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Rivalutazione anticipata delle pensioni a settembre, vediamo gli importi

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Per fare fronte al rincaro dei prezzi si parla insistentemente di una rivalutazione anticipata delle pensioni a settembre con il decreto Aiuti bis.

Il Governo vuole tutelare i pensionati e con il decreto Aiuti bis potrebbe anticipare la rivalutazione delle pensioni prevista per gennaio 2023. Nessun nuovo bonus da 200 euro nel decreto, quindi, ma un aiuto concreto che è destinato ai pensionati e uno sgravio contributivo ulteriore per i lavoratori dipendenti.

Questo allo scopo di aumentare il potere di acquisto di stipendi e pensioni e dare reddito aggiuntivo a tutti.

Rivalutazione delle pensioni in anticipo

Solitamente a gennaio c’è una rivalutazione delle pensioni tenendo conto dell’inflazione registrata nei 12 mesi precedenti. Riconoscendo, tra l’altro, ai pensionati anche gli arretrati della differenza della rivalutazione provvisoria e quella definitiva.

Ma la rivalutazione delle pensioni sull’inflazione 2022 potrebbe arrivare già a settembre e la cosa adeguerebbe fin da subito le pensioni al costo della vita. Ma in questo caso sarebbe riconosciuta dal secondo semestre 2022 e, a settembre, potrebbero arrivare anche gli arretrati a partire dal mese di luglio. Ovviamente per avere certezza di questa notizia è necessario attendere la pubblicazione del decreto Aiuti bis ma possiamo dire con certezza che l’aumento, sia che avvenga a settembre ma anche se si dovrà attendere gennaio, sarà seza dubbio consistente.

I dati attuali sull’inflazione, infatti, confermano che l’aumento delle pensioni più basse ( fino a 2000 euro) sarà dell’8%, per le pensioni di importo tra 2000 e 2500 euro del 7,2%, per importi superiori del 6%. Questo significa che per pensioni da 1000 euro l’aumento sarà di ben 80 euro al mese. Con un riconoscimento di 240 euro a settembre, che comprenderebbe anche gli arretrati di luglio e agosto. La stessa percentuale spetterebbe anche a chi percepisce l’assegno sociale e la pensione di invalidità che lieviterebbero di circa 35 euro il primo, e di circa 25 euro la seconda.

Il Governo, per non pesare troppo sulle casse dello Stato, in ogni caso potrebbe procedere anche ad una rivalutazione parziale riconoscendo un importo minore

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