De Luca: “Due settimane di respiro erano importanti per contenere i casi”. L’avvocato che ha vinto il ricorso: “Non ha senso ragazzi a casa e poi al centro commerciale”

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“Il Tar ha concesso la sospensiva rispetto alla richiesta del Governo e ha fissato per il 22 febbraio la discussione in collegio. Per il 22 febbraio sarà cambiato il mondo”.

Così il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, commentando il decreto del Tar Campania con il quale è stata sospesa l’efficacia dell’ordinanza che prevedeva il rinvio al 29 gennaio della didattica in presenza per asili, elementari e medie.

Ritorno in classe, il Tar sospende l’ordinanza della Regione Campania. Scuole aperte già da martedì 11 gennaio. TESTO ORDINANZA [PDF]

“I due punti forti su cui si è basata la richiesta di sospensiva sono questi – spiega De Luca – la regione non è in zona rossa, il Governo nei suoi decreti ha messo in campo tutte le misure necessarie per contenere il Covid. Rispetto alla zona rossa io credo che una Regione non sia obbligata ad aspettare di arrivare prima in zona rossa, cioè prima alla drammatizzazione del contagio, per prendere misure preventive. Noi da sempre abbiamo una linea diversa: riteniamo che le decisioni si debbano prendere prima che sia esploso il problema, non quando è esploso. Per quanto riguarda le misure previste dal Governo, mi sembrano tutte virtuali e in larga misura inattuabili, a cominciare dai tracciamenti e dalla garanzia da dare ai presidi e conseguentemente alle famiglie di tranquillità”.

De Luca ha ribadito che “siamo tutti per la scuola in presenza, ma non tutti condividiamo la necessità di parlare un linguaggio di verità. Per partire dalla realtà, per quella che è, e tutelare davvero e non per finta la salute dei nostri bambini”. 

E ancora: “Ho trovato la conferenza stampa di Draghi insopportabilmente demagogica. Ha parlato per mezz’ora insieme con il ministro della Pubblica istruzione contro la didattica a distanza generalizzata che non ha chiesto nessuno in Italia. Ha scelto un obiettivo di comodo per parlare per mezz’ora candidandosi anche lui a iscriversi nel club degli sfondatori di porte aperte. Chi gliel’ha chiesta la didattica a distanza?”

Poi spiega: “Ho trovato sconveniente che non ci sia stata un risposta di merito al problema limitato posto dalla Regione Campania”.

De Luca ha affermato che con le misure contenute nella sua ordinanza, sospesa dal Tar Campania, erano
previste per la scuola “due settimane di respiro, limitate alle elementari e alle medie, per organizzarsi al meglio. Oggi avremo scuole nelle quali i bambini sono senza mascherina, perché le Ffp2 nel frattempo non sono arrivate, e mi dicono che i bambini delle elementari sono stati costretti a stare in classe con le finestre aperte, i cappotti addosso e i cappelli in testa”.

“Si sarebbe dovuto parlare di questo. La mia sensazione è che siamo chiamati tutti a dire, da qui all’elezione del Presidente della Repubblica, che in Italia va tutto bene, che l’economia è aperta, le scuole sono aperte e viviamo nel migliore dei mondi possibili. Io penso che la lettura della situazione dell’Italia debba essere meno pacificata e un po’ più ragionevole”.

L’avvocato che ha vinto il ricorso: “Non ha senso chiudere le scuole con i centri commerciali aperti”

“Non aveva senso chiudere le scuole e tenere aperti i centri commerciali e le palestre: sono d’accordo con il presidente del Consiglio dei Ministri la didattica a distanza può determinare diseguaglianze e va adottata solo in presenza di criticità reali”.

Così Giacomo Profeta, l’avvocato che ieri, insieme con il collega Luca Rubinacci, si è visto accogliere dal Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, il ricorso contro l’ordinanza della Regione.

“Parlo da padre, prima che da avvocato, – aggiunge Profeta – mi faceva veramente male vedere i miei ragazzi costretti davanti al monitor per la Dad e poi, una volta finite le lezioni, davanti alla console dei giochi”.

“La presidenza del Consiglio dei Ministri – aggiunge – si è preoccupata di disporre stringenti norme anti contagio in accordo con il Comitato Tecnico Scientifico e, comunque, come hanno dimostrato le festività natalizie, i ragazzi possono contrarre il virus anche e soprattutto fuori dalle scuole”.

Infine, un piccolo aneddoto: “Appena la notizia dell’accoglimento si è diffusa sui media – ammette l’avvocato Profeta – mi sono dovuto sorbire la reprimenda dei miei figli: ‘non potevi farti i fatti tuoi?'”

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