Ritorno a scuola, Bianchi dà i numeri. Ma i sindacati avvertono: non raccontano i problemi delle scuole. Ci convochi per un incontro

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Dopo molta attesa sono arrivati i numeri: il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha fornito in audizione in commissione Cultura e Istruzione della Camera i dati relativi ai contagi a scuola, agli alunni in quarantena e alle vaccinazioni. Ma i problemi restano. Come restano le tensioni con i presidi e le organizzazioni sindacali.

In base quanto emerso dall’audizione di Bianchi e dalla relazione che riporta i dati commentati, le lezioni in presenza rappresentano la tipologia di didattica maggiormente presente fino ad oggi: “Ad oggi, alle 12, con un grado di copertura dell’82% su 374.740 classi,  il 93,4% delle classi sono in presenza. Di questi il 13,1% con attività integrata per singoli studenti a distanza. Le classi totalmente a distanza sono il 6,6%”.

Numeri in positivo della didattica in presenza che Bianchi rivendica con orgoglio, rimandando alle vacanze natalizie il problema vero dei contagi fra gli alunni: I”l picco di contagi è riconducibile quando le scuole sono chiuse. Io ho fornito i dati amministrativi, non ho i dati sanitari. L’impennata dei positivi si è avuto dal 18 dicembre. Noi avevamo fatto una simulazione, sulla base dei dati disponibili, di un raddoppio dei positivi, ma il dato è più basso. Il contagio è avvenuto quando i ragazzi erano a scuola. Hanno avuto contatti familiari, fuori dalla situazione di controllo che si può avere a scuola”.

Anche i sottosegretari commentano i dati esposti da Patrizio Bianchi: “Sono numeri che ci dicono due cose”, spiega Barbara Floridia“La prima: è necessario tenere alta la guardia perché le classi in dad sono effettivamente aumentate ma questo è assolutamente fisiologico visto l’aumentare dei contagi in tutto il Paese. La seconda: tenere le scuole aperte si è rivelata ancora una volta una strategia vincente, come da sempre sostenuto dal Movimento 5 Stelle”.

I dati su contagi, quarantene e didattica a distanza comunicati dal ministro Bianchi confermano che la scelta del Governo di puntare sulla ripresa della scuola in presenza non era un azzardo”, commenta l’altro sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, della Lega.

“Bisogna però continuare a lavorare affinché l’anno scolastico prosegua secondo i programmi, innanzitutto rafforzando rilevamento e tracciamento dei contagi: le strutture sanitarie territoriali sono sotto pressione e non possono evadere tutte le richieste senza un adeguato supporto da parte delle strutture dello Stato. Non lasciamo soli dirigenti scolastici, insegnanti, lavoratori della scuola e famiglie”, prosegue.

I dati forniti oggi da Bianchi sono sembrati anche una risposta ai dirigenti scolastici, in particolare l’ANP, con cui negli ultimi giorni c’era stato un botta e risposta: “Lungi da me l’idea di fare polemiche, però ho sentito in questi giorni proporre come stime che non avevano base numerica. Non vi è dubbio che ci siano problemi differenziati, ma se avessimo ceduto all’idea di una chiusura della scuola avrebbe portato a casa sostanzialmente 6,5 milioni di bambini e ragazzi. La situazione è difficile, e deve essere ancora vinta e possiamo farcela, però avendo la chiarezza dei dati”.

Pronta la risposta del numero uno di ANP, Antonello Giannelli: “Prendiamo atto con soddisfazione dei dati diffusi dal ministro Bianchi, le nostre stime erano diverse in quanto basate sulle continue e costanti comunicazioni dei nostri iscritti, provenienti da tutto il territorio nazionale, che segnalavano l’infittirsi dei casi di contagio”.

E ancora: “Chiediamo che, da ora in avanti, il ministero pubblichi con cadenza settimanale tutte le statistiche necessarie ad avere contezza del quadro generale e che venga drasticamente semplificato il protocollo di gestione dei casi positivi, allo stato attuale del tutto inapplicabile per il collasso dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, nonostante l’immane sforzo di collaborazione sopportato dalle scuole”.

Protocolli e procedure di gestione covid a scuola che dunque dovrebbero essere riviste, perchè, come spiega anche l’ANDIS,nell’ultima settimana, infatti, i dirigenti e i loro collaboratori hanno dovuto lavorare senza tregua, anche in orario serale e festivo, per individuare e tracciare i contagi, sostituire i docenti assenti, reperire i supplenti, attivare la didattica mista, interloquire con le strutture sanitarie, gestire le comunicazioni con le famiglie. Un impegno immane, non riconosciuto, che ha prodotto nelle scuole un disagio non più tollerabile“.

A difendere i dirigenti scolastici scende in campo Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola: “La gestione delle attività scolastiche in tempo di pandemia è oltre modo complessa, ancor più se si assume come obiettivo quello di garantire per quanto più possibile un’attività in presenza il cui venir meno si è tradotto in molti casi in una grave deprivazione del diritto allo studio a danno soprattutto delle fasce sociali più deboli. Un obiettivo da molti condiviso ed esplicitamente dichiarato dallo stesso Governo e dal ministro dell’Istruzione in ripetute esternazioni”.

A proposito di sindacati, anche gli altri segretari non sembrano essere soddisfatti dell’attuale situazione e soprattutto non sembrano soddisfatti del dati forniti dal Ministro alla Camera, chiedendo a gran voce un incontro.

Per la Flc Cgil, “giungono notizie sui dati del contagio fra il personale della scuola e gli alunni a dir poco fumosi e opachi. Dati che comunque, se confermati, sono meno rassicuranti di quanto appaiono: il 6,6% in dad e il 13,1% in ddi per singoli studenti significa che complessivamente ci sono 64.368 classi in modalità a distanza o mista pari al 19% del totale“.

Che l’opacità di questi dati sia un fatto evidente è testimoniato dal fatto che persino gli Uffici Scolastici Regionali pare siano all’oscuro del loro dato regionale: le scuole comunicano la situazione direttamente al Ministero e quest’ultimo non li mette a disposizione dei singoli USR, che in questo modo non possono nemmeno aprire un confronto situazione per situazione, attivando i tavoli previsti dai protocolli regionali“, prosegue il sindacato guidato da Francesco Sinopoli.

Finalmente il ministro Bianchi ha tirato fuori i dati, ma ci sembrano contraddittori in quanto non corrispondono alla nostra percezione: che la scuola funziona al 50%“, commenta invece il segretario nazionale di Uil Scuola Pino Turi  ed aggiunge: “Bianchi convochi i sindacati per una spiegazione ed un confronto“.

Per Rino Di Meglio, coordinatore nazionale di Gilda degli insegnanti, i dati forniti dal ministro “si limitano alle percentuali e danno un’idea riduttiva del reale disagio che le scuole stanno vivendo”. 

Vogliamo comunque ricordare al ministro – sottolinea Di Meglio – che i sindacati, per legge e per contratto, hanno titolo ad accedere alle informazioni che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro. Sarebbe stato, dunque, opportuno che viale Trastevere avesse condiviso questi dati sistematicamente ogni settimana dopo averli ricevuti dalle scuole che li comunicano ogni martedì”.

Perplesso anche Marcello Pacifico, presidente dell’Anief: “i dati sembrano sottostimati, abbiamo informazioni costanti di classi che sono costrette alla didattica a distanza a causa dei contagi. A questo punto chiediamo un report settimanale dettagliato sulla didattica a distanza, la didattica digitale integrata e anche sul numero di docenti e personale Ata in quarantena, così da poter monitorare ancor di più la situazione”.

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