Ritorno in classe, petizione per andare a scuola anche a giugno e luglio: “Il nostro calendario scolastico segue il ciclo del grano. Una pausa estiva così lunga moltiplica le disuguaglianze”

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La pausa estiva italiana, la più estesa in Europa, sta diventando una preoccupazione crescente. Per 14 settimane, milioni di studenti restano lontani dai banchi di scuola.

Ciò non solo provoca una perdita di competenze ma amplifica anche le disuguaglianze, favorendo l’abbandono scolastico tra chi proviene da contesti meno privilegiati. Le conseguenze si estendono alle famiglie, che si trovano a gestire impegni lavorativi e di cura, spesso con le madri a pagarne il prezzo più alto.

Da qui nasce l’iniziativa di WeWorld, un’organizzazione impegnata da 50 anni nella tutela dei diritti dei minori e delle donne, e del duo Mammadimerda. Loro hanno lanciato la petizione “RISTUDIAMO IL CALENDARIO. Un nuovo tempo scuola NON è più RIMANDABILE”, al fine di spingere verso una riforma educativa che consideri veramente le esigenze di bambini, bambine e famiglie.

Il motivo di una pausa così lunga ha radici storiche. “Il nostro calendario scolastico segue il ciclo del grano”, afferma Francesca Fiore di Mammadimerda, rivelando che questa pratica, sebbene storica, non si allinea più alle esigenze contemporanee. La pressione che il sistema scolastico italiano pone sugli studenti è nota. Con carichi di lavoro intensi e poco tempo per il relax, molti studenti vedono la scuola come un fardello.

Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld, sottolinea un altro problema: “Una pausa estiva così lunga moltiplica le disuguaglianze”. Infatti, non tutti hanno accesso alle stesse opportunità durante l’estate. Quando la scuola è chiusa, molte risorse diventano inaccessibili, penalizzando i più vulnerabili.

La petizione, che può essere firmata sul sito di WeWorld e su change.org, chiede due modifiche principali:

  1. Mantenere le scuole aperte in giugno e luglio con attività extra, rivedendo le pause annuali.
  2. Introdurre obbligatoriamente il tempo pieno dai 3 ai 14 anni in tutte le scuole.

Le proposte sono parte di un approccio più ampio che mira a modernizzare il sistema scolastico italiano, rendendolo più compatibile con le esigenze delle famiglie moderne e sostenendo, al contempo, l’empowerment femminile. La riforma è essenziale: è tempo di agire per un futuro migliore per i nostri studenti e le loro famiglie.

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