RSU di istituto: quando deve indire assemblea dei docenti, che compiti ha, quali “poteri”

di Nunzio Oliva
ipsef

item-thumbnail

La RSU di Istituto: origine, funzione e compiti nella scuola della autonomia

Un docente scrive: “Vorrei sapere quali sono gli ambiti di competenza della RSU nella scuola. Per esempio può portare avanti la Contrattazione Integrativa senza indire un’assemblea dei docenti dell’Istituto? Può proporre al Dirigente Scolastico, senza coinvolgere il personale interno, una strutturazione oraria di un plesso diversa da quella in vigore fino a questo momento?”.

Si cercherà di rispondere ai quesiti considerando molteplici aspetti della Rappresentanza Unitaria Sindacale (RSU) a iniziare dalla nascita, alla determinazione della funzione e dei compiti sino alla sua evoluzione nel contesto organizzativo e scolastico attuale.

Il 1° marzo 1991, con l’Intesa quadro sulle rappresentanze sindacali unitarie, le confederazioni CGIL, CISL e UIL hanno concordato “di rendere più efficace la tutela dei lavoratori e più incisivo il ruolo del sindacalismo nella vita del Paese … di assicurare continuità, consolidamento e sviluppo all’unità d’azione ai vari livelli …” e di costituire la RSU nei luoghi di lavoro “su basi elettive, chiamando al voto, a scrutinio segreto e su liste di organizzazione, tutti i lavoratori aventi diritto”.

Il 20 dicembre 1993, con l’Accordo Interconfederale per la costituzione delle RSU, Confindustria Intersind e Cgil, Cisl, Uil hanno convenuto sulla disciplina generale in materia di rappresentanze sindacali unitarie, contenuta nel Protocollo stipulato fra governo e parti sociali il 23 luglio 1993 (Rappresentanze sindacali) stabilendo che:
• le rappresentanze sindacali unitarie possono essere costituite nelle unità produttive con più di 15 dipendenti;
• la costituzione delle RSU avviene mediante elezione a suffragio universale e a scrutinio segreto tra liste concorrenti;
• il numero dei componenti le RSU, salvo clausole più favorevoli dei contratti o accordi collettivi di lavoro, sarà pari almeno a:
– 3 componenti per la RSU nelle unità produttive fino a 200 dipendenti;
– 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti nelle unità produttive fino a 3000 dipendenti;
– 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nelle unità produttive di maggiori dimensioni;
– i componenti delle RSU subentrano ai dirigenti delle RSA (Rappresentanze sindacali aziendali) di cui all’art. 19 della Legge n. 300/1970;
– il diritto a indire, singolarmente o congiuntamente, l’assemblea dei lavoratori durante l’orario di lavoro, per 3 delle 10 ore annue retribuite, spettanti a ciascun lavoratore ex articolo 20, Legge n. 300/1970;
– la possibilità di stipulare il contratto aziendale di lavoro nelle materie, con le procedure, modalità e nei limiti stabiliti dal contratto collettivo nazionale.

Il 7 agosto 1998, con l’Accordo Collettivo Quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni, l’ARAN e i rappresentanti delle Confederazioni sindacali hanno dato attuazione all’art. 47 del D.Lgs. n. 29/1993, recante le norme sulla elezione e il funzionamento degli organismi di rappresentanza sindacale unitaria del personale, confermando che:
• le associazioni sindacali possono promuovere la costituzione di rappresentanze sindacali unitarie nelle amministrazioni con più di 15 dipendenti, anche prevedendo la costituzione di un’unica rappresentanza per i dipendenti di diverse unità lavorative nel caso di amministrazioni sino a 15 dipendenti;
• la costituzione delle RSU con elezione a suffragio universale e a voto segreto con il metodo proporzionale tra liste concorrenti;
• il numero dei componenti le RSU non potrà essere inferiore a:
– tre componenti nelle amministrazioni che occupano fino a 200 dipendenti;
– tre componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti, nelle amministrazioni che occupano un numero di dipendenti superiore a 200 e fino a 3000 in aggiunta al numero precedente, calcolati sul numero di dipendenti eccedente i 200;
– tre componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nelle amministrazioni di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero precedente, calcolati sul numero di dipendenti eccedente i 3000;
– le RSU subentrano alle RSA o alle analoghe strutture sindacali esistenti nella titolarità dei diritti sindacali e dei poteri riguardanti l’esercizio delle competenze contrattuali spettanti;
– i poteri e le competenze contrattuali vengono esercitati dalle RSU e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del relativo CCNL di comparto;
– i componenti della RSU restano in carica per tre anni, al termine dei quali decadono automaticamente con esclusione della prorogabilità;
• le dimissioni di uno dei componenti comportano la sostituzione sostituito con il primo dei non eletti appartenente alla medesima lista (le dimissioni sono formulate per iscritto alla RSU, comunicate all’amministrazione di appartenenza con il nominativo del subentrante e pubblicate all’albo);
• le decisioni della RSU sono assunte a maggioranza dei componenti;
• la carica di componente della RSU é incompatibile con qualsiasi carica in organismi istituzionali, in partiti e/o movimenti politici e ne determina la decadenza.

L’Accordo Quadro del 1998, pertanto, è stato un fatto fondamentale per il pubblico impiego in quanto sono state definite le rappresentanze sindacali e la contrattazione ne è divenuta lo strumento essenziale nella gestione dei conflitti e nella regolamentazione del rapporto di lavoro interno ai singoli contesti.

Il 28 novembre 2014, con l’Ipotesi di Contratto Collettivo Quadro e le modifiche all’Accordo Collettivo Quadro per la costituzione delle RSU per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni, l’ARAN e le Confederazioni Sindacali hanno sottoscritto la possibilità per il personale a tempo determinato di far parte dell’elettorato attivo e passivo; inoltre l’accordo tra le parti ha garantito il funzionamento della RSU anche in caso di accorpamenti o scorpori a seguito di riorganizzazioni delle amministrazioni pubbliche.

Riportati in forma cronologico-temporale i documenti principali concernenti la costituzione della RSU, per fornire risposta alle legittime domande in premessa è necessario richiamare il CCNL 2016/2018 del comparto scuola e, precipuamente, il sistema delle relazioni sindacali (nelle scuole la parete pubblica è rappresentata dal Dirigente Scolastico e quella sindacale dalla RSU e dalle OO.SS. firmatarie del CCNL) con gli artt. 4-5-6-7-22-23 di cui si riportano gli aspetti e i compiti più rilevanti:
• l’amministrazione scolastica provvede all’informazione che consiste nella trasmissione di dati ed elementi conoscitivi entro il 15 settembre di ogni anno scolastico: proposta di formazione delle classi e degli organici; criteri di attuazione dei progetti nazionali ed europei; esiti contrattazione integrativa precedente;
• l’amministrazione scolastica avvia il confronto, pure contestualmente con l’informazione, con l’invio ai soggetti sindacali di elementi conoscitivi sulle misure da adottare su materie quali: l’articolazione dell’orario di lavoro del personale docente ed ATA; l’individuazione del personale da utilizzare nelle attività retribuite con il Fondo di Istituto; i criteri riguardanti le assegnazioni alle sedi di servizio all’interno dell’istituzione scolastica del personale ed ATA; i criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento; la promozione della legalità, della qualità del lavoro e del benessere organizzativo; l’individuazione delle misure di prevenzione dello stress lavoro correlato e di fenomeni di burn-out;
• l’amministrazione convoca il tavolo della contrattazione integrativa finalizzata alla stipulazione del contratto di Istituto che obbliga reciprocamente le parti e ha una durata triennale nella parte normativa, mentre i criteri di ripartizione delle risorse economiche possono essere negoziati con cadenza annuale. Sono oggetto di contrattazione integrativa: l’attuazione della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro; i criteri per la ripartizione delle risorse del Fondo di Istituto; i criteri per l’attribuzione di compensi accessori al personale docente ed ATA; la quota delle risorse dell’alternanza scuola-lavoro (attualmente ridenominata dalla Legge n. 145/2018 in Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientmento); le risorse dei progetti nazionali e comunitari destinate al personale; i criteri generali per la determinazione dei compensi della valorizzazione del personale docente; i criteri e le modalità di applicazione dei diritti sindacali; la determinazione dei contingenti di personale previsti in occasione di sciopero; i criteri per l’individuazione di fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita per il personale ATA per una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare; i criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale; i criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio per una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare (diritto alla disconnessione); i riflessi sulla qualità del lavoro e sulla professionalità delle innovazioni tecnologiche e dei processi di informatizzazione inerenti ai servizi amministrativi e a supporto dell’attività scolastica;

Assemblee sindacali di scuola

In ogni scuola e per ciascuna categoria di personale (docenti e ATA), la RSU nel suo complesso – non dai singoli componenti – o la RSU, congiuntamente con una o più organizzazioni sindacali rappresentative, può tenere un’assemblea sulle materie suindicate della durata massima di due ore.

La convocazione dell’assemblea, la durata, la sede e l’eventuale partecipazione di dirigenti sindacali esterni sono comunicate dai soggetti sindacali promotori ai Dirigenti Scolastici che provvedono ad affiggerla all’albo insieme con l’ordine del giorno e ne inviano circolare interna per i conseguenti adempimenti previsti se programmate in orario di servizio.

Come ben argomenta Giovanni Avonto in “Breve storia sulle rappresentanze sindacali” (http://www.fondazioneveranocentini.it) “la rappresentanza sindacale è un’espressione del sindacato direttamente collegata all’esercizio di un’attività che esso svolge nell’interesse di una porzione più o meno grande del mondo del lavoro”.

Nelle istituzioni scolastiche, in conclusione, la RSU rappresenta tutti i lavoratori, iscritti e/o non iscritti alle organizzazioni sindacali, e si confronta con il Dirigente Scolastico sul Piano delle attività che coinvolge il personale tutto, sulle materie di lavoro, sulle scelte organizzative e professionali di parte datoriale e ha oneri di controllo, verifica e informazione su quanto deciso in sede contrattuale.

(Fonti: Intesa quadro sulle rappresentanze sindacali unitarie dell’1/3/1991; Accordo Interconfederale per la costituzione delle RSU del 20/12/1993; Accordo Collettivo Quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni del 7/8/1998; Ipotesi di Contratto Collettivo Quadro e le modifiche all’Accordo Collettivo Quadro per la costituzione delle RSU per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni del 28/11/2014; CCNL 2016/2018; Avonto Giovanni, Breve storia sulle rappresentanze sindacali, http://www.fondazioneveranocentini.it).

Versione stampabile
Argomenti:
soloformazione