Ritorno in classe, parla un ex medico scolastico: “Non so quanto potremmo essere utili non potendo fare diagnosi”

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Tutti o quasi chiedono il ritorno del medico a scuola. Una figura che è stata soppressa una ventina di anni fa, ma mai, come in queste settimane, è stata invocata. All’Adnkronos interviene un ex medico scolastico che racconta la sua esperienza all’interno di una scuola.

Ecco il racconto di Laura Bertolotti, che ha lavorato come medico scolastico in scuole materne dell’hinterland milanese per una decina d’anni, dal 1986 al 1996.

“Avevo l’attività di consultorio e andavo nelle scuole materne come medico scolastico. E’ stata un’esperienza molto positiva per quei tempi – dice la dottoressa che oggi ha 61 anni e una maxi famiglia di  7 figli e già 10 nipoti – Misuravamo periodicamente altezza e peso dei bambini, li sottoponevamo al test della vista e potevamo cogliere  alcune patologie al loro esordio. Intercettavamo la tendenza al  sovrappeso o all’obesità. Problematiche che venivano segnalate ai genitori, ai quali poi si chiedeva anche conto del fatto che avessero  portato effettivamente i figli dal medico o dall’oculista per un  riscontro”.

Altro valore aggiunto: l’aiuto nella lotta ai detestati pidocchi: “L’infestazione era più controllata di adesso. Quando ero nelle scuole – ricorda – avevo al mio fianco una figura che non era proprio un’infermiera: la vigilatrice d’infanzia, che non esiste più come in  passato. Andava ciclicamente nelle scuole a controllare i bimbi e  comunicava a casa ad esempio l’eventuale presenza di pidocchi. La mamma, il giorno dopo, doveva passare dal consultorio alle 8 prima di portare il bambino a scuola, e lì la vigilatrice verificava che il trattamento avesse avuto successo”.

Tutto è cambiato da quando, spiega Bertolotti, “la pediatria di base  ha assunto questi compiti con le visite filtro”, per le quali i camici bianchi dei bimbi vengono retribuiti. “E in Italia penso che funzioni  molto bene, rispetto a Paesi in cui questo servizio non raggiunge  tutti così in forma gratuita. Forse oggi questo tipo di prevenzione da parte del medico scolastico sarebbe un doppione. Ha avuto un grande  significato a quei tempi”.

In chiave anti-Covid-19 rispolverare il  medico scolastico “sinceramente non so quanto possa essere utile, non potendo fare diagnosi. Non credo aggiungerebbe niente”, riflette.

La dottoressa ricorda d’altro canto l’importanza di un camice bianco a presidiare le scuole. “Io lavoravo in zone di periferia, dove c’erano bimbi magari poco seguiti, con genitori che lavoravano e l’assenza di un humus familiare a far loro da sostegno. In questi contesti il  medico scolastico aveva un ruolo importante”.

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