Ritorno in classe, Bianchi: “Non è solo un problema del governo. Il Cts non è Voldemort e io non sono Harry Potter”

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Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, interviene a La Repubblica, durante un evento organizzato dal quotidiano. Il ministro risponde alle domande della giornalista Ilaria Venturi e a quelle poste dagli studenti presenti in sala.

“La scuola italiana è in cammino.  Non è che il ritorno in presenza è un problema solo del governo: tutti dobbiamo lavorare per tornare alla normalità. Io me ne sto già occupando, voglio che se ne occupino anche gli altri, voglio che lo facciamo assieme, dobbiamo insistere, condividere, sostenere il ministro per tornare ad una scuola in presenza che sia una scuola di affetti. Va fatto insieme, io ci sono ma dovete esserci anche voi”.

Poi aggiunge: “La scuola deve essere il motore della ripartenza del Paese. Occorre riportare la scuola al centro della nostra comunità, l’istruzione deve essere al centro della vita collettiva. La pandemia non è finita, siamo attentissimi. Ci vuole, quindi, un di più di responsabilità da parte di tutti”.

Sul ritorno in classe: “Puntiamo ad avere una scuola più aperta, in cui intercultura non sia solo integrare l’altro, ma anche acquisire la capacità di muovermi verso di lui. La sto facendo la battaglia per tornare in presenza a settembre, è quella che faccio giorno e notte da quando sono arrivato. Ognuno qua ha una responsabilita. Il Cts non è Voldemort e io non sono Harry Potter. Loro stanno facendo analisi, ma ci sono responsabilità diverse che bisogna assumersi. Mi impegno in questa battaglia: io la faccio ma dico anche a tutti facciamola insieme. In questi mesi ci sono state tante cose belle. Dobbiamo scambiare di più le esperienze, dobbiamo scambiarle e farle diventare patrimonio di tutti. Ci sono esperienze bellissime, vanno fatti scambi in tutto il paese, il tema della ricucitura del paese è il principale. Serve una scuola affettuosa, ma per questo non bastano i computer occorrono le persone. Bisogna investire in formazione”.

Sull’Erasmus: “Tutte le esperienze di Erasmus il più anticipate possibili sono fondamentali, e dobbiamo creare le
opportunità perchè siano disponibili e accessibili a tutti, ma da lì a renderle obbligatorie è un’altra storia: non devi andare in un altro Paese perchè sei obbligato, ma perchè sei formato, devi avere la disponibilità ad incontrare l’altro”.

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