Ritorno a scuola, anche i sindaci fanno pressione per posticipare le lezioni in presenza: già emesse alcune ordinanze. Altre potrebbero arrivare

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Non solo dirigenti scolastici e sindacalisti. Anche i sindaci spingono per posticipare il rientro a scuola in presenza. E se già alcuni comuni stanno emettendo ordinanze di rinvio, altri stanno ragionando se agire in tal senso. Insomma, il rientro in classe appare tutt’altro che scontato per tutti gli studenti.

Evidentemente non bastano le rassicurazioni del Ministro Patrizio Bianchi: ”L’obiettivo di tutto il pacchetto delle decisioni, in particolare quelle sulla scuola, è tornare nelle aule in presenza e sicurezza”, ha detto il 6 gennaio in diretta al Tg1.

E’ proprio di queste ore la petizione già firmata da moltissimi dirigenti scolastici che chiedono il posticipo della ripresa in presenza delle attività didattiche. Petizione che ha superato le 2mila firme e che chiede lo stop alla didattica in presenza, sì a quella a distanza fino al 31 gennaio.

Alcune Regioni hanno già posticipato al 10 gennaio il rientro in classe ma sono già arrivate, come abbiamo già segnalato, le prime ordinanze di sindaci che hanno disposto un ulteriore rinvio delle lezioni a scuola.

Rinvio delle lezioni in presenza in diversi comuni delle Marche, in Calabria e Sicilia. E anche in Campania si valuta il posticipo del rientro in classe, come spiega il sindaco di Caserta Carlo Marino a Il Mattino: “La situazione dei contagi sta peggiorando, lo dicono i numeri sempre più allarmanti. Abbiamo chiesto come sindaci di applicare il green pass semplice fin dalle elementari, perché questo avrebbe incentivato le vaccinazioni dei bambini e dei ragazzi. Ci sono state fornite dal governo risposte attendiste e frammentarie che hanno alimentato ulteriore confusione. Il mondo della scuola è in grave difficoltà, nonostante l’impegno strenuo dei docenti e dei collaboratori scolastici: se si riapre con queste regole rischia un’altra impennata di contagi e una Caporetto del piano vaccinale“.

Bisogna ricordare, come scritto in precedenza, che i presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i sindaci possono derogare alle attività in presenza, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.

Va sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bes.

Si tratta di una situazione che potrebbe far aumentare il caos: se da un lato il Governo nazionale con l’ultimo decreto anti covid approvato il 5 gennaio ha previsto lezioni in presenza con alcuni accorgimenti da adottare per la gestione della quarantena, dall’altro lato una parte del mondo della scuola e gli Enti locali potrebbero davvero cambiare volto alla geografia delle lezioni in presenza delle prossime settimane.

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