Robotica educativa, perché inserirla nella didattica

di Antonietta D'Oria

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Con l’introduzione del PNSD, Piano Nazionale Scuola Digitale (2015), il Miur offre alla scuola strumenti, metodologie e proposte nuove che, negli ultimi anni, hanno cambiato il modo di fare scuola di tanti docenti.

Nell’azione #17 del Piano si legge “Tra le classi di contenuto di tipo “caratterizzante”, ossia che richiamano delle specializzazioni, per l’applicazione e un uso attivo delle dinamiche tecnologiche e online, prevediamo che a tutti gli studenti siano offerti percorsi su:…….il making, la robotica educativa, l’internet delle cose”. La robotica, tra le attività scolastiche, è prevista dalla Direttiva 93 del 30.11.2009 e nel decreto 851 del 27/10/2015 PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale).

Le azioni #4 e #6 del Piano parlano di competenze digitali, di BYOD, di coding e pensiero computazionale.

Tante scuole hanno inserito nelle proprie attività didattiche percorsi in cui è presente la robotica educativa perché è motivante, innovativa e coinvolgente. Se ben inserita e adattata a percorsi e progetti trasversali e interdisciplinari, diventa un grande strumento di apprendimento e di inclusione. Oggi sul mercato sono presenti diversi strumenti adatti a fare percorsi di robotica a scuola, per qualsiasi fascia d’età: dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado. BeeBot, la linea Lego WeDo, Mindstorm, per fare qualche esempio. E’un’offerta ampia che ha bisogno di essere valutata attentamente dal docente che vuole inserire la robotica nel suo percorso di insegnamento. La conoscenza accurata del prodotto e la sua possibile fruizione è un tassello fondamentale per la buona riuscita del progetto, come il riconoscimento di questi prodotti come strumenti che non cambiano contenuti e obiettivi. Il docente utilizza, in questo modo, una metodologia accattivante che stimola e incuriosisce l’allievo portandolo ai risultati attesi.

Uno degli aspetti più importanti nell’utilizzo di questi strumenti è la programmazione dei piccoli robot come, in alcuni casi, la costruzione. Non è sufficiente accendere il prodotto per farlo funzionare, ma imparare ad utilizzare un linguaggio di programmazione adatto alla fascia d’età dell’alunno. Ogni robot offre opportunità, in modo trasversale, multidisciplinare, in percorsi di continuità, peer learning, peer tutoring, progetti ponte, curricolo verticale, in modo ludico e creativo dove l’alunno può mostrare al meglio le sue capacità. La tecnologia che si mette al servizio della didattica. La robotica aiuta a sviluppare il pensiero computazionale e il problem solving perché “costringe”a ragionare, a risolvere un problema, ad aiutarsi reciprocamente. La correzione dell’errore (debug) diventa automatica, come anche la visione del prodotto finale.

Perché inserire la robotica educativa nella didattica

Perchè la robotica educativa è in grado di porre l’allievo al centro del processo di insegnamento-apprendimento.

Perchè promuove una individualizzazione dell’insegnamento in un processo di inclusione dove lo strumento digitale o il robot viene utilizzato indistintamente da tutti gli alunni della classe e l’inclusione diventa automatica.

Perchè sviluppa il pensiero computazionale e promuove un nuovo ruolo del docente che coordina, guida, sostiene e incoraggia l’allievo.

Perchè sviluppa dinamiche di lavoro in gruppo e di peer-learning anche tra gradi di scuola diversi, nel momento in cui l’attivazione di progetti di continuità verticale porta alla condivisione, alla progettazione e ad attività in cui la presenza dei robottini avvicina ragazzi di età diversa. Il robot diventa qualcosa di cui prendersi cura, che genera attenzione, stupore, curiosità e interesse.

Seymour Papert, matematico sudafricano, ideatore della robotica educativa e teorico del “costruzionismo” sostiene che “l’apprendimento è una costruzione piuttosto che una trasmissione di conoscenze ed è reso più efficiente quando è parte di un’attività, come la costruzione di un prodotto significativo”.(Papert)

Quando parliamo di robotica parliamo di coinvolgimento, motivazione, curiosità, scuola “attiva” e laboratoriale dove il ragazzo apprende facendo e giocando (learning by doing).

La voglia di apprendere nasce là dove la motivazione e la curiosità entrano in gioco…

Robotica educativa nella scuola primaria e dell’infanzia – CUBETTO

Robotica educativa nella scuola primaria e dell’infanzia – Lego We Do

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