Ritorno in classe, l’allarme di una preside: “Molti studenti vivono con ansia le dinamiche del gruppo classe, ma non si può vivere nel web”

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Scuola in presenza o scuola on line? Valentina Soncini, dirigente scolastico a Monza, all’agenzia di stampa SIR, affronta l’interrogativo “che tiene in sospeso” le realtà connesse al sistema formativo nazionale.

“L’improvvisa mancanza dell’esperienza della scuola, nella sua normalità e ovvietà, ne ha messo in luce la bellezza e l’importanza per ogni persona e per il sistema paese”. Le linee guida del ministero per l’anno scolastico 2020-2021 “indicano la scelta di far tornare a scuola. Sul rientro gravano però tanti interrogativi: ci saranno gli spazi per garantire il distanziamento sociale? I mezzi di trasporto pubblici avranno servizi per tutti? Ci saranno risorse di personale per garantire vigilanza e sanificazione? Si dovranno fare i turni tra classi a casa e classi a scuola? La didattica a distanza garantirà a tutti la medesima offerta formativa? Ci saranno fondi sufficienti per curare tutte le esigenze?”.

Quali sono i rischi da fronteggiare circa la ripresa, a settembre, delle lezioni? Soncini ne indica tre.

Anzitutto “il rischio di vivere paurosamente un contatto giudicato troppo ravvicinato. Il Comitato tecnico scientifico ha dato la sua soluzione con le ‘rime buccali’ (un metro di distanza da bocca a bocca) in situazione statica. La paura del contagio trova alimento anche in comportamenti antisociali che inducono adulti e giovani a starsene a casa. Purtroppo molti studenti vivono con ansia le dinamiche del gruppo classe, la Dad (didattica a distanza) è stata per loro una via d’uscita. Ma non si può vivere sempre nel web”.

Secondo: “Un altro pericolo è quello di vivere con leggerezza le situazioni, di fare come sempre stando senza mascherina, senza sanificare le mani, senza curarsi del contagio possibile”.

Terzo: “Un’altra tipologia di interrogativi si annida nella mancanza di volontà o forza politica a tutti i livelli, nel voler veramente agire come sistema per modificare in meglio il mondo della scuola (più sicurezza edilizia, più igiene, più vivibilità, più qualità didattica…). Non mancano nelle linee del ministero sopra richiamate le sollecitazioni per sviluppare quel modello dell’autonomia, prefigurato in modo lungimirante dalle linee del Regolamento dell’autonomia del 1999, mancano le risorse di personale e di finanziamenti. Dare alle scuole i mezzi per digitalizzarsi è una conquista, ma oltre ai pc servono i docenti”.

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