Ritorno a scuola a gennaio, le Regioni avvertono: o si rafforzano i trasporti oppure sarà il caos

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La riapertura scuole a gennaio deve prevedere necessariamente un piano strategioco dei trasporti oppure si andrà nel caos.

Da giorni, subito dopo il nuovo Dpcm che prevede il rientro a scuola per il prossimo 7 gennaio degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, l’attenzione è tutta sui trasporti, nodo cruciale per garantire la sicurezza.

Che il tema trasporti sia cruciale lo ha sottolineato anche Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Campania e coordinatore della Commissione Infrastrutture e trasporti della Conferenza delle Regioni, durante un’audizione in Commissione Istruzione del Senato: “Occorre agire con decisione dal lato dell’offerta dei trasporti, con potenziamento dei servizi, e della domanda, con diversificazione degli orari d’ingresso alle scuole secondarie di secondo grado, ponendo fine ad una situazione non gestibile, che ha lasciato il tema orari nella discrezionalità dei singoli dirigenti scolastici. E’ chiaro che così non si programma niente, se non il caos“.

Anche i dirigenti scolastici la pensano allo stesso modo: “Il problema sono i trasporti, è su quello che bisognerà lavorare”, dicono i presidi genovesi, ad esempio.

Il monitoraggio della Regione Veneto riferisce che, per consentire il rientro a scuola del 75% degli studenti, 160 mila su 213 mila, usando il 50% della capienza dei mezzi di trasporto, c’è bisogno di almeno altri 802 bus, dei quali 771 messi a disposizione dai privati.

A sostegno di questa tesi c’è il documento pubblicato dall’Inail-ISS che pone l’accento anche sull’importanza dei trasporti pubblici nell’incidenza contagi covid e la gestione riapertura scuole.

Quindi con la riapertura delle scuole di settembre la concentrazione di studenti che hanno utilizzato i mezzi pubblici è stata notevole, praticamente uguale a quella di gennaio 2020, quando ancora non eravamo in pandemia. Partendo da questo dato bisogna evitare di ripetere lo stesso trend.

 

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