“Rischio Dad in caso di contagio in classe”. Gavosto boccia il piano scuola e propone i doppi turni: lezioni la mattina e il pomeriggio

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Manca poco all’inizio dell’anno scolastico ormai e i nodi per il rientro in classe però restano ancora intatti. Almeno per Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, che dalle pagine de La Repubblica, non si esprime positivamente in merito al piano di ritorno a scuola del Ministero.

Secondo Gavosto, “certamente le vaccinazioni fanno la differenza sul piano sanitario. I progressi sono indiscutibili: il 90% degli insegnanti è vaccinato e circa la metà dei ragazzi fra 12 e 19 anni ha fatto almeno la prima dose, avvicinando l’obiettivo minimo del governo (60%) per l’avvio delle lezioni” e che dunque  “rispetto all’anno scorso, quando un focolaio in classe poteva portare il virus a genitori e nonni, la situazione è assai più rassicurante”.

Tuttavia, secondo il direttore della Fondazione Agnelli, il rischio di dover interrompere le lezioni in presenza e ritornare in Dad, se non tutta la classe una parte di essa, esiste: “Se qualcuno si ammalerà – e temo che avverrà con frequenza vista la contagiosità della variante Delta e come questa si diffonde fra bambini e adolescenti – scatteranno le quarantene: almeno 7 giorni per chi ha completato il ciclo vaccinale, 10 per gli altri”.

In assenza di indicazioni cogenti da parte dell’esecutivo, prosegue Gavosto, le Asl fermeranno prudenzialmente l’intera classe e – nel caso in cui positivo sia un docente – tutte le classi in cui insegna.

Il rischio sarà dunque il riproporsi dell’effetto domino, “con una rapida crescita dei numeri di chi resta a casa in Dad; questa volta potrebbe toccare anche ai gradi inferiori, data l’età ora più bassa dei contagi“.

Ricordiamo che l’articolo 1 , comma 1 del DL n. 111 del 2021, citato dal protocollo di sicurezza sottoscritto tra Ministero e sindacati, prevede i casi in cui si può prevedere la Dad: secondo la norma citata, i Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e i Sindaci, possono ricorrere alla DAD, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. Anche laddove sia adottata la DAD, resterà sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.”

Quale soluzione dunque da adottare per ottimizzare la situazione, anche considerando i soliti problemi di distanziamento nelle aule? “La strada, oltre a distanziamento e mascherine, è attivare i turni mattino-pomeriggio, per ridurre gli assembramenti“, propone Andrea Gavosto: “se n’era già discusso lo scorso anno, ma la proposta era stata accantonata perché invisa a presidi e docenti. Sarebbe il momento di riprenderla in modo più assertivo: oggi il ministero si è limitato alla generica raccomandazione di effettuare ingressi scaglionati.” 

Inoltre, dove gli spazi sono insufficienti”, secondo il direttore della Fondazione Agnelli “occorre ridurre il numero di allievi per classe, creando gruppi stabili in modo da attenuare la diffusione del virus: questo richiede, per il tempo necessario, una modifica dell’orario di lavoro e l’ampliamento del numero dei docenti”.

Su quest’ultimo punto ricordiamo che il governo ha dato il via libera all’organico aggiuntivo covid che sarà però attivo fino al 31 dicembre. E’ molto probabile, come hanno fatto intendere diversi esponenti politici della maggioranza, che con la legge di bilancio si immetteranno i fondi necessari per prolungare tale dotazione di organico docenti e Ata, fino al termine delle attività didattiche.

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