Ruolo dalle GaE dopo 17 anni di precariato. Dalla porta principale e nella mia provincia. Lettera

di redazione
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Professoressa Tiziana De Chiara Docenti Gae Coordinamento Nazionale – Alle15: 30 il funzionario del CSA si alza, per l’ennesima volta, e va ai piani alti per consultare il provveditore. Su cosa e perché non ci è dato di sapere.

È dalle 10 di stamattina che sono qui con altri colleghi, in attesa del tanto agognato ruolo. A tre sedie di distanza da me, sulla sinistra, sedie un imberbe sindacalista di un noto sindacato, che ha cercato di vendermi giustificazioni a buon mercato, sin dai primi allontanamenti dei funzionari. Al suo <<Forse le convocazioni da gae di oggi saranno rimandate a data da destinarsi, perché a Napoli le operazioni di immissione in ruolo da gm, per alcune classi di concorso, non sono ancora terminate>> esplode tutta la mia rabbia nei confronti dei sindacati che, dall’entrata in vigore di quella schifosa 107, non hanno mai tutelato le gae.

Ricordo ancora le parole di una pseudo amica poco prima dello scadere della domanda:
<< Cosa?! Non hai fatto la domanda?! Sei una pazza! Questo è un treno che non passa più e tu lo stai per perdere>>.
<< Proprio non posso fare la domanda: bimbo piccolo bisognoso di cure particolari, genitori molto malati e in più dalla morte di mia zia, che è stata una madre putativa per me, accudisco il marito mio zio, che è stato come un padre>>.
<< Fatti tuoi ma ricordati che finirai col morire nelle gae>>.
<<Che faccio zio?…Presento la domanda?>>. I suoi occhi si offuscano di tristezza al solo pensiero che io possa andare via e si velano di lacrime. << E’ il tuo futuro. Non pensare a nessuno…pensa solo ai sacrifici che abbiamo fatto>>
…Già “i sacrifici che abbiamo fatto”: dietro i miei successi ci sono sempre stati loro i miei zii, zia Lina e zio Bruno, che mi hanno accompagnato in ogni dove, dai tempi del liceo fino al giorno della mia seduta di laurea.

Mentre aspetto che il funzionario scenda e ci porti notizie, guardo tutti i colleghi seduti con me in questa stanza e penso che anche le loro famiglie sono dietro i loro successi, dietro questo ruolo, dietro quel “no” deciso, netto, irremovibile che ognuno di loro, in questa stanza, ha detto alla 107.

“Col punteggio che ho finisco al nord e col vincolo triennale non rientrerò presto a casa. Ci sono tante persone che dipendono da me. No! Non la faccio la domanda. Aspetto il mio turno ed entro. Con 180 punti è questione di un anno”…E invece l’emendamento Puglisi, la deroga al vincolo triennale e la mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti e disponibili. E il mio ruolo?! Andato! Andato ai fase C che, nonostante sapevano bene quali fossero le condizioni per l’assunzione, tanto hanno pianto in giro da sottrarre i posti alle assunzioni 2016.
<<Hanno figli piccoli, mariti, genitori malati>> mi risponde un sindacalista di una nota sigla. <<Ed io? Non ho gli stessi problemi?>> replico. Intanto ho perso tutti genitori e zio, e mentre il sindacalista mi sciorina giustificazioni da quattro soldi alla loro manovra in favore dei fase C, mi ritornano in mente le parole di mia madre “Tu sei l’ultima dei miei figli. Ti ho avuta tardi. Io morirò e non ti vedrò sistemata”. Mentre come un mantra le parole di mia madre rimbombano nella mia testa, sento chiedermi dal sindacalista, in un viscido tono paternalistico <<Perché non hai fatto la domanda?>>
<<I miei genitori…malati, mio figlio piccolo…cure>> riesco solo a biascicare.
<<Ed ora come stanno?>> con finto interessamento. <<I miei sono morti>>
<<Scusa ma sei stata una sprovveduta. Ora non hai nulla. Né la tua famiglia, né il ruolo>>
<<Ma c’era il vincolo triennale>> piagnucolo.
<<Ma quale vincolo! Non è partito e non partirà mai nessuno e tutti a lavorare sotto casa>>. Due cazzotti allo stomaco, uno dietro l’altro e non so quale mi fa più male, se la cinica osservazione sulla mia famiglia o la gelida rivelazione dell’imbroglio del vincolo triennale. Meccanicamente mi alzo ed esco.

Delusa e fiaccata nello spirito, ma per niente abbattuta, decido di cominciare il mio peregrinare per i sindacati per capire cosa fosse successo e cosa si potesse fare per far valere i miei diritti. Tutti, alla parola vincolo triennale, ridono soddisfatti delle loro magagne a danno delle gae, per aggirare il vincolo a favore dei fase C. Inizio a cercare su internet gruppi che sostengano la causa delle gae. Mi iscrivo a diversi: alcuni battono cassa, con quote associative e rate per improbabili ricorsi contro il MIUR. Altri sono solo degli sfogatoi: un pianto continuo. “Non voglio piangere, voglio agire, voglio far sentire la mia voce. Voglio far capire ai politici e ai sindacati che ho inteso i loro intrallazzi e sono fiera di non essermi rotolata nel loro fango”.

Finalmente ne trovo uno che fa per me. Da aprile 2016 prendo parte alle iniziative che organizzano, chiedo la parola alle manifestazioni sindacali, come outsider e li denuncio pubblicamente di aver abbandonato le gae a se stesse. Scrivo a giudici e magistrati, invitandoli ad abrogare la legge 107, perché palese la sua incostituzionalità. Sono ricevuta al MIUR, dopo un’imponente manifestazione a Roma sotto il ministero, con gli altri amministratori del gruppo. Premiamo sui tecnici per l’aumento dell’organico. Portiamo loro conti fatti, analisi dei residuali gae di tutt’Italia. Risultato?! Lo Stato finalmente mi ascolta, ascolta tutti i docenti gae e non può fare altrimenti perché cocente è stato lo smacco che i docenti gae gli hanno inflitto il 4 dicembre. Otteniamo l’aumento dell’organico…non quello sperato ma un numero adeguato.

Sono le 16:30 e finalmente il funzionario del CSA scende e ci comunica che per oggi ci individueranno, l’ambito ci sarà dato lunedì. “Va bene così” penso “posso sopportare ancora una volta l’ennesima angheria dello Stato Italiano nei miei confronti”. Vengo chiamata, mi siedo, firmo…Sono di ruolo dopo diciassette anni di precariato. A testa alta e dalla porta principale entro nel mondo della scuola, non ho rubato il posto a nessuno…Ma lo Stato Italiano colluso, i sindacati complici e i politici venduti hanno rubato il tempo ai miei cari. Sono morti e non hanno potuto gioire con me di questo momento…non mi hanno visto sistemata. Questo furto a questi signori non lo perdonerò mai.

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