Saldi italiani, si svendono i beni di famiglia per lo 0,5% del Pil. Scuole in uso escluse

di redazione
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(Annotazioni a margine, destro). Questo è un articolo che non parla direttamente di scuola, ma che chiarisce alcuni aspetti della "politica economica" italiana alle prese con il debito pubblico.

(Annotazioni a margine, destro). Questo è un articolo che non parla direttamente di scuola, ma che chiarisce alcuni aspetti della "politica economica" italiana alle prese con il debito pubblico.

Così, mentre le prime pagine e le home page dei maggiori quotidiani  italiani dedicano spazio al balletto della nuova legge elettorale, con il sindaco di Firenze alla prese con una improbabile quadratura del cerchio, nonché alle vicende della De Girolamo e delle sue dimissioni, in Germania il Wel Online ci annuncia che il Governo Letta ha avviato una politica di vendite di partecipazioni industriali e di immobili di proprietà dello Stato pari al 0.5% del PIL ogni anno tra il 2014 e il 2017

Lo 0,5% significa tra i sette e gli otto miliardi di euro all’anno. La prima tranche le prossime settimane, con la vendita beni immobili per un valore di circa 500 milioni di euro. Il tutto, onde evitare di sforare il tetto del 3% del deficit rispetto al PIL.

Oltre agli immobili, il Governo venderà quote di partecipazioni industriali. In gioco Eni, Enel, Poste, Finmeccanica.

Fa notare il Wel Online, che lo Stato tuttavia non può convertire in denaro l’intero patrimonio immobiliare.  Una grossa parte, ad esempio edifici amministrativi e scuole, al momento è in uso. Stiano dunque tranquilli studenti e docenti.

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