Ritorno a scuola, dai trasporti agli orari scaglionati: i problemi in vista

Stampa

Dai trasporti agli orari scaglionati, passando per le competenze digitali dei docenti. tutti i problemi del ritorno a scuola.

Il ritorno a scuola del 7 gennaio resta un vero e proprio rebus: da un lato la volontà politica (principalmente della Ministra Azzolina e del premier Conte) di voler riportate a tutti i costi gli studenti delle scuole superiori in classe. Dall’altro lato, tale volontà si deve scontrare con due fattori: il primo è la probabile terza ondata di covid-19 che a partire proprio da gennaio dovrebbe investire tutta Europa; l’altro fattore riguarda invece il mettere in pratica, su tutto il territorio nazionale, le misure necessarie per non creare problemi di sicurezza. Proprio su quest’ultimo fronte, le criticità sono piuttosto concrete.

Se c’è da ragionare sui trasporti non lo si può fare solo dal punto di vista nazionale, ogni territorio ha le sue esigenze, i tavoli con i prefetti ci aiutano a risolvere le criticità”, ha affermato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina nel corso di una diretta su Facebook. “Inoltre – ha aggiunto – come ministero abbiamo chiesto una corsia preferenziale per la scuola per i tamponi”. E poi l’appello: “Bisogna fare di tutto perché la scuola sia in presenza”.

Giuseppe Conte ha detto: “C’è un grande lavoro per tornare il 7 gennaio con la didattica in presenza. Abbiamo organizzato dei tavoli con i prefetti per cercare di incrociare, rispetto alle realtà locali, i dati dei trasporti e degli orari di entrata e uscita per evitare degli orari di punta”. Tuttavia, secondo il premier “Non possiamo individuare nel settore dei trasporti il focolaio dei contagi, non è stato cosi. E così anche per la scuola”.

Trasporti: l’anello debole della catena

Il vero nodo della questione sono i trasporti: i tavoli presieduti dai Prefetti, anche se sono partiti già in molte regioni, al momento non lascia presagire nulla di concreto: fra conteggio di popolazione scolastica e individuazione di possibili nuove risorse, passando per lo scaglionamento degli orari di ingresso e uscita da scuola, al momento vi è un nulla di fatto. Anzi: già in alcune Regioni l’idea del 75% in presenza non sembra si possa attuare, come ad esempio il Piemonte.

La sensazione è che non saranno poche le Regioni che possano orientarsi in tal senso: lo ha detto anche l’ex sottosegretario all’istruzione Giuliano a Orizzonte Scuola: “Senza un piano serio sui trasporti difficile si possa tornare in presenza”. Sicuro non al 75% come previsto dal Dpcm.

Orari scaglionati? No grazie

Legato al tema trasporti c’è quello orari scaglionati: la maggior parte dei dirigenti scolastici rifiuta tale prospettiva in quanto risulta inapplicabile: non si può chiedere agli studenti di uscire da scuola alle 16 o 17 del pomeriggio e soprattuto: se le corse dell’autobus sono organizzare per lasciare davanti alla scuola gli studenti alle 7,30, che senso ha farli entrare alle 9 o alle 10? In tal senso, servirebbero altre vetture aggiuntive che possano sopperire al problema.

Competenze degli alunni e digitale

Nelle indagini Ocse-Pisa i risultati dei nostri ragazzi, scrive Il Sole 24 Ore, risultano significativamente inferiori rispetto agli altri paesi, non solo nel livello di conoscenze scientifiche-tecnologiche, ma anche nei livelli di cultura generale.

Lo scorso anno, infatti, il 77% dei nostri studenti ha raggiunto un livello di competenze in lettura tale da affrontare (e risolvere) problemi pratici, e appena il 5% sia rientrato nel “top performer”, a fronte di una media Ocse del 9 per cento.

E’ chiaro che le difficoltà di questa situazione emergenziale non fa altro che penalizzare un apprendimento già un po’ compromesso.

C’è da segnalare anche un altro problema: le competenze digitali e informatiche degli insegnanti. Perchè è vero che la didattica a distanza è una didattica emergenziale. Ed è pure vero che rispetto a marzo, le scuole sono più preparate dal punto di vista del digitale già da quest’anno. Ma è innegabile che le competenze digitali degli insegnanti italiani non siano eccellenti, anzi: in base ai dati Ocse, solo i docente su 4 possiede competenze informatiche di base, il che si traduce nella difficoltà di andare a gestire la didattica a distanza. Ecco perchè, sarebbe indispensabile un investimento in formazione anche su questo punto.

 

 

 

Stampa

Il nuovo programma di supporto gratuito Trinity per docenti di lingua inglese