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“Rischi e opportunità della rete: fake news e hate speech”, una Unità di Apprendimento per la Secondaria. “Libertà di stampa”, “corretta informazione” e i giovani a confronto con Roberto Gueli

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I media sono meravigliosi per trasmettere informazioni, ma nel nostro mondo iperconnesso, le informazioni spesso viaggiano più velocemente dei “fatti” e della “verità”. Immergersi nel mondo scivoloso dei mass media nel 21° secolo ci permette di considerare come il ruolo dei social media confonde il confine tra verità e bugie. Se ne è parlato all’Istituto “Renato Guttuso”, di Carini, con gli studenti della scuola secondaria di I grado. Tema dell’incontro la “libertà di stampa” e la “corretta informazione”. Autorevole il giornalista che ha intrattenuto i ragazzi: Roberto Gueli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e giornalista RAI. Gli studenti, attraverso un loro coinvolgimento attivo, sono stati accompagnati in un percorso di riflessione sull’importanza di vivere e crescere in un Paese in cui l’informazione è libera e di qualità, ma anche sulla possibilità che hanno i media di influenzare la formazione delle opinioni e sul fenomeno delle fake news. La libertà d’informazione è un diritto sancito dalla nostra Costituzione all’articolo 21. In Italia, i giornalisti iscritti all’Ordine, che quest’anno compie 60 anni, sono professionisti che rispettano regole e principi deontologici, a tutela della qualità e della veridicità dei contenuti prodotti. La multimedialità e il digitale hanno aperto nuovi spazi di comunicazione e informazione, ai quali chiunque può partecipare. Un cambiamento epocale che ha comportato una moltiplicazione delle possibilità di produzione e ricezione delle informazioni, ma anche la possibilità di incappare in notizie o contenuti che non rispettano, del tutto o in parte, la verità dei fatti.

“Libertà di stampa” e “corretta informazione”

“Libertà di stampa” e “corretta informazione” sono tematiche importanti e attuali. L’analisi e il punto di vista di un esperto sono prioritari per la formazione di una coscienza critica nei confronti del valore della “verità” e della “notizia”. Come ha sottolineato il dirigente scolastico dell’IC Renato Guttuso di Carini professoressa Valeria La Paglia “l’impegno della scuola nella preparazione dei ragazzi nell’affrontare questi temi afferenti all’ambito dell’educazione civica è finalizzato ad educare i ragazzi a discernere, a valutare, a comprendere e a utilizzare correttamente la conoscenza e le informazioni che vengono loro proposte, sapendone riconoscere l’attendibilità e l’affidabilità consapevoli che ciò rientra appieno nel ruolo educativo.

La Paglia: “l’informazione è un diritto ed è un pezzo importante del corretto funzionamento della democrazia”

Ruolo educativo – ha continuato Valeria La Paglia, alla guida dell’ICS Renato Guttuso di Carini – che è la finalità istituzionale della scuola. Scuola che ha il compito di formare l’uomo e il cittadino consapevoli, tra l’altro, ed è il messaggio che intendiamo trasmettere, che l’informazione è un bene comune ed è un fondamento della democrazia. La corretta informazione è un diritto ed è un pezzo importante del corretto funzionamento della democrazia; è il messaggio che ci impegniamo a trasmettere i nostri ragazzi che per fortuna appartengono ad una fascia di età in cui si può ancora incidere significativamente nelle coscienze e nella formazione per renderli consapevoli e partecipi”.

L’accesso alla comunicazione

Oggi possiamo tutti accedere ad una grande quantità di informazioni attraverso un numero elevato di canali di comunicazione. L’informazione può arricchirci ma al contempo schiacciarci perché le parole e il linguaggio possono anche essere strumenti di manipolazione. Spesso le informazioni scorrette o non rispondenti al vero sono diffuse intenzionalmente con metodi di persuasione studiati per catturare l’attenzione: frasi forti, immagini e slogan generano confusione, riducono la capacità di usare il pensiero critico.

La diffusione dei social

“Con la diffusione dei social non c’è più la selezione dell’informazione che invece prima esisteva anche perché le risorse per la pubblicazione erano più scarse. Moltiplicata negli ultimi anni la possibilità di immagazzinamento e di trasmissione del sapere, si pone il problema di preservare la qualità dell’informazione. Nella società e nel mondo social, i contenuti devono emergere. E’ difficile per la buona informazione non essere sopraffatta da quella sensazionalistica e qualitativamente non affidabile. Importanza della affidabilità e della accuratezza del servizio pubblico sono fondamentali per la crescita culturale del Paese” ha ribadito l’architetto Valeria La Paglia nel sottolineare quanto importante sia la presenza autorevole del dott. Roberto Gueli per dare spessore a questo tipo di attività

Le persone sono scanner e “condivisori”

I ricercatori hanno sottolineato come le persone condividono titoli e pubblicano commenti su di loro, ma la maggior parte delle volte non hanno letto le storie reali. Le persone sono scanner e “condivisori”. Molte persone non provano nemmeno a digerire o capire le notizie. Ciò non fa ben sperare per le nostre capacità di pensiero critico o per la nostra capacità di distinguere la verità dalle bugie. C’è anche qualcosa nei moderni social media che si presta a quello che è stato chiamato l’effetto della camera dell’eco. Le persone raccolgono circoli di quelli che vengono chiamati amici o seguaci. Questi follower non sono necessariamente veri amici di vere vite sociali; non sono persone che abbiamo imparato a conoscere dalle interazioni della vita reale. Al contrario, tendono ad essere persone a cui “piace” il nostro o i nostri post.

Finiamo per circondarci di persone che sono d’accordo con noi

Naturalmente, le persone a cui “piace” ciò che pubblichiamo tendono ad essere persone che sono in assonanza con i nostri post. Nel mondo dei social media, finiamo, dunque, volontariamente e involontariamente, per circondarci di persone che sono d’accordo con noi e che sono d’accordo tra loro. Le storie vengono “apprezzate”, ovvero condivise, trasmesse e diffuse, in base al fatto che siamo d’accordo con esse. Quel “mi piace” potrebbe non avere nulla a che fare con la veridicità delle storie. Per le poche persone nella nostra cerchia sociale che potrebbero non vedere le cose allo stesso modo, che potrebbero dubitare della veridicità di una storia – beh, se pubblicano che non sono d’accordo – spesso non saranno apprezzate o eliminate dall’eco dei social media Camera. Ma la scuola deve dare un contributo alla progettazione di una rinnovata attenzione alla notizia, alla verità, alle fonti autorevoli di informazione. Perché, oggi più di ieri, abbiamo bisogno di informazione. Questa la ragione per la quale, ancora una volta, l’Istituto Comprensivo Renato Guttuso di Carini, guidato con competenza manageriale e gestionale dal DS Valeria La Paglia, si pone al centro del dibattito culturale con un tema di così rilevante importanza.

Roberto Gueli: bisogna inseguire le passioni

Particolarmente interessante l’approccio del dott. Roberto Gueli al tema in un contesto scolastico molto attento, come quello dell’Istituto Comprensivo Renato Guttuso di Carini, ma congiuntamente non sempre così vicino al tema dell’informazione nonostante il pregevole impegno di tutti i docenti che, in moltissime classi, hanno sviluppato e portano avanti percorsi di avvicinamento alla notizia, ai mezzi di informazione, al giornale fisico e alla televisione. Roberto Gueli utilizza un mezzo, molto interessante, per coinvolgere i giovanissimi delle classi seconde e terze della scuola secondaria di I grado: si racconta. Racconta la propria adolescenza, narra le proprie passioni. “Partirei da un punto” esordisce il presidente dell’Ordine dei giornalisti Roberto Gueli. “Da bambino, da ragazzo come voi, ho sempre avuto la passione del giornalismo; le passioni, cari ragazzi, non vanno smorzate, non vanno chiuse nel cassetto. E devo ringraziare la mia famiglia che mi ha permesso di studiare e di realizzare il mio sogno. Avevo 15 anni e il mondo dell’informazione era molto diverso da oggi, molto ridotto. Ho cominciato con i giornali, le TV locali, con molti sacrifici, e poi è arrivata la carriera fortunata”. “Io era affascinato dal mondo della televisione. Ricordo a me stesso e narro a voi che, quando avevo la vostra età, c’erano pochissimi canali televisivi. Ma la mia passione era fortissima. Vi narro un aneddoto. Mi chiudevo, spesso, in stanza e guardando il muro, come se fosse la telecamera, e cominciavo a raccontare le notizie. Un giorno entrò nella mia camera mia madre e mi vide parlare con il muro. Si mise a ridere per nulla preoccupata conoscendo la mia passione. Era, lo ripeto orgoglioso, la passione sfrenata che mi portava a sperimentare, a fare prove”. Partiamo dalla passione, quindi”.

Essere un buon giornalista non vuol dire solo saper scrivere bene

Essere un buon giornalista non vuol dire solamente avere un’abilità inusuale nella scrittura; è necessaria, prima di tutto, vivere tutto con passione. Passione non solamente nel raccontare ma, prioritariamente, passione per la scoperta, per l’indagine. Resta evidente – come ha ribadito il presidente dell’Ordine Roberto Gueli – che è compito del giornalista verificare costantemente se ciò che si scrive corrisponde al vero: tutto deve essere sottoposto ad una costante verifica. È, dunque, evidente che per chi pratica questo mestiere è investito di una enorme responsabilità. La responsabilità di chi deve fissare, per il suo lavoro, regole chiare, criteri di analisi e codici di comportamento che siano in grado di prevenire in tempo disfunzioni, limitare gli errori e sanzionare gli abusi. Quelli sui quali Roberto Gueli si è soffermato anche parlando della severa disciplina che regola il lavoro dei giornalisti.

L’evoluzione del giornalismo

“L’evoluzione del giornalismo, negli anni, è stata enorme” ha ribadito il dott. Roberto Gueli, vicedirettore TGR nazionale. “Però questa evoluzione non sempre ha migliorato la percezione che i cittadini hanno dell’importanza dell’informazione. Siamo in un’epoca nella quale si è sviluppato il giornalismo faidate che cozza con la realtà, con la verità. I social hanno modificato le abitudini di molti. C’è una grande differenza tra comunicazione e informazione. Oggi non c’è più alcuna attenzione sulla verità della notizia. La notizia, prima, andava verificata più volte. Si doveva andare alle fonti”. Ed oggi? Cosa capita oggi? Come affrontare il dilagare della disinformazione? Quale sarebbe il ruolo del giornalista oggi?

I cambiamenti culturali e quelli etici

I cambiamenti culturali e quelli etici sono sempre scaturiti da eventi che hanno colpito la percettibilità dei cittadini e pure quella dei giornalisti. Il giornalismo, di questo momento storico, è caratterizzato, purtroppo, da numerose pressioni, che, talvolta, come quella esercitata dai social, mette a rischio la sua sopravvivenza. L’informazione, il giornalismo corretto – ha sottolineato il dott. Roberto Gueli – è un elemento indispensabile per la democrazia ed è legato alla naturale capacità di affrontare i suoi difetti, che sono molti ma non sono incurabili. Sarebbe ed è necessario non stare molto attenti a non restare prigionieri dei gusti del pubblico, e oggi con l’infotainment, questo accade sovente. Un autorevole giornale, una autorevole tv non possono permettersi di fare questa tipologia di errore, perché il suo ruolo non è quello di intrattenere (come spesso accade nelle nostre televisioni, specie nei pomeriggi e la domenica, ma è di informare, l’informazione è – come ha ribadito Roberto Gueli – una cosa seria. Non bisogna pubblicare solo quello che è “gradevole”, ha ribadito il presidente dell’ordine, perché non è leale verso la professione giornalistica e principalmente nei confronti dei lettori che devono essere correttamente informati. La correttezza è il caposaldo della deontologia del giornalista.

Crescita e allo sviluppo di una società democratica

La decontestualizzazione e la strumentalizzazione della o delle notizie provocano gravi danni, perché la stampa ha, di fatto, un grandissimo potere. La notizia, infatti, oltre a testimoniare un accadimento serve ed è utilizzabile come promemoria per il futuro, per le future generazioni. I fatti che accadono, di fatto, influenzano non solamente il modo nel quale pensiamo, ma anche il modo in cui ciascuno di noi, e complessivamente la società, agisce. Ecco perché – come ha ribadito Roberto Gueli – il ruolo dei giornalisti è assolutamente fondamentale. È evidente che se si rispettano i principi di autenticità, se si rispettano i principi di verità e i principi di utilità sociale, si può partecipare, energicamente, alla crescita e allo sviluppo di una società democratica.

Rischi e opportunità della rete: fake news e hate speech: un’UdA per la Secondaria di I grado

In allegato la superba Unità di Apprendimento “Rischi e opportunità della rete: fake news e hate speech” elaborata dai bravi docenti dell’Istituto Comprensivo Statale I.C. “1° Anagni” ad indirizzo musicale di Anagni(Fr), diretto dal dirigente scolastico Dottor Marco Saccucci , per il conseguimento delle sottoindicate competenze mirate:

  • Imparare ad imparare
  • Senso di iniziativa e imprenditorialità
  • Comunicazione nella lingua madre
  • Comunicazione nelle lingue straniere
  • Competenza digitale
  • Competenze chiave di educazione civica
  • Consapevolezza ed espressione culturale.

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