RSU: collaboratori del Preside non dovrebbero candidarsi. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Francesco Garofalo – Vicari, fiduciari, componenti dello staff, allegramente candidati anche alle elezioni delle RSU. E’ veramente affollato l’esercito degli aspiranti collaboratori dei Dirigenti/e Scolastici che ambiscono a conquistare la nomina a rappresentanti delle RSU, vale a dire nell’organismo preposto a difendere e tutelare i diritti dei docenti ed evitare eventuali abusi sul versante della contrattazione d’ Istituto.

In questo periodo riservato alla presentazione delle liste dei candidati, valide per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, si registra, in diverse scuole, una vera e propria mobilitazione della classe dirigente finalizzata ad agevolare la scalata di Vicari e componenti lo Staff dirigenziale, a rappresentanti delle RSU, minando alle fondamenta la specificità dei singoli ruoli istituzionali.

Una commistione di ruoli che deve essere rintuzzata fortemente dalla classe docente in primis e dalle OOSS di categoria per evitare condizionamenti e ingerenze nell’azione sindacale da parte dei vertici degli Istituti scolastici, chiamati a gestire, in piena autonomia, il processo di modernizzazione delle rispettive istituzioni scolastiche. E’ arduo e per diversi aspetti incompatibile sul piano organizzativo rivestire contemporaneamente lo Status di collaboratore del Dirigente e nel contempo quello di componente della RSU dell’Istituto, senza minare il significato valoriale delle entrambe rappresentanze.

Non esiste una incompatibilità giuridica tra la figura del Vicario o collaboratore del preside e RSU. Esiste tuttavia un principio che dovrebbe sovraintendere l’azione pedagogica del docente e cioè che il controllore non può dipendere dal controllato e viceversa. In tal caso il gruppo dirigente potrebbe essere indotto a difendere solo i propri interessi a scapito della maggioranza dei docenti, compromettendo l’obiettività di giudizio e la trasparenza.

Astenersi, quindi, dal candidarsi non deriva da un obbligo normativo, bensì dal rispetto di una elementare regola di democrazia che si insegna nelle scuole che consiste nel tenere separati i ruoli di chi è preposto al governo di un’istituzione e chi, invece, sarà eletto nelle RSU per garantire la diffusione e la trasparenza dell’informazione, per combattere il diffondersi di eventuali atteggiamenti autoritari dei DS, ed evitare l’espandersi di inutili progetti nonché l’uso mercificatorio delle risorse. Il compito delle RSU è certamente impegnativo ma può essere meno pesante se non sarà infiacchito da estenuanti trattative.

Talora è concepibile e coerente non firmare atti che portano ad abbattere la credibilità della scuola piuttosto che cedere alle eventuali pressioni o condizionamenti di vario genere.

Le elezioni RSU rappresentano un atto libero e democratico. DIFENDIAMOLE.

Versione stampabile
anief
soloformazione