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Rousseau il padre del puerocentrismo e anticipatore dei movimenti attivi. Scarica PPT con spiegazioni dettagliate

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Per secoli, i bambini dovevano fare solo una cosa: crescere in fretta per lavorare.
A metà del XVIII secolo, Jean-Jacques Rousseau fu tra i primi a considerare l’infanzia come qualcosa di prezioso e degno di protezione.

Infatti alla fine del 1759, completò la sua grande opera L’Emilio.

Vent’anni di riflessioni e tre anni di lavoro sono confluiti nelle 1000 pagine manoscritte del romanzo “Émile”.

Rousseau scrisse la maggior parte di queste nella tenuta del duca di Lussemburgo, suo mecenate, a pochi chilometri a nord di Parigi.

La storia romanzata di Émile

È la storia romanzata del ragazzo Émile che, dopo la morte prematura di suo padre, cresce in campagna con un maestro fino ai 25 anni e all’amore per Sofia.

Émile trascorre tutta la sua infanzia lontano dalla vita urbana e dalle costrizioni sociali e gli viene data soprattutto una cosa: il tempo e la libertà di svilupparsi.

Il ragazzo impara non attraverso l’istruzione o la punizione, ma attraverso il gioco, la libertà e l’ozio.

“Émile” è molto più di un semplice trattato pedagogico.

Non solo il filosofo-poeta elabora un concetto completamente nuovo di educazione, ma evidenzia una nuova comprensione del bambino mai pensata prima.

Per questo “Émile” passa alla storia della pedagogia come una grande opera.

Per la prima volta, qualcuno ha visto l’infanzia come una fase della vita che vale la pena proteggere.

Secondo molti l’Emile anticipa addirittura in una forma primitiva persino gli stadi di Piaget.

Il bambino nella storia

E così facendo Rousseau ha contraddetto l’opinione che aveva prevalso fino ad allora, un’opinione che si era formata nel corso di migliaia di anni.

Per molto tempo i bambini non sono stati considerati individui a pieno titolo.

Nell’antichità, per esempio, i romani e i greci pensavano che non era il periodo da bambino ad essere decisivo per lo sviluppo della personalità, bensì l’adolescenza dalla pubertà ai 21 anni.

L’infanzia stessa, notava il filosofo romano Cicerone, non poteva essere lodata se non per il suo potenziale.

Anche nel Medioevo , la gente dava poca importanza alla prima fase della vita.

Non appena i bambini erano abbastanza forti, aiutavano i loro genitori ad allevare il bestiame, a coltivare i campi o a lavorare nelle officine.

Non c’era demarcazione tra il mondo dei bambini e quello degli adulti.

Il valore di un bambino era definito dalla sua utilità per i genitori.

Durante il Rinascimento , le scuole dovevano garantire la stessa cosa: l’utilità.

Mediante programmi fissi e con una disciplina severa, i giovani vi venivano preparati per la vita adulta e seguire le professioni dei genitori.

Con l’Illuminismo, questo atteggiamento è cambiato di nuovo.

I genitori allora trattavano i bambini in modo più amichevole, più fiducioso – e tuttavia il loro obiettivo educativo rimaneva lo stesso: la loro prole doveva essere plasmata secondo certe idee e quindi cresciuta per diventare utili cittadini della società.

L’ottimismo idealistico di Rousseau

“Tutto è buono come esce dalle mani del Creatore delle cose; tutto si corrompe tra gli uomini”.

L’autore apre il suo grande romanzo sull’educazione con questo atto di accusa alla società.

Rousseau diventa così il capostipite del movimento antiautoritario

Più tardi, gli importanti educatori Maria Montessori, Célestin Freinet e Johann Heinrich Pestalozzi attinsero al lavoro di Rousseau.

Pestalozzi fondò addirittura una scuola nel 1775 dove i bambini venivano educati secondo le idee del grande teorico.

Il bambino nuovo di Rousseau

È una persona che ha un proprio modo di vedere, pensare e sentire. Un essere umano che è buono per natura e il cui mondo non può essere semplicemente tradotto nel mondo degli adulti.

“Nessuno di noi è un filosofo così grande da potersi mettere al posto di un bambino”.

Solo nell’infanzia si possono gettare le basi per una vita felice.

Probabilmente è anche il momento più bello della vita.

L’ideale educativo di Rousseau si basa su questa certezza.

Nell’”Émile” lo presenta come un esperimento di pensiero: un ragazzo è autorizzato a perseguire i suoi interessi sotto la supervisione di un educatore benevolo; protetto e incoraggiato, ma libero di svilupparsi.

Questo approccio pedagogico richiede un cambiamento radicale di prospettiva: per la prima volta, l’educazione è vista dal punto di vista del bambino e per il suo bene: già “learner centered”.

Poco dopo la pubblicazione di “Émile”, i primi esempi di genitori cercano di educare i loro figli secondo i suoi principi. Nei decenni seguenti, solo in Inghilterra furono pubblicati circa 200 trattati sull’educazione, tutti influenzati da Rousseau.

Negli Stati Uniti, diventa di moda lasciare che i bambini piccoli crescano il più “naturalmente” possibile, invece di portarli a una postura eretta il più rapidamente possibile, come si usava fino ad allora, per accelerare presumibilmente il loro sviluppo in adulti.

Il libro educativo più letto nella letteratura mondiale, ma….!

I cinque figli di Rousseau, tuttavia, non hanno avuto un’infanzia protetta e felice. Poco dopo la loro nascita, il padre li affida a un orfanotrofio. Cita la sua povertà come ragione, perché non avrebbe potuto scrivere poesie se avesse saputo che la sua prole fosse stata al sicuro.

Il tentativo della duchessa di Lussemburgo, ammiratrice di Rousseau, di trovare i bambini in seguito non ha successo.

“Émile”, il libro sull’educazione più letto nella letteratura mondiale: è stato scritto da un uomo che non ha mai cresciuto un bambino, che tuttavia ha cambiato la storia della scuola e della pedagogia.

Un PPT sul tema presentato da Manuela e Samuela nei miei corsi a Locarno.

Con approfondimenti su educazione naturale, negativa e indiretta…., che anticipano tanti concetti della scuola del XXI secolo La scuola che apprende.

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