Ritorno a scuola, si spinge sui test salivari al posto dei tamponi molecolari. In Trentino verso l’approvazione

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La Provincia di Trento valuta l’inserimento dei test salivari nel piano sanitario di prevenzione ma ancora non c’è il riconoscimento normativo.

I margini di manovra autonoma non sembrano estesi, ma c’è l’impegno provinciale di coniugare il diritto all’istruzione, la scuola aperta in presenza e la continenza delle norme che si vogliono introdurre.

L’assessore all’istruzione Mirko Bisesti, nel corso di un incontro con la Uil Scuola, ha annunciato che lunedì si terrà un appuntamento con autorità sanitarie, dell’istruzione e dei trasporti, la percentuale di capienza degli autobus è infatti strategica per arrivare a garantire la scuola in presenza.

“Visto l’investimento fatto è sicuramente una strada che vogliamo percorrere ma ovviamente non possiamo dare alcuna certezza. Auspichiamo di avere un certo margine di autonomia per poter utilizzare i test salivari, che sono meno invasivi, visto che parliamo sia di studenti che di personale scolastico, ma se saremo pronti a farlo ce lo diranno le nostre strutture mediche in base ai dati sanitari”, dice all’ANSA l’assessore all’Istruzione Mirko Bisesti.

In Provincia autonoma di Bolzano l’uso dei test salivari è ormai consolidato: da qualche mese, infatti, vengono regolarmente somministrati e censiti nel bollettino sanitario giornaliero dell’Azienda sanitaria provinciale.

Da aprile, inoltre, l’Unione commercio turismo servizi Alto Adige offre gratuitamente ai collaboratori la possibilità di eseguire l’autotest settimanale per il Coronavirus direttamente sul posto di lavoro.

Cosa sono i test salivari

I test della saliva posso essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione da SARSCoV-2 qualora non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei, ma vanno utilizzati preferibilmente entro i primi 5 giorni dall’inizio dei sintomi.

Test salivari, cosa sono e come possono essere utile per la scuola: tutto quello che c’è da sapere

I test, che rintracciano il virus direttamente dalla saliva, sono meno invasivi rispetto ai tamponi e sono più adatti a bambini e ragazzi, Per usarli, è fondamentale che abbiano il riconoscimento e la marchiatura CE.

Uno dei test salivari è già stato validato ed è stato utilizzato per una sperimentazione-pilota nel Lazio. Lo scorso ottobre, all’inizio dell’anno scolastico, si sono effettuati test salivari a campione in 5 plessi scolastici su circa 2000 alunni.

Il test è meno invasivo e più adatto ai bambini e ragazzi e anche i tempi sono contenuti.

“Nel progetto campione – spiega Maria Rosaria Capobianchi, direttrice del Laboratorio di virologia dell’Istituto nazionale malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma – i test salivari venivano effettuati nelle scuole al mattino e inviati in laboratorio. Nel caso in cui il test è positivo, viene effettuato per conferma un secondo test, antigenico o molecolare, ma utilizzando sempre il medesimo campione salivare. Entro il pomeriggio si è in grado di avere i risultati definitivi”.

I test rilevano tracce del virus direttamente dalla saliva e, come per i tamponi, si suddividono in due categorie: test salivari molecolari e test salivari antigenici. I primi rilevano il materiale genetico del virus (ovvero la presenza nel campione dell’RNA del virus) e si basano su una particolare analisi (Pcr) effettuabile solo in laboratorio.

I test salivari antigenici, invece, danno un risultato nel giro di una decina di minuti e vanno a rilevare le proteine di superficie del virus SarsCov2 presenti nella saliva. In questo caso, però, la precisione del test è più bassa.

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