A rischio chiusura gli istituti di AFAM: i Comuni e le province non riescono a sostenerne le spese

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Red – L’assessore del Comune di Carpi Maria Cleofe Filippi è intervenuta oggi in rappresentanza dell’ANCI al Convegno organizzato ad Ancona da FLC-CGIL, CISL Università  e UIL- RUA su "L’alta formazione artistica e musicale negli istituti superiori di studi musicali": problemi e proposte.

Red – L’assessore del Comune di Carpi Maria Cleofe Filippi è intervenuta oggi in rappresentanza dell’ANCI al Convegno organizzato ad Ancona da FLC-CGIL, CISL Università  e UIL- RUA su "L’alta formazione artistica e musicale negli istituti superiori di studi musicali": problemi e proposte.

 
"La situazione è ormai veramente drammatica ed i Comuni non sono più nelle condizioni di attendere ulteriormente!- ha affermato l’assessore – La pesante situazione economica, i consistenti tagli e i vincoli imposti ai bilanci cui da anni sono sottoposti  gli Enti locali stanno mettendo in serio pericolo lo svolgimento delle normali attività degli Istituti superiori di studi musicali con il rischio sempre più concreto  di chiusura".
 
"I costi del personale docente e non docente di tali istituti, nonché la gestione delle strutture, spesso sottoposte a vincoli dei beni artistici, con costi molto rilevanti di messa in sicurezza e manutenzione – ha spiegato l’Assessore Filippi – ricadono per la quasi totalità sui bilanci dei Comuni e delle Province, ove tali istituzioni hanno la loro sede, e che attendono ormai da tredici anni il completamento della statizzazione prevista dalla legge, che non prevede risorse a sostegno della propria attuazione".
 
"La richiesta unanime degli Enti locali, è che si ponga da parte dei competenti organi istituzionali la dovuta attenzione ad una questione che, pur interessando  un numero ristretto  di comuni e Province, vede coinvolti  migliaia di ragazzi e centinaia tra docenti  e personale che quotidianamente opera in tali istituti. Un patrimonio culturale ed un prestigio nazionale che rischiamo di perdere se non si interviene con le soluzioni che da anni  andiamo sollecitando: un percorso di statizzazione con un graduale inquadramento nei ruoli statali di tutto il personale che aspettiamo dal 1999,  un impegno finanziario statale immediato e non impossibile per la consistenza della richiesta (basterebbero 21 milioni) che consenta la sopravvivenza e l’avvio di un percorso di ridisegno del sistema per renderlo sostenibile".

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