Ritorno a scuola a singhiozzo, per i docenti addio al programma completo. Rusconi (Anp Lazio): “Corsi di recupero da Pasqua”

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I problemi legati al rientro a scuola a singhiozzo avranno ripercussioni sull’apprendimento didattico tanto che già molti insegnanti si sono rassegnati a non poter finire il programma. Ecco perchè i ristori formativi chiesti di Azzolina, secondo i presidi, devono essere attivati al più presto, così come i corsi di recupero.

Mentre dal 1° febbraio torneranno tutti gli studenti di scuola superiore (tranne quelli siciliani che lo faranno l’8 febbraio), già i presidi sollevano problemi tipici della conclusione dell’anno scolastico. Solo che quest’anno la situazione è più complicata, perchè il coronavirus e le aperture a singhiozzo non hanno fatto altro che indebolire in molti casi l’apprendimento finale degli studenti.

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Ecco perchè, la Ministra Azzolina aveva chiesto nelle scorse settimane di attivare i ristori formativi, proprio per intervenire su tali apprendimenti perduti. Poi la crisi di governo ha messo in stand-by tutto, anche se, come sappiamo, il decreto ristori che dovrebbe contenere la misura per i recuperi formativi, dovrebbe poter proseguire a prescindere dallo stallo di Governo.

Programmi non si completeranno: corsi di recupero il prima possibile

Sono soprattuto i presidi a chiedere a gran voce finanziamenti per sostenere corsi di recupero sfruttando tutte le finestre possibili: “Dalle vacanze di Pasqua – spiega Mario Rusconi a capo dell’Associazione nazionale presidi – fino ai giorni che precedono la Maturità per chi non deve sostenere l’Esame di Stato oltre ai primi quindici giorni di settembre con la riapertura delle scuole il primo e lezioni già da allora per recuperare i programmi che hanno inevitabilmente subito dei ritardi“, si legge su Il Messaggero.

Gli insegnanti dal canto loro stanno facendo del loro meglio, nonostante la formazione degli studenti sia caratterizzata dalla discontinuità tra lezioni in presenza, a distanza, la difficoltà di insegnare con classi divise: metà a scuola il resto a casa., con il risultato che si resta sulla superficie delle materie e non vale solo per le scuole superiori. “Persino le insegnanti delle elementari – conclude Rusconi – lamentano di bambini che a settembre entrati in seconda non sapevano leggere né scrivere. Tutto questo si pagherà se non si interviene subito”.

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