Ritorno in classe, è allarme in Emilia Romagna: mancano 17mila docenti, inevitabili le classi pollaio

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A quaranta giorni dall’inizio della scuola in presenza, dopo lo stop imposto dall’emergenza Covid-19, “in Emilia-Romagna la situazione è preoccupante”.

Al suono della prima campanella “a settembre mancheranno 17.565 insegnanti per raggiungere l’organico di fatto del corrente anno scolastico di 57.435, pari al 30,58% dei posti scoperti. Oltre il 60% dei docenti in servizio sul sostegno sarà privo di specializzazione” e per raggiungere il numero adeguato, per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo (Ata) “dovranno essere assunti 4.107 lavoratori”.

Questo è il quadro tracciato dai sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola Fsur, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Fgu Unams sul personale impegnato nelle scuole della regione. Organico, proseguono, “al quale andrebbe aggiunto il fabbisogno per affrontare l’emergenza Covid-19 che, secondo una nostra stima, dovrebbe essere incrementato almeno del 10-15%”.

In Emilia-Romagna, quest’anno, si registra un “centinaio di studenti in meno, un calo irrilevante rispetto all’anno scorso quando erano 548 mila, mentre le risorse attribuite in organico per la copertura del personale – aggiungono – non sono sufficienti a costituire classi normo-dimensionate. Se non verranno urgentemente prese decisioni coerenti in termini di investimenti per edifici scolastici, trasporti, spazi, le misure fai da te a costo zero saranno inadeguate a garantire il diritto allo studio degli studenti a partire dai più piccoli e dai più fragili”.

Oltre a chiedere quali siano gli investimenti messi in campo da viale Aldo Moro ed enti locali, i sindacati chiedono di essere coinvolti nei confronti sulla ripresa della scuola: “Siamo impegnati per la ripartenza, ma non intendiamo assecondare strade che non prevedano stanziamenti aggiuntivi”.

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