Ritorno in classe, l’infettivologo Cacopardo: “Test sierologici utili solo in parte, ecco cosa farei per la riapertura delle scuole” [INTERVISTA]

Mascherina sì o mascherina no, la misurazione della temperatura va effettuata a casa o a scuola? I test sierologici per docenti e Ata dovevano essere obbligatori? Sono tante le domande che si pongono le famiglie in merito al ritorno in classe previsto per settembre. 

Per capirne di più, ad Orizzonte Scuola interviene il professore Bruno Cacopardo, direttore dell’Unità Operative delle Malattie Infettive all’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania.

Professore Cacopardo, giusto che i test sierologici per docenti e Ata siano volontari?

“Innanzitutto dobbiamo specificare cosa significa test sierologico. I test danno alcune informazioni che dal punto di vista epidemiologico sono parziali. La sierologia dà la segnalazione della presenza di anticorpi nel sangue e dell’avvenuto contatto con il virus, ma non è indicativo della presenza attuale del virus. Noi possiamo trovare anticorpi anche in un soggetto che ha ancora il virus presente, possiamo non avere anticorpi in individui che hanno avuto contatto con il virus o che hanno ancora il virus e non hanno sviluppato gli anticorpi. Come si può intuire, la casistica è molto varia. Lo studio sierologico si presta più a considerazione in ambito sierologico che effettivamente preventivo. Il test sierologico darà un’idea precisa solo se viene svolto in maniera massiva, cioè se l’adesione al test sarà elevata e darà l’idea di quante persone sono entrate in contatto con il virus. Non dà, però, l’idea della portata del virus all’interno di una classe o di una scuola. Per questo è necessario il tampone. Il test sierologico ha valore di screening, avrebbe senso se si facesse uno screening sierologico di massa in una scuola e si ripetesse ogni 30-60 giorni.  Questo potrebbe dare più senso su come il virus ha circolato all’interno della scuola”.

Lo farebbe pure per gli studenti?

“Un’adesione debole su base volontaria farebbe perdere qualsiasi significato allo screening. Io lo farei pure per gli studenti. C’è uno studio molto interessante in ambito universitario sulla realtà americana e quello che emerge è che non solo è importante uno screening per i docenti, ma lo è pure per gli studenti per valutare al meglio la circolazione del virus”.

Altro argomento su cui si è infiammato il dibattito è quello dell’utilizzo della mascherina. Cosa ne pensa a riguardo? Andrebbe messa in qualunque caso in classe?

“C’è poco da essere d’accordo, io le rimarco che per combattere il virus in classe sono fondamentali tre elementi: utilizzo della mascherina, distanziamento e disinfezione delle mani, già questo terzo elemento, all’interno delle classi, è molto più importante e decisivo. Occorre un lavaggio ripetuto delle mani, occorre, laddove si può, il distanziamento (almeno un metro). Solo laddove il distanziamento non è previsto allora entra in scena la mascherina per evitare che due persone si possano trasmettere il virus. L’uso della mascherina non deve essere continuativo per le 4-5 ore, ma deve essere effettuato qualora le persone entrino in contatto, immagino ad esempio negli spazi comuni o nei momenti di aggregazione come la ricreazione. L’utilizzo della mascherina potrebbe quando la comunità intera la mette, un utilizzo non massivo ha poco significato. Se io indosso la mascherina e lei no, rischiamo, ma se la indossiamo tutte e due il rischio è quasi azzerato. In definitiva, in classe se c’è distanziamento non la metterei obbligatoria, per gli spazi e momenti comuni sì”.

Purtroppo, però, non tutte le scuole sono a posto dal punto di vista degli spazi…

“Sì, questo può essere un problema, senza ombra di dubbio. Il distanziamento è importante, al massimo si potrebbe distribuire meglio l’orario, pensando, ma è solo un’ipotesi, anche a doppi turni o allo sdoppiamento delle classi, ma in quel caso sarebbe opportuno anche un aumento dell’organico. Se riusciamo a mantenere le distanze, possiamo evitare di tenere la mascherina, so quanto sia complicato tenerla per 4-5 ore”.

Sulla misurazione della temperatura, invece, cosa si dice. Più corretta effettuarla a scuola?

“Io non credo molto nella misurazione della temperatura, per tutta una serie di fattori. Innanzitutto la misurazione della temperatura è artificialmente modificabile e poi perché la maggior parte dei casi di circolazione del virus è affidata agli asintomatici anche tra gli studenti che sono giovani e immunologicamente competenti. Con la misurazione della febbre si vede solo la punta dell’icerberg della circolazione dell’infezione. La misurazione della temperatura non servirà a contenere il virus. Io non la misurerei, ma se proprio fossi costretto lo farei all’ingresso a scuola”.

Lo scenario di marzo con un lockdown nazionale è ancora attuabile? O, al massimo, ci saranno solo chiusure in ambito locale?

“Se fossimo arrivati ad avere casi zero stabilmente per tutta l’estate sarei stato molto più tranquillo e saremmo rientrati con molta serenità. Invece, purtroppo, questo non è accaduto. Il virus, per tutta una serie di ragioni, è ancora circolante anche per via della temperatura, del sole, della stagione estiva avrebbe dovuto ridursi sensibilmente. Il Covid-19 sta ancora circolando e immagino che ci sarà una risalita dei contagi quando si tornerà a scuola. Il mio auspicio è che il virus mantenga quella forma di debolezza che pare stia avendo, debolezza che però non è ancora stata evidenziata da studi scientifici. Ci sono meno casi importanti, ma non detto che ce ne siano di meno nelle prossime settimane”.

Lockdown nazionale è da escludere?

“Sì, il lockdown nazionale, per tutta una serie di fattori, è da escludere. Non sarebbe nemmeno produttivo perché le attività devono riprendere. Dal punto di vista delle scuole, beh, bisogna riprendere perché con la didattica a distanza si è fatto poco e non è modo di intendere l’insegnamento. Il rischio zero, al momento, non è auspicabile. Bisogna ridurre al massimo la possibilità di far circolare il virus, ma questo è possibile solo con un profondo cambiamento della scuola dal punto di vista strutturale e dinamico. Lo screening scolastico è importante, senza dubbio, è lo effettuerei anche mediante i tamponi tramite campionamento. C’è uno studio americano che rivela come il campionamento sugli studenti universitari con tasso di RT superiore dà risultati soddisfacenti per la lotta contro il virus.

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