesso finalmente i gravi disagi economici e psicologici causati ad una mamma di due figli cesseranno.
Il pd al governo non ha semplicemente fallito, ha massacrato la scuola e chi ci lavora. Siamo pronti a depositare centinaia di ricorsi in tutta Italia, anche se probabilmente non ce ne sarà bisogno.

A primavera con la Lega al Governo la legge sulla buona scuola sarà solo un brutto ricordo, restituiremo dignità alla figura dell’insegnante e soprattutto, per il bene di docenti e alunni e della continuità didattica, faremo concorsi su base regionale: i docenti pugliesi devono poter lavorare in Puglia, i lombardi in Lombardia, i romagnoli in Romagna”.

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