Ritorno in classe, le Regioni allo scontro con il Governo: “Dad non solo per le zone rosse. Rivedere i criteri per la sospensione delle lezioni”

WhatsApp
Telegram

Rivedere i criteri e le competenze sulla sospensione delle attività didattiche in presenza nelle scuole. È quanto le Regioni chiederanno al Governo con l’intenzione di non limitare esclusivamente alle zone rosse la possibilità per i governatori di emanare ordinanze sulla sospensione delle lezioni in presenza.

Il documento, nato da una proposta della regione Campania, sarebbe già pronto e avrebbe anche ottenuto l’appoggio di gran parte dei governatori.

Emiliano precisa: “Nessun documento è stato approvato”

”La Conferenza delle Regioni non ha preso alcuna decisione, né approvato alcun documento sulla ripresa
dell’attività didattica nelle scuole o sui criteri delle ordinanze”. Così il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, che oggi ha presieduto la riunione.

”Sono stati affrontati – spiega Emiliano – nell’ambito di una discussione generale diversi temi legati all’esigenza di rendere più efficace la collaborazione fra il governo e le Regioni e ciascuno ha potuto liberamente esprimere il proprio pensiero rispetto a diversi aspetti che caratterizzano tale rapporto. Ma non è stata tratta – conclude Emiliano – alcuna conclusione dal dibattito rispetto al quale abbiamo invece deciso un approfondimento ulteriore in una prossima riunione della Conferenza delle Regioni”.

Cosa succede attualmente

Le Regioni non possono più decidere autonomamente sulla chiusura degli istituti scolastici, a meno che non si sia in presenza di situazioni “di eccezionale e straordinaria necessità” o in zona rossa così come stabilisce la legge n.133/2021 che, all’articolo 1 comma 4, chiarisce in quali precisi ed eccezionali casi i presidenti di Regione, i sindaci o comunque gli amministratori locali possono derogare al vincolo della scuola in presenza ricorrendo alla DaD generalizzata in interi territori.

Citiamo testualmente: “I presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i sindaci possono derogare alle attività in presenza, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”.

Inizialmente il decreto legge prevedeva la possibilità di intervento delle Regioni anche in zona arancione, ma in fase di conversione in legge del provvedimento, il riferimento alla zona arancione è stato soppresso. 

Il decreto Natale, decreto legge 24 dicembre 2021 n. 221, conferma la scuola in presenza fino al termine dello stato di emergenza, prorogato al 31 marzo 2022.

Per consentire lo svolgimento in presenza dei servizi e delle attività didattiche in presenza e per prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, fino al 31 marzo 2022, termine di cessazione dello stato di emergenza, sono adottate, in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, e nelle università, le seguenti misure minime di sicurezza:

  • è fatto obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, fatta eccezione per i bambini di età inferiore ai sei anni, per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso dei dispositivi e per lo svolgimento delle attività sportive;
  • è raccomandato il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro salvo che le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano;
  • è fatto divieto di accedere o permanere nei locali scolastici e universitari ai soggetti con sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37,5°.

Ritorno in classe, in Sicilia si torna il 13 gennaio. Floridia: “Bene così”. Malumore tra i sindaci. I sindacati bocciano la decisione

WhatsApp
Telegram

ASUNIVER e MNEMOSINE, dottorato di ricerca in Spagna: cresci professionalmente e accedi alla carriera universitaria con tre anni di congedo retribuito