Ritorno in classe a settembre, Anief: situazione di emergenza, assumere precari con procedura concorsuale riservata

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comunicato Anief – Invocato da Regioni, Comuni e Province per rispondere alle indicazioni del Comitato scientifico sul rispetto del distanziamento sociale nelle classi pollaio italiane, si è svolto l’incontro in video-conferenza con il presidente del Consiglio sulla ripresa delle attività scolastiche a settembre.

Anief ha indicato al premier dove reperire i fondi utili: si tratta di almeno 12 miliardi dei 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund perché la salute di tutta la comunità educante deve essere considerata alla pari dell’emergenza sanitaria.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “in questo modo si recupererebbero i dieci miliardi tagliati negli ultimi anni di tempo scuola, plessi cancellati, sedi di dirigenza e di personale. E si sbloccherebbe l’assunzione di 150 mila docenti, da raggiungere con le nuove graduatorie di istituto ad agosto per ottemperare alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti relativi all’abuso dei contratti a termine, oltre che per stabilizzare altri 40 mila lavoratori precari tra personale Ata, educativo e Dsga facenti funzione: una misura peraltro necessaria per gestire anche igienizzazione, senza più colpevolizzare insegnanti, presidi e amministrativi sullo stato di insicurezza dei nostri edifici”.

Il Governo continua ad operare per far tornare in classe in sicurezza a settembre oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila lavoratori della scuola: durante l’incontro del 4 giugno tra il presidente del Consiglio ed alcuni ministri, tra cui quello dell’Istruzione, con gli enti locali, le parti sociali e le associazioni, Anief era rappresentata dal suo presidente nazionale: “Il lavoro fatto per realizzare il protocollo sulla sicurezza e l’intesa sugli esami di Stato è stato condiviso – ha detto il professor Marcello Pacifico -: abbiamo ricevuto i documenti, quindi va spesa una lancia a favore della ministra Lucia Azzolina e del Governo, perché ha reso partecipe il sindacato dei processi decisionali. Il fatto che oggi siamo tutti qui riuniti significa che il Governo c’è e vuole interloquire con tutte le forze sociali, con la società civile, con le associazioni”.

Il sindacalista autonomo ha detto di avere “studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici: edifici che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”.

“Il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: una eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere una elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni.

Su questo punto, il presidente Anief ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni. È un concetto che porteremo avanti anche con le sigle europee che Anief si accinge ad incontrare in Commissione UE nelle prossime ore”.

Pacifico ha ricordato anche che la spesa per la sicurezza nelle scuole è un investimento: “Per cancellare le classi ‘pollaio’, portando gli iscritti a non oltre 20 per classe, servirebbero 4 miliardi di euro. Poi, giustamente, ne servirebbero altri per il personale: è bene ricordare, a questo proposito, che il 50% dei lavoratori della scuola sono ‘fragili’, perché over 55 anni: c’è quindi un evidente problema di tutela della salute del personale della scuola”.

Gli edifici per evitare rischi epidemiologici, però, li abbiamo: “Riprendiamo e adattiamo quelli dismessi, abbiamo tre mesi di tempo per farlo – ha esortato il leader dell’Anief -. Bisogna quindi intervenire sulla Legge tagli-scuola n. 133 del 2008 che ha imposto il dimensionamento. Infine, bisogna ampliare gli organici: i concorsi sono stati rinviati, ma sull’assunzione dei precari rimane sempre da applicare una sentenza della Corte di Giustizia Ue, quella sul docente Fabio Rossato di qualche anno fa, che ha evidenziato il mancato risarcimento agli insegnanti di ruolo per l’abuso dei contratti a termine: una sentenza che nel rispondere al problema atavico del precariato italiano, che si trascina da vent’anni, dice che occorre una procedura di reclutamento non più aleatoria, incerta e imprevedibile”.

“Ecco perché – ha concluso Pacifico durante il suo intervento di alcuni minuti – serve una stabilizzazione con procedura concorsuale riservata, da quelle graduatorie d’istituto che il Governo ha fatto bene a riaprire e a trasformare in provinciali con il decreto scuola: si potrebbero quindi reclutare i precari da quelle graduatorie, le quali sono dello Stato e prodotte con titoli di studio rilasciati dallo Stato”.

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