Ripresa lezioni, Pacifico (Anief): 6 contagi su 10 nel primo ciclo scolastico, forse il problema non sono solo i mezzi 

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Comunicato Anief – “Nel caso della scuola correlata al Covid c’è un dato su cui nessuno ha riflettuto: sul 100 per cento di studenti – da un anno a diciotto anni di età – che hanno avuto un contagio, sono 200 mila in Italia, il 60 per cento ha riguardato il primo ciclo di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla scuola media, quindi le scuole che stiamo aprendo ora”.

Lo ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, che è stato intervistato da Radio Crc all’interno della trasmissione “Barba e capelli” sul tema della riapertura delle scuole. “Questo ci deve fare molto riflettere: non vorrei che la paura di non avere la possibilità di organizzare i trasporti abbia giocato su delle decisioni che in questo momento appaiono irragionevoli”.

Nel corso della trasmissione odierna, il leader del sindacato ha detto che “le aule sono pressoché rimaste le stesse di prima del lockdown. L’Anief, un mese fa, aveva chiesto un periodo di 10 giorni circa tra la fine delle vacanze natalizie e l’inizio delle lezioni in classe per poter fare screening a personale scolastico e studenti, così da poter riaprire le scuole in sicurezza. Oggi invece registriamo una situazione di confusione, in cui ogni regione procede un po’ per la sua strada. Per noi sono necessari screening obbligatori e priorità a vaccini”.

Il sindacalista autonomo ha aggiunto che “aumenta l’incertezza, sia per le famiglie che per il personale. Quello di cui abbiamo bisogno è la diagnostica, senza analisi non si può capire, poiché durante le vacanze certamente la curva dei contagi è salita per il mancato rispetto del distanziamento sociale. Bisogna procedere adesso con la didattica a distanza e noi come Anief abbiamo firmato un contratto che ha consentito di avere regole più certe”.

Marcello Pacifico ha poi dichiarato che “le classi sono sicure, anche perché abbiamo firmato i protocolli di sicurezza, ma la verità è che la scuola è uno dei pochi luoghi dove c’è un’alta concentrazione di persone e in caso di positività il virus si diffonde. Più che di banchi abbiamo bisogno di aule per far diminuire il fenomeno delle classi pollaio”.

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