Ritorno in classe, sicurezza sui mezzi pubblici di trasporto. Lettera

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Inviata da Giusi Paladino – La scuola, con la sua chiusura da febbraio per l’emergenza sanitaria, ha subito una profonda ferita che molti stanno cercando di curare. Presidi, docenti e personale ATA stanno lavorando anche nei mesi estivi per permettere di riaprire tutti gli istituti scolastici in piena sicurezza. E’ un lavoro impegnativo fatto di misurazioni, di controlli degli spazi, di spostamenti di arredi, previsioni e di ordinativi di nuovi banchi.

L’intenzione del mondo della scuola è di accogliere la fumana degli studenti che ogni mattina lasciano la sicurezza delle loro case per raggiungere le scuole che devono essere luoghi altrettanto sicuri. Non si vuole più la didattica a distanza così impersonale e lontana dai bisogni degli alunni che devono stare in aula con compagni e docenti.

La riapertura delle scuole è un progetto complesso e che per la sua piena attuazione richiede la collaborazione di molte parti. Occorre che gli enti locali si assumano le loro responsabilità dando alle istituzioni scolastiche spazi ulteriori là dove questi siano insufficienti ed è necessaria una riflessione profonda sul tema dei trasporti che devono attuare delle politiche nuove e al passo con le nuove esigenze imposte dal distanziamento sociale.

Se gli alunni sono al sicuro nelle loro case e nelle istituzioni scolastiche lo devono essere altrettanto quando si spostano da un luogo ad un altro e finora non ci sono le premesse perché ciò accada.

L’assessore regionale ai Trasporti del Veneto, Elisa De Berti, il 7 maggio in seconda commissione ha dichiarato che con l’inizio del nuovo anno scolastico il distanziamento di un metro potrebbe rendere impossibile garantire il servizio di trasporto. Le soluzioni proposte sono: “riorganizzare l’orario scolastico su cinque giorni e togliere ai Dirigenti scolastici la possibilità di modificare i ponti in base alle rispettive esigenze”.

Secondo la normativa vigente, tutti gli autobus hanno una capacità ridotta del 50%. L’assessore alla viabilità e Traffico del comune di Verona, Zanotto, ha dichiarato il 16 giugno che alle condizioni date non può essere garantito un servizio puntuale ed efficiente. Le soluzioni proposte dall’assessore sono due: differenziare i turni di ingresso e uscita degli istituti scolastici e proseguire a settembre con la didattica a distanza per metà della popolazione scolastica.

Si tratta di due soluzioni impraticabili per motivi diversi: la prima comporterà dei grossi problemi organizzativi per le famiglie, la seconda in aggiunta ai problemi organizzativi comporterà un proseguimento di una didattica che non è voluta da nessuno e che determinerà ancora di più delle disuguaglianze fra gli alunni.

Queste sono le voci politiche che si occupano di trasporti nel veneto e a Verona. Le soluzioni proposte non sono adeguate al particolare momento che stiamo vivendo. Le famiglie devono essere informati su questi passaggi fondamentali per il mondo della scuola che rischia di vedere vanificati gli sforzi di questi mesi per garantire la ripartenza per tutti gli alunni a causa di una politica locale che non sta organizzando i trasporti nella maniera adeguata. Se gli alunni arriveranno a scuola compressi negli stessi autobus di prima e con le stesse corse, in cui il distanziamento è impossibile, potrebbero entrare a contatto con possibili soggetti positivi. La logica conseguenza sarà la comparsa di focolai, un contagio incontrollato, la chiusura della scuola e la ripresa della didattica a distanza.

Di fronte ad una situazione di emergenza non si può più ragionare con la logica del risparmio e della razionalizzazione delle risorse. Occorre ribaltare i vecchi schemi tenendo sempre come faro i principi costituzionali che impongono alla politica a tutti i livelli di salvaguardare il diritto allo studio e il dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno raggiungimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini.

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