Ritorno in classi affollate, vetuste e senza aeratori con 150mila docenti precari, per Anief è un paradosso: lasciamo i posti scoperti pur avendo il personale, con i fondi Pnrr priorità non centrate

WhatsApp
Telegram

Anief non fa mai affermazioni a caso: per la scuola italiana i supplenti rimangono “la spina nel fianco”. Lo scrive stamane La Repubblica, ricordando che ci sono “cinque i concorsi avviati dal 2020, dall’infanzia alle superiori, ordinari e straordinari, dedicati alle materie scientifiche”, ma poi alla fine “su 94.130 posti autorizzati dal Mef, alla fine meno del 50% sarà coperto” con le immissioni in ruolo.

Per questo il quotidiano titola che “la scuola riparte con 20 miliardi di euro” dal Pnrr, “ma in cattedra ancora 150mila precari”. La quasi inutilità dei concorsi si deve all’elevato “tasso di bocciature con le selezioni a quiz”, con “cattedre scoperte al Nord e domanda che non si incrocia con l’offerta degli aspiranti docenti, soprattutto del Sud, graduatorie esaurite nelle discipline scientifiche e non solo. L’aggravante è che a subire le spese maggiori di questa situazione saranno gli alunni disabili: “due terzi dei posti non di ruolo sono proprio sul sostegno. Agli alunni più fragili manca ciò di cui hanno bisogno e diritto, continuità didattica e figure professionali specializzate, per colpa delle università che ne formano pochi”.

 

Le nere previsioni del giovane sindacato, quindi, erano corrette. Ed è uno dei motivi per cui Anief manifesterà a Roma il 30 a Roma. “Riteniamo fumo negli occhi le disposizioni prese dal ministero dell’Istruzione in vista del nuovo anno scolastico – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, perché se ci lasciamo sul groppone ogni anno almeno 70-80mila posti in deroga su sostegno e chi governa la scuola continua a fare finta di nulla, anzi sostenendo che si opera per il bene degli alunni, di cosa stiamo parlando? Perché non si cancellano i posti in deroga per i docenti specializzati su sostegno? Perché non assume in ruolo da Gps anche da cattedra comune? Perché non si forma su sostegno senza numero chiuso ed in base alle necessità dei territori, piuttosto che alle disponibilità casuali degli atenei? Perché si ignorano le richieste che giungono dal Comitato europeo dei diritti sociali e dalla Corte di giustizia della UE, che dicono basta alla reiterazione dei contratti a termine? Perché si torna in classe in aule vetuste, piccole, con troppi alunni e senza aeratori meccanici?”.

 

“La realtà – prosegue Pacifico – è che in Italia si continua ad assumere e licenziare come se i precari fossero delle pedine da spostare come meglio si crede sulle scuole dove servono e con stipendi fermi a 1.300 euro, perché se evidentemente, agli occhi di chi governa, queste persone se lavorano già è tanto. Anche se hanno la laurea, l’abilitazione, l’idoneità all’insegnamento, la specializzazione e hanno pure vinto uno o più concorsi, non cambia nulla. Lasciamo i posti scoperti e i docenti precari a vita”.

 

“Anche quando l’Europa porta oltre 15 milioni, con il Recovery plan, riusciamo a dirottare quei fondi su tutto, meno che su quello che serve prima di tutto: il dimezzamento del numero di alunni per classe, il ritorno alla scuola precedente al dimensionamento Gelmini-Tremonti, l’incremento sostanzioso degli organici, a partire dai territori dove imperversano abbandoni e valutazioni negative. Tra un mese si torna alle urne, speriamo davvero che chi arriverà a formare il nuovo Governo si renda conto che così non si può andare avanti e che la scuola non può essere sempre messa in ballo quando ci sono da centrare i pareggi di bilancio”, conclude il sindacalista Anief.

WhatsApp
Telegram

“Come compilare il nuovo pei pagina dopo pagina”. Corso tecnico/pratico di Eurosofia a cura di Evelina Chiocca, Ernesto Ciracì, Walter Miceli