Ritorno in classe, la ministra Bonetti: “Sforzo enorme dei docenti per garantire didattica. Valorizzare il loro lavoro” [INTERVISTA]

La ministra della Famiglia, Elena Bonetti, a Orizzonte Scuola, traccia un primo bilancio della sua attività di governo.

La ripartenza della scuola è al centro dell’agenda politica. Il tema è importantissimo e dal ritorno in classe ordinato di docenti e studenti dipende molto anche della stabilità del governo Conte. Martedì la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha tenuto un appassionato discorso alla Camera dei Deputati in cui ha difeso il suo operato e tracciato le linee guida per le prossime, difficili, settimane. Spazio anche alla vicenda riguardante gli asili nido e, in generale, all’istruzione per la fascia 0-6. Presto arriveranno nuove indicazioni anche per i più piccoli.

Anche la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, si è spesa molto, durante il periodo di lockdown, per quanto riguarda le proprie competenze: centri estivi, congedi parentali, rete educativa, assegni familiari. A Orizzonte Scuola l’esponente di Italia Viva fa il punto in vista della ripresa delle lezioni.

Ministra Bonetti, la scuola è davvero pronta per il ritorno in classe degli studenti a settembre?

“È stata pronta ad affrontare l’emergenza in primavera, con uno sforzo enorme dei docenti per garantire agli studenti il diritto all’educazione in un anno scolastico drammatico. Dovrà esserlo anche a settembre, garantendo a tutti – studenti, docenti, personale,  famiglie – le condizioni che permettano il rientro in presenza. Siamo tutti  chiamati a fare la nostra parte: se c’è una lezione che la pandemia ci ha dato è che l’educazione è un bene primario per il Paese. La scuola lo è, in tutte le sue componenti”.

Le scuole le avrebbe riaperte a maggio? Il governo ha fatto davvero tutto il possibile?

“Chiudere le scuole non è stata una decisione presa a cuor leggero. Lo ha rimarcato la ministra Azzolina e posso dire in coscienza, da matematica, che i dati di realtà  del contagio lo avevano reso necessario. Si trattava,  davanti all’emergenza, di dare priorità alla salute delle persone tutelando il diritto maggiormente a rischio per tutta la comunità nazionale. Ma sappiamo bene cosa ha significato in termini di conseguenze. Il partito di cui faccio parte, Italia Viva, da subito ha proposto di utilizzare il tempo del lockdown per investire nell’edilizia scolastica, per riammodernare le aule e costruirne di nuove. Il tema resta ancora una priorità sul tavolo e crediamo sia uno dei punti su cui all’Italia serve un’accelerazione, un “piano shock” che parte dai diritti dei ragazzi”.

Secondo lei, invece, è giusto che un maestro della scuola dell’infanzia guadagni meno di un professore?

“Mi lasci dire che, in generale, è tempo di mettere a tema un adeguamento degli stipendi in tutto il mondo della scuola. È un punto a mio parere non più rimandabile. Venendo alla sua domanda, credo che la questione sia retaggio di una cultura adultocentrica, che anche nell’educazione assegna minore importanza al mondo dell’infanzia. Ricordo spesso che i primi mille giorni di vita, così come quelli successivi, sono cruciali per l’apprendimento dei bambini. È lì che si creano le prime sacche di disuguaglianza e di povertà educativa spesso poi incolmabili, e quando questo non accade è proprio grazie all’opera delle maestre e dei maestri. È grande la loro responsabilità e va valorizzata. Naturalmente, ad essa è correlata la necessità di avere profili professionali di alto livello”.

Si è spesa molto anche per le scuole paritarie. Quanto sono importanti per l’istruzione soprattutto nella fascia 0-6?

“Sono fondamentali. I nidi in Italia sono un numero ampiamente insufficiente  a coprire la domanda educativa, per questo abbiamo inserito in legge di bilancio un fondo per la costruzione di nuove strutture e la riqualificazione. Senza le paritarie quei primi mille giorni di vita, cui prima ho accennato, oggi resterebbero drammaticamente trascurati, e questo rende gli istituti paritari una garanzia di pari opportunità nel nostro Paese. Non possiamo permetterci perdite nell’offerta educativa:  dall’inizio dell’emergenza ho assunto su questo fronte un impegno preciso e sono soddisfatta che l’importanza del sistema scolastico pubblico sia stata colta. Credo sia necessario valutare la questione avendo bene in mente questo diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi. Altrimenti, perdiamo di vista l’obiettivo e ancora una volta sacrifichiamo i diritti dei più giovani alle logiche spesso divisive e improduttive del mondo adulto. Tutta la scuola pubblica, statale e paritaria, concorre insieme a rispondere al diritto all’educazione, e tutta va sostenuta”.

Si è spesa molto anche per i centri estivi, ma c’è da riscontrare, comunque, una serie di contagi. Lo avevate messo in conto?

“Con gli Enti locali, Comuni, Province, Regioni e la Società Italiana di Pediatria abbiamo lavorato perché si potesse ridare a bambini e ragazzi quel diritto alla socialità e alla relazione che la chiusura del Paese aveva, di fatto, interrotto. Era doveroso farlo, avevamo preso un impegno e ci siamo riusciti. Ma il virus è ancora in circolazione, lo sappiamo tutti. E resta fondamentale in questa fase  il rispetto di tutte le regole che ci siamo dati per contenerlo”.

Il ruolo della famiglia, durante la pandemia, è stato cruciale per i bambini. Si porranno interrogativi per la ripartenza. Come volete tutelare i nuclei familiari in vista di settembre?

“Le famiglie, lo dico spesso, si sono dimostrate la rete di sicurezza del nostro Paese. Con la chiusura delle scuole ho ritenuto di chiedere subito l’introduzione di congedi parentali straordinari e di un sostegno per le spese di babysitting e per i centri estivi. Allora si è trattato di un’emergenza, ma le famiglie vanno accompagnate nei loro bisogni reali e sostenute in maniera strutturale, perché possano svolgere il ruolo sociale che la Costituzione riconosce loro. La pandemia ha reso evidente la necessità di dotarsi al più presto di quel  piano per le politiche familiari che il Paese non aveva mai avuto. Non è un caso che il primo atto approvato dal Consiglio dei Ministri per la ripartenza dopo il lockdown sia stato il Family Act. Che rimette al centro i bambini e le loro famiglie, sostiene le spese educative, incentiva il lavoro femminile, riforma i congedi parentali, promuove il protagonismo dei giovani e delle giovani coppie.  L’approvazione unanime alla Camera del primo pezzo del Family Act, l’assegno unico e universale per ciascun figlio dalla nascita fino all’età adulta, è il segno di una  politica che ha preso coscienza della centralità delle famiglie. Non si torna più indietro”. 

Come ministra per le Pari Opportunità ha promosso un bando da 2 milioni di euro per le materie Stem da promuovere tra bambine e ragazze. Un ottimo punto di partenza, cosa c’è altro in serbo nei prossimi mesi?

“La matematica e le materie Stem sono il linguaggio che abiliterà i nostri ragazzi a cittadini del futuro.  È una sfida culturale grande, anche sul piano delle pari opportunità. Non è accettabile che le ragazze restino escluse da quei nuovi lavori che sempre più chiederanno competenze scientifiche, come non è immaginabile, ad esempio, un’intelligenza artificiale pensata e progettata solo da uomini. Questa consapevolezza, che ho condiviso anche con i Ministri dell’Istruzione e dell’Università e la Ricerca, è uno degli elementi portanti del documento di proposta elaborato dalla task force “Donne per un Nuovo Rinascimento” per la ripartenza, e intendo tradurre in proposta educativa tutte le sollecitazioni contenute nel documento. Sono strade che in questo tempo è necessario percorrere per garantire a  ragazze e ragazzi l’accesso ad un futuro possibile per tutti. È il tempo di liberare le energie inespresse del Paese, e la scuola è la casa delle pari opportunità”.

Quali sono le prossime iniziative in cantiere del suo dicastero per quanto riguarda la scuola?

“Oltre il tema stem, che è centrale, sono diverse le direzioni su cui collaborare con i Ministeri dell’Istruzione e dell’Università e la Ricerca nell’ambito delle deleghe che mi sono state affidate. Penso al contrasto del bullismo e cyberbullismo e della violenza domestica, ma anche alla valorizzazione del femminile. Lo scorso 8 marzo lo abbiamo dedicato alle donne che per prime hanno aperto una strada nella storia, abbiamo chiamato quella campagna “La prima donna”. Mi piacerebbe che in tutta l’Italia dessimo presto avvio a un grande percorso di ricerca di quelle storie di donne, ancora sconosciute, che nei territori hanno aperto una strada nuova. Sono certa che i nostri studenti potrebbero restituire al Paese una consapevolezza inedita sulle donne, che aspetta solo di essere portata alla luce e finalmente diventare valore per tutte e tutti. C’è una rigenerazione possibile in questi tempi così complessi, ripartire da un protagonismo nuovo delle donne e dei giovani. Che questa prospettiva di opportunità nuove, più giuste ed eque, possa nascere dalla scuola è l’ulteriore conferma che l’educazione è davvero, ancora una volta, la sorgente di tutte le nostre speranze”.

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