Ritorno in classe, c’è chi dice no alla Dad: “Vergognoso che siano presidi e docenti a chiederla”

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La richiesta di oltre 2mila presidi di interrompere la didattica in presenza e organizzare le lezioni in Dad fa discutere. C’è anche chi è contrario.

Come il caso del preside Squillace del liceo Volta di Milano: “Vedere i dirigenti scolastici chiedere di fermare le scuole mi rattrista e, francamente, mi fa vergognare”, afferma al quotidiano “Il Giorno”.

Poi aggiunge: “Un anno fa di questi tempi protestavo, insieme a tanti, contro i governatori che a ogni accenno di impennata dell’indice Rt venivano colti da riflesso pavloviano e, per far vedere che facevano qualcosa, chiudevano le scuole spedendoci tutti in Dad. Personalmente ritengo la scuola un servizio fondamentale, essere noi a chiedere di tornare in didattica a distanza significa aver introiettato l’idea della marginalità e della facile sostituibilità del nostro ruolo”.

Sull’argomento interviene il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso: “Giusto ascoltare i lavoratori tutti, giusto però anche ascoltare le famiglie degli studenti che non ne possono più della didattica a distanza. In particolare le mamme ed i papà degli studenti disabili, oltre 300.000 in Italia, che a causa della Dad hanno perso tutte le conquiste, tutti i progressi ottenuti grazie al lavoro svolto dai propri insegnanti di sostegno. Di loro non parla nessuno, ma al Ministero sappiamo bene come difendere il loro diritto allo studio e all’inclusione, lo abbiamo dimostrato con la circolare del 12 marzo 2021 che difenderemo come conquista di civiltà e tutela dei diritti dei più deboli. Il Governo deve aiutare le regioni e agire immediatamente con un maggiore tracciamento, con le mascherine ffp2 e con gli impianti di aerazione, per garantire ai lavoratori della scuola maggiori condizioni di sicurezza. Le risorse ci sono, serve condivisione e volontà politica”.

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