Riscatto gratuito della laurea, il presidente Inps d’accordo con Anief: facciamo come in Germania

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Anief – Anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si dice d’accordo sull’introduzione del riscatto di laurea gratuito: la proposta, lanciata pochi giorni fa dal sindacalista Marcello Pacifico, a Verona, durante il 57° congresso Federspev, nella veste di segretario organizzativo Confedir, è stata ripresa dal professor Tridico durante il Festival del Lavoro a Bologna: il numero uno dell’Istituto di previdenza ha detto che “è un intervento importante che ovviamente necessita di risorse importanti, quello della copertura di quel periodo formativo su base contributiva in modo che si possa, come avviene in Germania, riscattare la laurea in modo gratuito.

Ora abbiamo il riscatto light che è un passo avanti, si riscatta la laurea nel modello contributivo con 20-22mila euro”. Secondo l’Inps, la misura potrebbe costare circa 4 miliardi l’anno. Oggi il riscatto sulla base dell’importo contributivo minimo costa 5.360 euro per ogni anno di corso di laurea, pari a poco più di 15mila euro nel caso di laurea triennale e di 21mila se si tratta di diploma quadriennale.

“Anche presidente dell’Inps – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si dice dunque favorevole alla nostra proposta sul riscatto gratuito degli anni formativi, in linea con il modello tedesco: è vero che si tratta di una spesa per lo Stato, ma in realtà è un investimento che apre il mondo del lavoro ai giovani e favorisce il turn over oggi bloccato. In realtà, il riscatto agevolato costa 5 mila euro ad anno universitario, ma il numero dei laureati è calato progressivamente negli ultimi quindici anni. Ancora di più perché vi sono 10 miliardi risparmiati dall’adesione ridotta a Quota 100, che potrebbero benissimo finanziare l’operazione per almeno due anni. L’obiettivo è permettere a tanti lavoratori di raggiungere un monte di anni tali da uscire dal lavoro attorno ai 60 anni di età anagrafica”.

L’IDEA DEL SINDACATO

La proposta del sindacato è stata resa pubblica pochi giorni fa dallo stesso Marcello Pacifico, che a Verona, durante il 57° congresso Federspev, come segretario organizzativo Confedir ha detto che “non possiamo tornare ai parametri della Legge Fornero del 2011, ma occorre introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di introdurre delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”, ha concluso Pacifico. Il sindacato avalla quindi tutte le proposte che intendano superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

LA PROPOSTA CONFEDIR

● Separazione tra previdenza e assistenza.

● Mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione.

● Abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

● Pensione anticipata per tutti, uomini e donne, con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni.

● Per le donne con figli bonus di 9 mesi per ogni figlio con un massimo di due da valere sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

● Pensione di vecchiaia anticipata a 66 anni.

● Flessibilità in uscita anticipata a partire da 62 anni di età, con penalizzazione del 1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni.

● Analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 66 anni e fino a 70 con un incremento del 1,5% annuo.

● Rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale.

● Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato.

● Pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura.

● Per i dipendenti pubblici erogazione del TFR/TFS entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro.

● Flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità.

● Riscatto agevolato della laurea con costi dimezzati del 50% e benefici fiscali fino al 50% di quanto versato; oppure, in alternativa, contribuzione figurativa del corso legale degli studi universitari.

● Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento.

Inoltre, per i già pensionati che sono la categoria più fragile e che stanno subendo più di tutti gli effetti della crisi:

● Indicizzazione al 100% delle pensioni in seguito all’inflazione reale.

● Estensione della no tax area fino a 10.000 €, eliminazione delle addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 € e dimezzamento per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 €

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