Risultati Iea-Pirls. Gavosto: I docenti non vedono le medie come l’approdo di una carriera ma come un momento di passaggio

di
ipsef

Daniela Sala – Le rilevazioni internazionali PIRLS e TIMSS 2011 hanno registrato un forte calo nella preparazione dei bambini italiani nella lettura e in scienze. Commenta questi risultati Andrea Gavosto, della fondazione Giovanni Agnelli un istituto di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali. Dato più preoccupante, il pegiornamento delle elementari

Daniela Sala – Le rilevazioni internazionali PIRLS e TIMSS 2011 hanno registrato un forte calo nella preparazione dei bambini italiani nella lettura e in scienze. Commenta questi risultati Andrea Gavosto, della fondazione Giovanni Agnelli un istituto di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali. Dato più preoccupante, il pegiornamento delle elementari

Qual è la sua valutazione riguardo a questi risultati?

I numeri, come sempre vanno interpretati. I dati 2011 così quelli riferiti al 2007 mostrano un peggioramento netto più in scienze che in matematica nel passaggio dalla quarta elementare alla terza media. Il dato più preoccupante comunque per me rimane il peggioramento dalla elementari, che registrano risultati pienamente in media Ocse, alle medie. Indubbiamente gli anni delle medie, della preadolescenza sono in più complicati, ma questo è vero per tutti i paesi e le scuole italiane si dimostrano di fatto inadeguate nell’affrontare questa difficile fase.

Quali sono le ragioni di questa difficoltà?

Sicuramente c’è un grosso divario da una scuola elementare basata su un modello accogliente, in cui si sperimenta molto e in cui c’è una grande riflessione sul modello pedagogico, ad una scuola media più simile invece alle superiori, in cui c’è poco lavoro di gruppo e troppo poco tempo dedicato alla programmazione didattica tra docenti. Inoltre le ore di lezione sono meno e impostate quasi completamente secondo il modello della lezione frontale classica. C’è poi un’anomalia tutta italiana: gli insegnanti delle medie hanno un età media più alta non solo rispetto ai colleghi delle elementari, cosa prevedibile, ma anche rispetto ai docenti delle superiori. Non che l’età superiore sia necessariamente un dato negativo, ma probabilmente è uno degli ostacoli un’interazione efficace con i preadolescenti.

Come ha influito la riforma Gelmini al riguardo?

Beh sicuramente la scuola che ha sofferto di più per i taglia è proprio la media. Inoltre personalmente che l’orario scolastico non andrebbe diminuito ma aumentato: ci dovrebbe essere più tempo per l’orientamento, il sostegno e il potenziamento di materie come l’educazione fisica e musicale. Si potrebbero ad esempio usare i pomeriggi per workshop artistici, visite ai musei, per educare all’ascolto musicale e incentivare il lavoro di gruppo.

Cosa altro si potrebbe fare per migliorare la situazione?

Mentre per le elementari la situazione tutto sommato è di eccellenza, anche se gli effetti della riforma Gelmini non sono ancora completamente valutabili, molto andrebbe fatto per le medie. La scuola media da molti docenti non è vista come punto di approdo della carriera ma un come momento per chi aspira a insegnare alle superiori: non a caso è la fascia scolastica con il ricambio più alto. Bisognerebbe invece formare e incentivare docenti che insegnino proprio ai ragazzi di quella fascia di età.

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