Ritorno in classe Friuli Venezia Giulia, il prefetto Valenti: “Tutto pronto dal 22 dicembre”. Il presidente Fedriga: “Manteniamo il 50% in questo periodo”

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Le scuole secondarie di secondo grado del Friuli Venezia Giulia sono pronte per il rientro in classe dal 1° febbraio, dopo le prime settimane dell’anno vissute in DaD. Il prefetto di Trieste ha assicurato che il piano scuola è già pronto, mentre il Governatore Fedriga i vita a mantenere cautela nella riapertura.

I piani per il rientro in classe” degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado “sono pronti dal 22 dicembre. Tutti coloro che dovevano mettere in campo le azioni conseguenti al piano hanno avuto il tempo per farlo e immagino che lo abbiano fatto. Ho avviato ieri un giro di telefonate, di consultazioni, per capire se ognuno ha fatto la propria parte“.

Lo ha detto il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, parlando, a margine di un incontro, del riavvio delle lezioni in presenza per gli studenti delle scuole superiori che in Friuli Venezia Giulia è previsto per lunedì.

I presidi, ha puntualizzato, “devono recepire l’indicazione del piano e lo devono condividere con gli studenti“, mentre “la Regione attraverso la società di gestione” del tpl “deve implementare le corse e acquisire i mezzi aggiuntivi. Attività che per le vie brevi mi risultano avviate“. 

Esiste, ha precisato, il rischio che si creino nuovi focolai nelle scuole di ogni grado, “bisogna tenerli sotto controllo e garantire il tracciamento“. Ma “vedo che nelle regioni in cui si è avviato il rientro scolastico le cose stanno andando abbastanza bene, sono fiducioso che si possa tenere sotto controllo“. 

Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, invita però a mantenere la gradualità: “I principi di precauzione che stanno attuando molte scuole, di tenere il 50% in presenza e non il 75%, è utile in questo periodo: stiamo vivendo una diminuzione di contagi, non rischiamo di far riprecipitare tutto. Mi sono preso la responsabilità di tenere la dad fino a fine gennaio, ma penso sia servito e i numeri lo dimostrano“. 

E’ stata una decisione che ha imposto “sacrifici” agli studenti, “ma si lamentano meno – ha concluso Fedriga – e sono più responsabili di qualche adulto che ho incontrato“.

 

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