Ritorno a scuola, bus turistici diventano scuolabus d’istituto: la proposta

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Per il rientro a scuola di gennaio il nodo è quello dei trasporti. Ecco allora una proposta per superare i problemi del trasporto pubblico.

Il tema trasporti è sicuramente quello che maggiormente preoccupa in vista del rientro a scuola del 7 gennaio, quando gli studenti di scuola superiore, seppur al 75%, torneranno a fare lezione in presenza.
Ecco perché le Regioni, che hanno già avviato i tavoli di coordinamento con i Prefetti, stanno immaginando soluzioni. Soluzioni suggerite anche dallo stesso Ministero dei Trasporti, ma il tutto dovrà essere calato nella realtà dei singoli territori.
Anche in Piemonte si lavora in tal senso: le scuole secondarie di secondo grado invieranno informazioni sugli spostamenti dei propri studenti, quanti dalla città, quanti da fuori e da dove. Ma serve un piano strutturale che possa essere efficiente in tempo utile ed evitare i problemi del ritorno a scuola di settembre scorso.

Bus turistici come scuolabus: la proposta

Ecco allora che una proposta potrebbe essere anche quella di utilizzare i bus turistici e dirottarli come scuolabus a disposizione degli istituti scolastici. Almeno, questo è il pensiero di Paola De Faveri, preside del liceo Alfieri di Torino e coordinatrice dei dirigenti Uil Scuola, che su La Stampa spiega: “Il piano proposto dalla Regione, che noi non abbiamo visto, prevede dei bus-bolla, con studenti stabili. Di fatto, degli scuolabus. Allora, perché non dare la possibilità alle scuole, che hanno tutte le informazioni sui loro studenti, di organizzarsi?
Quest’anno non faremo viaggi di istruzione – prosegue la dirigente scolastica – le aziende del trasporto turistico sono sul lastrico e sicuramente per il piano trasporti sono previste risorse: gli scuolabus organizzati dagli istituti possono essere una soluzione“. “L’importante è che non si arrivi all’Epifania senza sapere cosa fare“, ha aggiunto.

Entrata a scuola dalle 10? Non è fattibile

La sindacalista ha anche motivato le perplessità, condivise da molti dei colleghi dirigenti in tutta Italia,  in merito agli orari differenziati di ingresso a scuola: “La scuola – osserva Paola De Faveri – non è una fabbrica dove puoi spostare l’orario degli operai e tutto resta uguale. Gli insegnanti in una mattina possono avere un’ora, poi un’ora buca e dopo altre ore di lezione. Se uno dei turni inizia alle 10 è possibile che quell’intervallo diventi di tre ore. Le scuole fin qui hanno segnalato le criticità, che non vuol dire che sono contrarie a modificare i loro piani, dopo di che non hanno più saputo nulla.
E ancora: “L’ingresso fino alle 9 è possibile, 9,15 anche, ci sono scuole già organizzate così, ma le 10 no“.

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