Ritorno in classe, gli studenti: “Chiudere non risolve il problema. Pronti a mobilitarci”

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Le scuole non riapriranno il 7 gennaio. Era ampiamente prevedibile, visto l’andamento spaventoso della pandemia in molte regioni e visto che nessuna misura è stata presa, da settembre ad oggi, per permettere alle scuole di non chiudere“.

In un momento così critico per il Paese – dichiara Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – assistiamo ad una discussione in cui la scuola viene utilizzata come bandierina per reclamare le proprie ragioni e denunciare i torti degli altri senza però identificare delle vere soluzioni”.

Abbiamo chiuso le scuole in autunno con praticamente le stesse condizioni epidemiologiche attuali e oggi ci troviamo alla vigilia di un’appuntamento che esiste solo in funzione di dimostrare all’opinione pubblica che l’Italia è pronta e che andrà tutto bene, senza però aver minimamente posto le basi per risolvere gli stessi identici problemi che avevamo a settembre e a dicembre“.

Studentesse e studenti “sono stanchi di essere merce di scambio e arma impropria nel dibattito politico. Si tratta dell’ennesima beffa: in un quadro totalmente privo di organizzazione, senza strumenti e senza una minima idea di che ruolo dovrebbe ricoprire la scuola in una fase così delicata, si rincorrono lottizzazioni e rimpasti invece di concentrarsi sul garantire a tutte e tutti di poter andare a scuola“.

Siamo di fronte ad una classe politica culturalmente impoverita, ad un ministero inadeguato, senza titolarità e commissariato e ad un governo in rotta di collisione che rischia di schiantarsi e che perde credibilità ogni giorno di più. Siamo ancora in attesa del tavolo per il confronto sui fondi del Next Generation EU promesso a dicembre dalla Azzolina. Intanto come sindacato studentesco continueremo a vigilare e a denunciare la situazioni critiche: siamo pronti a mobilitarci se la situazione non dovesse cambiare e se non dovessero arrivare delle risposte adeguate” conclude Allegretti.

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