Ritratto dell’alunno modello. Lettera

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Inviata da Giuseppe Bruno – L’alunno modello di oggi è molto attento a ciò che dice il Suo Insegnante, ma sa anche giudicare sei il suo insegnante dice cose corrette o no, ovviamente non tanto sugli aspetti più squisitamente tecnici della disciplina, ma sui suoi inevitabili risvolti che coinvolgono l’attualità.

Ovviamente è sensibile al problema ecologico e conosce bene le tesi spot di Greta e compagne/i, quindi se per caso avesse come insegnante un Rubbia sarebbe subito pronto a correggerlo. Ovviamente è sensibile al problema dell’immigrazione e
conosce bene le tesi spot dominanti e quindi se per caso l’insegnante fosse un Ricolfi sarebbe subito pronto a correggerlo.

Ovviamente è sensibile a tutti i temi relativi al contenimento della Pandemia, considera i no vax pericolosi pazzi sovversivi e ciarlatani i medici delle terapie domiciliari e se per caso avesse un Mangiagalli come insegnante lo correggerebbe. Ovviamente è convinto che bloccare la legge Zan sia stata quasi una sciagura, comunque un passo indietro verso l’affermazione dei diritti civili nel nostro Paese e se per caso avesse un Flick come insegnante lo correggerebbe. E così si comporterebbe a scuola. Figuriamoci a casa.

Un modello di questo alunno modello è quel ragazzo di sedici anni che ha denunciato i genitori che non lo facevano vaccinare, ottenendo giustizia dal Tribunale. Ma più piccoli sono più modello sono. Si, sembra che Rousseau stia vincendo la sua battaglia: più piccolo è il cucciolo d’uomo, meno corrotto è dalla civiltà o meglio dalla famiglia, quindi più vicino “naturalmente” alla verità per quella “naturale innocenza” che ogni bambino appena nato possiede (in barba anche al peccato originale). O forse – da un altro punto di vista – più pronto ad obbedire all’autorità suadente che gli lava dolcemente il cervello dalla mattina alla sera. Mentre i genitori si sa non hanno certo il tempo per fare questo tipo di lavaggi, ci vuole infatti tempo
e pazienza e mezzi e i genitori in questa battaglia oggi sono per forza perdenti perché non hanno né tempi, né pazienza né, soprattutto, mezzi; e poi anche loro, diciamoci la verità, sono i primi ad essere così dolcemente quotidianamente “lavati”.

Ma se però leggiamo le “Indicazioni” e gli “Orientamenti”, cioè quei “libri dei sogni” ( per carità più che legittimi !) che hanno sostituito ormai da anni i programmi scolastici ci accorgiamo che questi alunni modello in realtà dovrebbero essere gli ultimi della classe. Già, perché più ci addentriamo nella dittatura suadente dei nostri giorni più ci allontaniamo dallo spirito fortemente democratico che permea ancora, proprio perché nati in tempi in cui le forze politiche volevano tutte più
partecipazione, le suddette “Indicazioni” e i suddetti “Orientamenti”. Allora infatti si voleva che, parafrasando Morin, l’alunno “imparasse a imparare”, il che implica che non sia l’adulto di turno a dirgli cosa deve imparare e come lo deve imparare, ma a dargli gli strumenti per imparare in modo personale critico e creativo ciò che deve imparare. Il che significa che, per esempio, sul clima dovrebbe come minimo sapere non solo quello che urla Greta e i suoi coreografici coetanei (che certo ha una sua fonte rispettabile), ma anche cosa pensa delle sue tesi un Rubbia, uno Zichichi e altri 500 scienziati di tutto il
mondo che non hanno solo contestato le tesi mainstream, come sbrigativamente qualche vestale della classe dominante ha sui media sentenziato, ma hanno chiesto un ampio e serio confronto che finora non è stato accettato.

E sull’immigrazione non sarebbe forse il caso di non ripetere sdolcinatamente fino alla noia anche a scuola frasi evangeliche molto serie e gli “snobismi multiculturali”, contribuendo ad alimentare nei fatti un mercato di “manodopera” al novanta per cento illegale ed ascoltare, invece, altre campane che guardano il problema nella sua globalità senza concessioni alla politica più forte, per cercare una vera, magari difficile, soluzione. E così sul ddl Zan. Forse una lettura della legge confrontata con i principi della Costituzione sarebbe stato e sarebbe ancora – invece che l’incontro con Zan sfacciatamente di parte
organizzato da qualche scuola perché senza contraddittorio – un modo attuale e concreto di fare vera educazione civica. E infine per ultimo il problema della Pandemia la cui gestione governativa per forza autoritaria – come ha giustamente tra le righe affermato un uomo di sinistra come Fassina – poiché non ci sono certezze scientifiche, ma i politici devono far finta che ci siano per non scatenare il panico, alimenta ogni giorno una elevata diseducazione civica proprio nelle scuole dove si dovrebbe invece fare l’esatto contrario. Ed è forse proprio da qui che parte più determinata che mai questa tragica ondata di diseducazione.

Perché quando per mezzo dell’educazione delle nuove generazioni si vuol raggiungere un obiettivo preciso troppo vicino, troppo specifico e troppo di parte, come in questo caso l’adesione delle masse alla campagna vaccinale, lo studente modello diventa di colpo non più chi dimostra di aver “imparato ad imparare”, come vogliono le nostre “Indicazioni” e i nostri “Orientamenti”, secondo la lezione di Morin, ma chi ha imparato quell’unica lezione da quell’Unico Grande Maestro. Ancora una volta un appello: pima che sia troppo tardi, lasciamo la scuola fuori dalla “politica”.

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