Ripensare l’educazione nell’era digitale, Ricolfi: “La scuola comunica sistematicamente attraverso internet con i ragazzi e le loro famiglie, non va bene”

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Luca Ricolfi, noto sociologo e analista sociale, in un’intervista a Il Sussidiario.net, lancia un preoccupante allarme sul crescente malessere giovanile, individuando nei social network e nella dipendenza da smartphone la causa principale di questo fenomeno.

La sua analisi, supportata da studi internazionali e dati statistici, dipinge un quadro allarmante che richiede un’azione immediata da parte di genitori, scuole e istituzioni.

Il punto di svolta: 2012

Ricolfi, basandosi sugli studi dello psicologo Jonathan Haidt, individua nel 2012 l’anno di svolta. Coincidenza significativa con la diffusione capillare degli smartphone e l’integrazione tra social network come Facebook e Instagram. Da allora, i disturbi psicologici e comportamentali tra i giovani sono aumentati esponenzialmente, con un trend preoccupante che accomuna tutti i Paesi occidentali.

Competizione e frustrazione: il circolo vizioso dei social

L’analisi di Ricolfi si concentra sui meccanismi che legano i social al malessere. I giovani, trascorrendo ore online, sono intrappolati in una competizione per l’emergere, la popolarità e l’approvazione. La costante ricerca di validazione genera frustrazione e insoddisfazione, soprattutto tra le ragazze, per le quali la competizione si basa principalmente sull’aspetto fisico e il sex appeal.

Il ruolo della pornografia e del sexting

Il sociologo pone l’accento anche sull’impatto negativo della pornografia, facilmente accessibile online, e del sexting, la pratica di inviare immagini sessualmente esplicite. Questi fenomeni contribuiscono a svilimento del corpo femminile e alla creazione di aspettative irrealistiche, alimentando ulteriormente la frustrazione e l’ansia.

La scuola come parte del problema?

Sorprendentemente, Ricolfi individua nella scuola un elemento che, seppur involontariamente, contribuisce al problema. L’utilizzo sempre più diffuso di piattaforme online per la comunicazione tra scuola e famiglie rende difficile per i genitori limitare l’accesso a internet dei figli: “Non c’è più il compito dato in classe, che ti scrivi sul quaderno e poi fai a casa; non c’è più il contatto faccia a faccia con i genitori, in cui l’insegnante spiega cosa va o non va in tuo figlio, ma c’è una comunicazione continua su internet di voti e compiti”.

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