Risolviamo le criticità della scuola: se non ora, quando? Lettera

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Inviato da Paolo di Paolo – In tempi di covid19, tutti stanno ripensando le proprie abitudini, le proprie priorità, i propri ritmi di vita e anche molte delle proprie opinioni.

Addirittura si sta rivalutando il ruolo e la considerazione sociale di noi insegnanti…anche da parte della classe politica.Ma questo grazie a cosa? Semplicemente perchè ci siamo riconvertiti alla modalità di insegnamento da remoto.

Alcune piccole considerazioni:
devo premettere che ho da subito accolto favorevolmente l’utilizzo della d.a.d.,considerando che nell’emergenza non c’erano alternative.Allora, di cosa mi preoccupo?Beh, innanzitutto del fatto che generalmente, in Italia,quella che nasce come un’emergenza tende a diventare nel tempo la normalità. E’ perlomeno sospetto che fin dai primi giorni di questa disastrosa catastrofe, i vari esperti e ministri si siano sperticati in lodi verso i sottoscritti e verso lo smart-working trasferito all’insegnamento,ma soprattutto si sono affrettati a dire che probabilmente a settembre si sarebbe dovuta riorganizzare gran parte dell’impalcatura del mondo della scuola,ecc. ecc.

Pronti,via! Milioni di euro stanziati per fornire dispositivi tecnologici a tutti:molto bene;altri milioni per potenziare le connessioni internet:molto bene.
Noi insegnanti siamo tutti entusiasti della risposta dei nostri studenti, coi quali ci incontriamo quotidianamente sul web; abbiamo scambi di idee, pensieri,condividiamo sentimenti, ci sentiamo loro vicini. Ma ciò è possibile grazie al fatto che avevamo già instaurato con loro un rapporto ravvicinato,ci eravamo”annusati”,ci eravamo studiati,avevamo colto ogni piccolo particolare l’uno degli altri,le sfumature dei caratteri,i comportamenti e le reazioni di ognuno di noi nella comunità reale, non virtuale,nella classe(ancora di più in palestra,per me che insegno ed.fisica,ed ogni mio collega sa di cosa parlo). Ma proviamo ad immaginare un nuovo anno,con nuovi studenti,iniziando con le lezioni a distanza senza aver condiviso con le ragazze ed i ragazzi gli ambienti scolastici… Io penso che potremmo tranquillamente essere sostituiti da una app o da un link dove esperti e professori potrebbero disporre di mezzi tecnologici,canali e competenze chiaramente superiori alle nostre.Gli studenti hanno bisogno di ben altro che non di un semplice trasferimento di sapere:su questo siamo tutti d’accordo,o almeno spero,anche se ancora una volta sembra che il problema principale sia come risolvere le esigenze di “baby-sitting”.

Bene:ma allora come prepararsi? Credo che in un momento in cui si parla di 36 miliardi di euro da una parte(ovviamente massima priorità al s.s.n.), 50 dall’altra(necessario ristorare tutte le imprese distrutte dall’emergenza),soldi di qua e debiti di là, visto che si ripete da più parti che questa è l’occasione per risolvere almeno parte delle criticità di questo Paese,proviamo ad immaginare da subito di investire qualcosa per la nostra povera scuola:
-potremmo pensare alla sicurezza degli edifici;
-pensare di riaprire plessi decentrati o in piccoli comuni(si risolverebbe in gran parte il problema del distanziamento sui mezzi pubblici e della densità di alunni nelle classi);
-pensare di rimodulare gli ambienti scolastici ,ad esempio abbattendo tramezzi e formando classi più ampie;
-pensare di eliminare finalmente le ‘classi pollaio’;
-abbiamo trasformato le istituzioni scolastiche in aziende?bene,forniamo ai “presidi-manager” quanto serve per mettersi in regola, come stanno facendo gli imprenditori,dando loro la possibilità di riorganizzare i gruppi-classe;
-potremmo pensare di assumere nuovi docenti e a.t.a…..

Cari governanti, fate sentire questo alle nostre orecchie,fateci sognare che almeno ci avete pensato,anche se poi non se ne farà niente.
Questo per cominciare, per non ritrovarci, al prossimo allarme di qualsiasi tipo, a dover lasciare i nostri figli a casa e mortificare una volta di più la nostra scuola.
SE NON ORA,QUANDO?

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