Ritorno in classe, il pediatra Villani: “I docenti hanno competenze e professionalità per fare bene” [INTERVISTA]

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Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e responsabile Unità Operativa di Pediatria Generale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, a Orizzonte Scuola, parla del rientro in classe a settembre.

Focus sulla situazione della scuola primaria e su quanto potrà accadere per docenti e studenti.

La scuola, in particolare quella primaria, è preparata per il ritorno a settembre?

“La scuola italiana è in sofferenza da lustri. Gli edifici scolastici risalgono in gran parte a prima della nascita della Repubblica Italiana. Negli anni è stato eroso il patrimonio umano e professionale, docente e non docente. La scuola italiana è riuscita miracolosamente ad adempiere ai suoi compiti in periodi “ordinari” grazie all’impegno di chi vi lavora. La pandemia da SARS-CoV-2 è una emergenza che ha paralizzato il mondo e che evidenziato, non solo in Italia, carenze, fragilità, ritardi, in particolare nella sanità e nell’istruzione. Ancora una volta sarà necessario un “miracolo” per organizzare, al meglio e in sicurezza per tutti, la riapertura della scuola. E’ una sfida impegnativa che sarà possibile vincere solo se tutti, in particolare gli studenti e le loro famiglie, saranno rigorosi nel rispetto delle regole: 1) distanziamento fisico; 2) usa della mascherina di comunità dove e quando indicato; 3) lavaggio frequente delle mani”. 

I docenti, in particolare, come devono approcciarsi in vista del ritorno in classe?

“Anche per i docenti valgono le comuni regole che da mesi abbiamo instaurato e dovremmo avere imparato a rispettare. Il ruolo dei docenti è particolarmente importante anche nell’insegnare i comportamenti corretti. Tutti dobbiamo imparare a vivere in una diversa e nuova “normalità”. Gli esami di stato in presenza, tanto contestati da molti e andati meglio delle più rosee previsioni, sono stati la dimostrazione che, nel rispetto rigoroso delle regole, è possibile vivere la scuola in presenza. Dovranno essere adottate delle modalità d’insegnamento innovative e compatibili con le diverse situazioni che si verranno a trovare, ma chi lavora nella scuola ha la professionalità e le capacità per fare bene”.

Lei ha parlato di sostegno psicologico per i docenti per la ripresa di settembre, può darci ulteriori info?

“Come tra gli operatori sanitari, anche nel mondo della scuola molti professionisti, già sottoposti a importanti carichi di lavoro e di responsabilità, potrebbero trarre grande utilità nell’avvalersi di un sostegno psicologico qualificato”. 

Come sarà possibile mantenere il distanziamento sociale nella scuola dell’infanzia e della primaria con i bambini molto più vivaci rispetto alle superiori?

“Chi conosce bene i bambini sa che sono in grado di rispettare le regole molto meglio degli adulti. Spiegando in maniera credibile e convinta l’importanza del distanziamento fisico, l’uso intelligente e corretto delle mascherine di comunità, insegnando un nuovo “galateo” dei rapporti rimarremo tutti piacevolmente sorpresi dalla grande “resilienza” dei bambini. Come per la raccolta differenziata dei rifiuti, saranno i bambini a “educare” i genitori e gli adulti ai comportamenti virtuosi, anche nel corso di questa emergenza sanitaria”.

L’età media dei contagiati si è abbassata, teme una risalita dei contagi per settembre con la riapertura delle scuole. Lei le avrebbe riaperte anche a maggio?

“L’Italia ha dimostrato al mondo intero di aver saputo gestire una situazione drammatica, difficilissima e imprevedibile in maniera esemplare. Quanto sta avvenendo in altri Paesi (USA, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi, Brasile, Israele, ecc.) è la dimostrazione di quello che poteva accadere anche da noi se non fossero state adottate le misure, inizialmente contestate in Italia e derise all’estero (poi in realtà imitate), di contenimento della diffusione del SARS-CoV-2. L’epidemiologia di maggio non consentiva l’apertura delle scuole: farlo sarebbe stato pericolosissimo. A fine agosto, inizio settembre è auspicabile che l’epidemiologia consenta la riapertura delle scuole e, al momento, questo sembrerebbe possibile. L’Italia ha dimostrato di saper adottare le decisioni più opportune per la tutela della salute individuale e collettiva: questo avverrà anche in futuro”.

Una delle indicazioni che hanno fatto più discutere riguarda la misurazione della temperatura che deve essere fatta a casa. Molti si chiedono se sia davvero una misura efficace. Cosa può dirci a riguardo?

“Gli italiani, grande popolo, hanno, tra i loro limiti maggiori, la scarsa considerazione del proprio valore, delle proprie capacità, dell’incredibile e sistematica abilità di trasformare situazioni difficili in opportunità. Pochi avrebbero scommesso sulla capacità degli italiani di restare a casa per settimane e che avrebbero rispettato, nella stragrande maggioranza dei casi, le regole per il contenimento della diffusione dl coronavirus. In realtà gli italiani sono stati esemplari. Per questo ritengo che la stragrande maggioranza dei genitori rispetterà le indicazioni, misurerà la temperatura ai propri figli e contribuirà a una corretta gestione di questa terribile pandemia. In Italia il diritto alla salute e il diritto all’istruzione sono garantiti, gratuitamente. Si tratta di enormi privilegi presenti in pochissime altre parti del mondo. Se lo Stato, che da tantissimo, chiede aiuto nella gestione, che non può che essere comune, della pandemia da SARS-CoV-2, è doveroso moralmente ed eticamente che ognuno faccia la sua parte, anche nel misurare la temperatura. Molto importante per il rispetto delle regole sarà la reintroduzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica, studio fondamentale per avere cittadini ancora migliori”.

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