Ritorno in classe, Bianchi: “Fatto un enorme lavoro durante l’estate”

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“Pensiamo al Recovery Fund, la scuola è in emergenza da 20 anni e il Paese spaccato, non possiamo più aspettare”. Così l’economista Patrizio Bianchi a “La Stampa”.

“Non era scontato riaprire il 14 settembre, credo che sia stato fatto un enorme lavoro durante l’estate. I problemi – dice ancora – sono tanti e adesso li affronteremo, vengono da anni di tagli. Negli ultimi giorni ci si è concentrati sulle mascherine e sui banchi perché rappresentavano proprio la necessità di riaprire ed è vero che mancano i supplenti, ma succede ogni anno. Come ha detto il presidente della Repubblica ritengo importante che non ci si divida su questi argomenti”.

Mentre sulla spaccatura tra nord e sud per quanto riguarda la ripresa delle elezioni, “è un dato evidente che una parte dell’Italia inizi una settimana dopo: tutto il Sud, tranne il Molise, con la Sicilia che ha aperto soltanto le superiori, è in ritardo. Il Mezzogiorno vive difficoltà strutturali che vanno messe in primo piano nel Recovery plan”.

Un gap tra le due aree del Paese che, aggiunge Bianchi, “riguarda l’abbandono degli studi, la differenza nelle capacità di apprendimento e le strutture. Tutto ciò ha pesato sulla ripartenza e influisce sulle condizioni in cui si trova la scuola. Quindi non  possiamo mancare l’opportunità che ci offre il Recovery Fund, per non sbagliare dobbiamo fare quegli investimenti che consentano al Paese di fare un salto”.

Per Bianchi serve “un investimento massiccio in educazione, nell’edilizia e contro la dispersione scolastica. Siamo ultimi in Europa per le competenze digitali, bisognerà impegnare delle risorse
su questo tema. Non riguarda solo i ragazzi ma anche gli adulti, è un problema di reskilling di tutto il personale. Ai nostri docenti dobbiamo dare competenze e strumenti adeguati. Il digitale non è soltanto lo streaming”, conclude, ma anche “coding”, la tecnica di progettazione informatica”.

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