Ritorno in classe, fino a 50mila docenti e ATA supplenti in più: quando le nomine

di Andrea Carlino

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Più docenti per affrontare la fase 2 della scuola. Questo è quello che chiedono le Regioni e i sindacati e il Ministero dell’Istruzione vedrà di accontentarli, ma non sarà facile.

Un miliardo in più per la scuola. Questo è quello che ha ottenuto la ministra dell’Istruzione in vista di settembre. Entro metà luglio potrebbe arrivare lo stanziamento dei fondi previsti. Con il miliardo si andrebbe a sopperire alla mancanza di organici. Sono già decine di migliaia, quest’anno, le supplenze annuali su cattedre vacanti. Adesso che sarà necessario raddoppiare l’organico si dovrà correre ai ripari, ma potrebbe anche non bastare.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel corso della conferenza stampa tenuta con il premier Giuseppe Conte, venerdì scorso, è stata chiara: “Con i nuovi stanziamenti ci saranno fino a 50mila assunzioni a tempo determinato”.

Il Ministero dell’Istruzione dovrà capire come garantire le 50 mila assunzioni in deroga, necessarie per sdoppiare le classi e far fronte a orari di servizio più ampi (ad esempio il docente di riferimento deve essere presente anche durante le attività extrascolastiche come teatro o sport). Quasi sicuramente i 50mila supplenti arriveranno dopo l’inizio della scuola previsto per il 14 settembre.

I nuovi supplenti si affiancheranno a quelli per coprire le immissioni in ruolo che non andranno a buon fine e agli incarichi temporanei che ci trasciniamo dagli anni precedenti. In totale, i supplenti all’inizio del nuovo anno scolastico potrebbero superare le 200mila unità.

Il quadro è davvero particolare e cambia non solo da regione a regione, ma alle volte perfino da città a città.

Secondo le ultime indiscrezioni l’idea sarebbe quella di intervenire sul fabbisogno di ogni singola istituzione scolastica autorizzando le supplenze sui posti disponibili per ogni scuola.

Dopo un’iniziale ricognizione con gli enti locali anche alla luce delle stringenti disposizioni previste dal Comitato tecnico scientifico, ogni ufficio scolastico regionale dovrà indicare quanti docenti sono necessari per ogni area regionale, successivamente si andrà a capire il fabbisogno per ogni singola scuola in base a orari e disciplina.

Per adesso, però, si tratta solo di uno dei tanti scenari a cui stanno lavorando i tecnici ministeriali.

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