Ritorno alle lezioni nelle stesse classi e con meno docenti, ecco perché Anief oggi è in sciopero. Pacifico: vaccinato solo il 20% tra personale e alunni

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“Il Governo negli ultimi mesi è stato sordo rispetto alle richieste di ripartire in sicurezza nelle scuole, di risolvere la problematica del precariato, di valorizzare la professionalità di tutto il personale: per questo motivo, per farci ascoltare, abbiamo deciso di scioperare nel primo giorno delle lezioni, nonostante sia stata una scelta difficile”. È il presidente Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, a spiegare le ragioni dello sciopero di oggi in 10 regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta e nella Provincia di Trento.

Intervistato da Orizzonte Scuola, il sindacalista ha detto che la proteste è stata organizzata per “far capire al governo che in questo momento bisogna fare tantissime cose per garantire la riapertura per tutto l’anno: non è più rinviabile una decisione del governo sullo sdoppiamento delle classi. Abbiamo già assistito alla chiusura di tutte le scuole, alla didattica al 50% in presenza, e la scuola non ha avuto classi diverse, anzi l’organico Covid è pure ridotto rispetto all’anno scorso. Quindi non ci sono le condizioni di sicurezza”.

Secondo Anief il rischio di tornare in dad è altissimo: “tornare alla didattica a distanza sarebbe anche “una dimostrazione dell’inutilità dell’esibizione e dell’obbligo del Green Pass”, dice il suo leader. “Il problema – spiega Pacifico – è che la maggior parte degli studenti non è vaccinata perché under 12. Su 10 milioni tra studenti e personale, solo uno su cinque sarà vaccinato. Allora perché andare a ledere delle libertà fondamentali che anche il Regolamento europeo richiama, cioè di rispettare il diritto alla scelta di ciascuno, senza discriminazioni?”. Per questo, Anief ha dato la possibilità di aderire al ricorso contro l’obbligo del Green Pass imposto al personale scolastico, prevedendo pure un nuovo ricorso rivolto solo al personale universitario.

SICUREZZA NON GARANTITA

Il sindacalista è convinto anche che le battaglie avviate “in tribunale abbiano successo. Noi vogliamo porre l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che non si sta rientrando a scuola in sicurezza, noi siamo responsabili della sicurezza dei lavoratori della scuola”. Il numero uno dell’Anief si sofferma poi sui motivi che hanno portato il sindacato a non firmare il nuovo protocollo sulla sicurezza. “Per coerenza non lo abbiamo sottoscritto perché avevamo chiesto all’amministrazione di fermare le regole al periodo precedente al decreto legge proprio perché sull’obbligo del green pass non c’è stato alcun confronto. Tutto questo tradisce lo spirito del Patto per la scuola, che io stesso ho firmato a nome della Cisal”.

GREEN PASS? NON CI SIAMO

Pacifico dice poi che “non può stare zitto e assecondare la politica di un governo che tradisce i patti che ha firmato: sul precariato le soluzioni del Sostegni bis non risolvono i problemi, sulla mobilità non si trovano le soluzioni sull’assegnazione provvisoria annuale, sull’apertura in sicurezza delle scuole, piuttosto che sdoppiare le classi, si fa la caccia all’untore”. Anief è anche contraria all’estensione dell’obbligo del green pass per i genitori: “Il 5 ottobre ci sarà la Camera del Consiglio del Tar Lazio che deciderà sull’ordinanza urgente, siamo pronti andare in Consiglio di Stato. Contestualmente abbiamo notificato dei ricorsi nei tribunali italiani per capire se esiste questa discriminazione e se deve essere rimossa: nessun cittadino deve essere discriminato e con procedura d’urgenza chiederemo di disapplicare la norma del green pass”.

LE SCELTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE

Anief è anche reduce di un consiglio nazionale, svolto a Roma, dal quale sono scaturite le linee programmatiche della piattaforma sindacale. Dal documento risulta, annuncia Pacifico, che “c’è bisogno di un salario minimo ancorato al costo dell’infrazione, bisogna recuperare l’annualità del 2013 e poi bisogna prevedere aumenti con un tre davanti ai due zeri per tutto il personale. Sempre sullo stipendio consideriamo che sia necessario inserire un’indennità di sede, di incarico e di rischio. Il personale scolastico deve avere l’indennità di rischio biologico come il personale sanitario. L’indennità di sede deve essere invece mutuata dal sistema privato: chi lavora in un luogo diverso dalla propria residenza deve avere un’indennità. Infine l’indennità di incarico è quella che la Cassazione ha riconosciuto ai precari che hanno più di 36 mesi di servizio”.

RINNOVO DEL CONTRATTO E PIÙ ATTENZIONE AGLI ATA

Secondo il giovane sindacato, il rinnovo del contratto deve garantire la parità di trattamento tra personale di ruolo e precario sulla parte giuridica ed economica. “Siamo convinti che vanno levati i paletti sulla mobilità consentendo al personale l’assegnazione provvisoria, mobilità annuale, passaggi di ruolo, passaggi verticali per il personale ATA. E per il personale ATA bisogna cambiare i livelli professionali, fermi al 1988, nonostante nuove mansioni e titoli di accesso. Bisogna attivare i profili AS e C di coordinamento che riguarderebbero 20 mila posti. Bisogna infine riconoscere un assegno specifico per non far sì che gli ATA che dopo 30 anni di carriera passano a Dsga non perdano dei soldi”. Infine, “è necessario riconoscere il burnout per gli insegnanti con una specifica finestra di pensione, che con quota 96 permetta di andare in pensione senza penalizzazioni come i carabinieri o le forze di polizia dello Stato”.

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