Roccella: “Gli esperti ci dicono che l’età di accesso ai siti porno è di 6-7 anni. Bisogna intervenire anche attraverso la scuola”

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La crescente esposizione dei minori a contenuti inappropriati online ha catalizzato un’urgenza senza precedenti per interventi efficaci.

La realtà sconcertante, come evidenziato dal recente Dl Caivano, è che l’età media di primo accesso a siti pornografici è scesa a soli 6-7 anni. Una statistica inquietante che ha destato preoccupazione e ha sollecitato una risposta immediata dal governo.

Durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, ha sottolineato la necessità di affrontare questo problema da diversi fronti. Mentre l’implementazione di soluzioni tecniche come il “parental control” è certamente una mossa nella giusta direzione, Roccella ha evidenziato che la formazione e l’informazione sono ancora carenti a livello familiare.

“Abbiamo implementato il parental control”, ha affermato Roccella, “ma c’è una mancanza di formazione e informazione della famiglia in proposito”. È un messaggio che riconosce che, nonostante gli sforzi normativi e tecnologici, il vero cambiamento deve iniziare a casa.

Sebbene la scuola possa svolgere un ruolo nell’educare i giovani sui pericoli di Internet, è la famiglia che ha, come ha detto Roccella, un “compito insostituibile”. Questo compito non solo riguarda la supervisione e la limitazione dell’accesso a contenuti dannosi, ma anche l’educazione dei minori sulla navigazione responsabile su Internet e sulla comprensione dei potenziali rischi associati.

Il disagio giovanile causato dall’accesso a contenuti pornografici in tenera età va ben oltre i danni alla salute mentale e fisica. Può influire sullo sviluppo emotivo, sulle relazioni e sulla percezione del mondo. La crisi, come evidenziato dal Dl Caivano, non è solo una questione di accessibilità, ma anche di mancanza di consapevolezza e formazione.

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