Ripristino prove scritte all’Esame di Stato, la petizione

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Mi chiamo Ilaria Rizzini, insegno da venticinque anni Materie Letterarie, Latino e Greco presso il Liceo classico di Pavia, e questa estate mi sono fatta promotrice di una petizione per il ripristino delle prove scritte all’Esame di Stato (https://chng.it/W52H6Pp6). La pubblicazione dell’Ordinanza Ministeriale del 22 Luglio 2021 sembrava aver risposto alle istanze mie e degli altri sottoscrittori, giacché essa, che all’art. 2 recita: “L’esame di Stato […] per l’anno scolastico 2021/2022 […] ha inizio […] con la prima prova scritta, il giorno 22 giugno 2022 alle ore 8:30”, disponeva non solo il ripristino della prova scritta di Italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio, ma anche, implicitamente, quello della prova specifica di ogni indirizzo, dato che la menzione di una “prima prova” implicava necessariamente (mi pareva di evincere, almeno) quello di una seconda. In ciò riconoscevo un’ulteriore ragione di soddisfazione: infatti, come mi sono sforzata di argomentare altrove, non solo, in generale, ritengo le prove scritte necessarie alla dignità dell’Esame di Stato e a una misurazione efficace delle competenze acquisite nei cinque anni di scuola secondaria superiore (alcune delle quali, per loro natura, non possono essere misurate se non per iscritto), ma, in particolare, ho assai a cuore le sorti della prova specifica dell’indirizzo di studi classico, ovvero la traduzione. Sono fermamente convinta che la sua eliminazione dall’Esame di Stato sarebbe il segnale, per me gravissimo, della volontà di esautorare e progressivamente cancellare tale pratica anche dalla didattica curricolare, ove già essa sopravvive a fatica, minacciata da pretese di modernizzazione che nascondono ben altri intendimenti. Al proposito, vorrei fare mio un passaggio di un articolo di Luca Ricolfi, pubblicato nel 2016 (“Il Sole 24 ore”, 18 ottobre), ma di agghiacciante attualità:

“la traduzione dal latino e dal greco, insieme ad alcune parti della matematica (nei casi in cui vengono effettivamente insegnate), è rimasto l’ultimo compito davvero difficile della scuola secondaria superiore. È questo, semplicemente questo, che rende attraenti le tesi degli abolizionisti. È questo che – prima o poi – consentirà loro di imporsi. Perché, non nascondiamocelo, la domanda degli studenti e delle loro famiglie non è di alzare l’asticella, ma di abbassarla sempre più, come in effetti diligentemente facciamo da almeno quattro decenni. È questo, il livello dell’asticella, che fa la differenza fra una buona scuola e una scuola mediocre. Ed è questo, la tenace volontà di tenerla bassa, il non-detto che accomuna buona parte delle innovazioni nella scuola e nell’università”.

Condividendo da anni i timori di Ricolfi, e paventando la sua profezia (“È questo che – prima o poi

  • consentirà loro di imporsi”), una volta decretato dal Ministro il ripristino delle prove scritte, mi sono immediatamente attivata per promuovere una campagna di sensibilizzazione inerente alla salvaguardia della pratica traduttiva, initineree in sede d’Esame. Difficile, pertanto, descrivere la

perplessità suscitata in me da un passaggio di un’intervista rilasciata dal Ministro Bianchi a Corrado Zunino, e pubblicata da “La Repubblica” il 12 settembre:

  • perplessità per una domanda (“Cambierete la Maturità?”), dato che almeno un cambiamento, e non di poco conto, era stato annunciato e confermato da un’Ordinanza Ministeriale, ma esso pareva del tutto ignorato dall’intervistatore;
  • perplessità per la risposta (“Di certo, partiremo da quella dell’anno scorso. Ha dato ottimi risultati. Al centro resterà l’elaborato realizzato dal maturando a casa e discusso all’esame”), ove anche l’intervistato tralasciava di menzionare il ripristino delle prove scritte;
  • perplessità per il fatto che, lo stesso 12 settembre, la “Tecnica della Scuola” avesse così parafrasato tale passaggio dell’intervista pubblicata su “La Repubblica”: “il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è detto orientato, per l’esame di Stato 2021/2022, a continuare con lo svolgimento di un elaborato scritto sulle materie caratterizzanti il percorso di studi, al posto delle classiche prove scritte”.

Non solo tale conclusione mi era parsa infondata (ma non smentita da alcuno, anzi, ripresa da vari siti), ma mi pareva anche in palmare contrasto con la sopraccitata Ordinanza. Ora, la mia perplessità è divenuta sgomento quando ho letto un’ulteriore dichiarazione del Ministro, datata 26 settembre, e rilasciata in occasione di una video-conferenza con gli studenti del Liceo “Malpighi” di Bologna. Esprimendo “apprezzamento” per il modello d’esame del 2021, il professor Bianchi lasciava intravedere la possibilità di riproporlo (senza specificare se in toto o limitatamente al cosiddetto maxi-orale), tanto che “Il sussidiario.net”, lo stesso 26 settembre, ne evinceva che “al momento, pertanto, non è dato sapersi se assisteremo a un ritorno degli scritti all’esame di maturità 2022”, e lo stesso giorno altrove si ventilava la “possibilità concreta” che il modello potesse “essere bissato il prossimo giugno”, ovvero che l’Esame sarebbe stato nuovamente condotto senza prove scritte; contestualmente, venivano riportate le dichiarazioni del presidente della Associazione Nazionale Presidi, professor Antonello Giannelli, che, invitando il Ministro a formalizzare tempestivamente la modalità del prossimo Esame, riteneva “una possibilità” che esso constasse ancora del solo colloquio, senza prove scritte.

Alla luce di tutto ciò, ammetto il mio smarrimento: probabilmente solo a me non è chiaro a che cosa serva un’Ordinanza se nessuno (giornalisti, docenti, dirigenti, e nemmeno il Ministro) sembra tenerne conto quando si discute proprio di ciò che essa disciplina. Pertanto, da insegnante (mortificata dal comportamento ondivago e ambiguo del professor Bianchi), da cittadina sinceramente preoccupata per le sorti del sistema scolastico di un Paese che le prove INVALSI hanno tristemente fotografato, rivolgo un appello a tutti coloro che condividono le mie inquietudini: di aggiungere alla mia, già inviata al Ministro (all’indirizzo [email protected]), una richiesta di delucidazioni chiare e tempestive che pongano fine alle illazioni circa le modalità del prossimo Esame e che, soprattutto, risultino coerenti con il dettato dell’Ordinanza da lui stesso firmata. Anche se, lo ammetto, chiedere a un Ministro di ottemperare a quanto da lui stesso decretato, o semplicemente di ricordarsi di quanto da lui stesso decretato, suonerebbe grottesco, finanche ridicolo, se non fosse tragico.

Grazie per l’attenzione Ilaria Rizzini

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