Rusconi (ANP): “Occorre riformare il ciclo della scuola media”

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“Il nuovo anno scolastico è alle porte, i politici in campagna elettorale arrancano nel descrivere i problemi della scuola offrendo talvolta anche soluzioni bizzarre e controverse, nessuno affronta i temi con avvedutezza”.

Lo dice all’Adnkronos Mario Rusconi, presidente Anp-Roma, aggiungendo: “Stiamo ascoltando da più parti che i mali della scuola sono tutti riconducibili al Covid e alla DaD, che hanno trascinato i ragazzi nell’ignoranza e talvolta anche portato fino all’abbandono. Purtroppo la genesi è antecedente a tutto questo, e una lettura attenta e contestuale dei dati Invalsi e Ocse lo denuncia”.

La scuola media -prosegue Rusconi- oggi non riesce più a fornire un adeguata preparazione curriculare ai nostri studenti, che alle prime difficoltà incontrate negli insegnamenti delle scuole superiori spesso si scoraggiano e abbandonano, soprattutto nel meridione del nostro paese. Non è una contrapposizione tra tipologia di indirizzo scolastico licei contro istituti tecnici e professionali quanto, invece, colmare quelle lacune formative offrendo agli studenti curricula flessibili sin dalle scuole medie per affrontare con serenità le scuole superiori”.

Si potrebbero prevedere per le scuole medie attività didattiche fino al pomeriggio, proprio come per le scuole elementari. Una presenza protratta a scuola dei ragazzi che offrirebbe loro la possibilità di affrontare con maggiore approfondimento gli insegnamenti di studio. Un’ulteriore analisi andrebbe fatta sulle classi pollaio, oggi percentualmente considerate circa l’1% tra le circa 400.000 classi sparse in Italia, un numero comunque considerevole poiché vuol dire circa 4000 sul tutto il territorio nazionale. In realtà però -sottolinea- la statistica è viziata nel calcolo misurato sulla presenza max consentita per legge nelle classi e variabile tra i 25 e i 30 alunni. Il dato andrebbe calcolato per vivibilità in classe: alunni/mq”.

Oggi si demonizza la DaD come il male assoluto della scuola italiana, dobbiamo ricordare che è stata una situazione adottata in piena emergenza e che comunque è riuscita a tenere insieme gli studenti e gli insegnanti. Oggi si dovrebbe parlare, piuttosto, di didattica in presenza integrata col digitale, ovvero l’unione tra gli strumenti e le tecnologie assunte nelle scuole durante la pandemia, le esperienze acquisite e le metodologie apprese in quei contesti e la didattica fatta oggi in classe proprio unita a quelle esperienze in modo da ampliare l’offerta formativa e le possibilità di apprendimento delle nuove generazioni. Non possiamo gettare tutto via e comportarci come Giano bifronte”, aggiunge il preside.

Anche agli insegnanti -osserva Rusconi- andrebbe garantita una maggiore perequazione economica valutati sulla base di obiettivi raggiunti. Stiamo preparando le giovani generazioni al futuro ma la nostra scuola, quella del XXI secolo, che si confronta con le sfide della quarta rivoluzione industriale ancora si muove lungo i sentieri dell’epoca gentiliana. Gli studenti oggi hanno bisogno di essere formati in una scuola che sia lungimirante e li prepari alle trasformazioni sociali in atto. Il nuovo parlamento sarà in grado di affrontare questo tema nazionale?”.

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