Ristori formativi, Ricci: “Le Prove Invalsi fondamentali per capire chi ha più bisogno. La DaD non rappresenta il male assoluto” [INTERVISTA]

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Ristori formativi per gli studenti alle prese con la didattica a distanza. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nei giorni scorsi, è stata chiara sull’argomento: “Bisogna recuperare oggi, la scuola ha bisogno di ristori così come avviene per un negozio che chiude”.

Dunque si apre la possibilità di corsi di recupero per gli studenti che sono rimasti più indietro.

L’esigenza di contenere i danni causati dall’incertezza didattica e dai danni collegati dall’eccesso di didattica a distanza è valida da diversi mesi e sta già intervenendo l’Invalsi con diverse azioni: la prima è già in atto con i test volontari di autovalutazione, l’altro, invece, con i test che saranno in programma da marzo (Covid-19 permettendo).

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A Orizzonte Scuola interviene Roberto Ricci, dirigente Invalsi e responsabile dell’Area prove nazionali: “Non c’è nessuna logica di colpa, ma del bisogno, nel termine “ristori”. Non deve essere visto come qualcosa di punitivo, ma nella logica inversa. Le Prove Invalsi 2021 vanno in questa direzione, fornire degli strumenti per l’identificazione più precisa di coloro che hanno più bisogno. Dal 2018, non certo da oggi, le Prove Invalsi consentono questo (dal 2018, in quinta primaria e in terza secondaria di primo grado, alle Prove di Matematica e Italiano è stata aggiunta anche una prova di Inglese che prevede un test di lettura e un test di ascolto, ndr). Tecnicamente questo non è semplice, ma voglio precisarlo perché il Paese ha già questa infrastruttura. Noi saremo in grado già di confrontare i risultati dei ragazzi che svolgeranno le Prove quest’anno con quelli degli anni passati e andare a vedere dove bisogna intervenire. La chiusura delle scuole esaspera le differenze. Chi è svantaggiato lo è ancora di più”.

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Poi precisa: “Abbiamo già messo a disposizione delle scuole sia del materiale formativo che degli strumenti di verifica per un’autovalutazione, per capire, ad esempio, chi è bravo in inglese o in altro ambito. Le scuole già sono in grado di farlo. Abbiamo messo a disposizione una ‘cassetta degli attrezzi’. Abbiamo già avuto un riscontro positivo dalla ministra e dall’intera Amministrazione oltre che dalle scuole”.

Sulla didattica a distanza, Ricci ribadisce: “Uno strumento importante, eccellente. L’alternativa alla DaD era l’assenza di didattica. Per sopperire all’emergenza sanitaria la didattica digitale è stata uno strumento straordinario, ma emergenziale. Se la pandemia se fosse accaduta 10 anni fa non oso immaginare cosa avremmo potuto fare. La DaD è uno strumento parziale, il prima possibile occorre riparare ciò che è rimasto indietro. A volte, leggendo i giornali, si dà la colpa di tutto questo alla didattica a distanza, invece, a mio modesto avviso, è che la DaD può dare solo alcune cose, non tutto. Chiaro che la didattica in presenza è la via maestra, perché l’insegnante è insostituibile”. 

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