Ripensare i luoghi della formazione: dalla qualità dell’aria ai banchi, dall’ambiente visivo a quello acustico

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“Il cambiamento è nell’aria. Che aria tira nelle scuole? Ripensare e trasformare i luoghi della formazione”. Questo il nome della sintesi, da pochissimo pubblicata, relativa allo strepitoso progetto di ricerca “Il cambiamento è nell’aria” promosso dalla Libera università di Bolzano (con la collaborazione di ricercatori dell’Università IUAV di Venezia e delle Università di Trento e Padova) e da Agorà (una realtà che da tempo promuove eventi di formazione collegati al tema della sostenibilità applicata all’edilizia), con il coinvolgimento attivo, in un percorso di P.C.T.O., degli studenti del triennio di un Istituto d’Istruzione Superiore in provincia di Roma, l’I.I.S. Margherita Hack di Morlupo che affronta il tema dei locali da vivere all’interno delle scuole nella più completa attualità.

Le patologie croniche a carattere respiratorie e l’attualità del progetto

Nella fase introduttiva del progetto si legge che “l’aumentare nei paesi industrializzati delle patologie croniche a carattere respiratorio (asma, bronchite acuta) anche nei più giovani ha determinato l’esigenza di uno studio scientifico che indagasse la correlazione diretta tra la cattiva qualità dell’aria all’interno degli edifici scolastici e l’incidenza sempre più significativa nella popolazione giovanile di tali patologie, con le inevitabili ripercussioni in termini di difficoltà di concentrazione e di apprendimento. Siamo una generazione indoor. Trascorriamo il 90% del nostro tempo in spazi chiusi, rinunciando alla luce naturale e all’aria aperta, respirando aria fino a cinque volte più inquinata di quella esterna”.

Il progetto di ricerca, davvero ben strutturato, ribadisce come “la scienza abbia dimostrato che vivere così ha conseguenze per la nostra salute e il nostro benessere. Ma se la cattiva qualità dell’aria negli ambienti chiusi (indoor) è un fattore determinante per la salute della popolazione in generale, per bambini e adolescenti, che trascorrono la maggior parte del loro tempo in ambienti confinati (casa, scuola), questo diventa un elemento dalle conseguenze allarmanti, poiché in tali contesti i livelli di anidride carbonica, polveri sottili PM2.5, biossido di azoto ed altri inquinanti irritanti superano – spesso abbondantemente – i valori stabiliti dalle autorità sanitarie in materia di inquinamento indoor”.

I banchi e gli ambienti scolastici

Oltre 8 milioni di studenti – ribadisce la ricerca – siederanno il prossimo anno tra i banchi delle circa 41.000 sedi scolastiche italiane statali e paritarie (tenendo conto del fatto che ogni istituto può avere più plessi), e con loro oltre 800 mila insegnanti. Gli ambienti scolastici, come noto – si legge nella premessa allla ricerca – sono luoghi ad alta densità di popolazione, in cui si concentrano pericolosi allergeni che, tra le altre fonti di inquinamento, costituiscono una delle principali cause di sensibilizzazione, di attacchi acuti di asma ed altre patologie. Ora, se tutto ciò costituiva di per sé un elemento di preoccupazione fino a “ieri”, prima cioè dell’emergenza socio-sanitaria determinata dal Covid-19, quanto più lo sarà adesso che abbiamo un’esigenza di distanziamento sociale e di sanificazione ambientale straordinaria? È imprescindibile riportare al centro delle nostre vite l’idea di comfort abitativo e benessere della persona, e dobbiamo farlo proprio cominciando dalle giovani generazioni, che più di tutte hanno subito e stanno subendo le conseguenze di questa difficile emergenza, e verso le quali abbiamo dei precisi doveri etici.

L’idea progettuale

L’idea primaria era scaturita a seguito di alcuni quesiti posti dall’utenza, già a luglio del 2019, prima, dunque, dell’emergenza Covid-19, con la finalità principe di indagare sulla qualità dell’aria negli edifici scolastici italiani, sviluppando contemporaneamente una strada “di sensibilizzazione e formazione che consentisse agli studenti di acquisire conoscenze scientifiche, competenze tecniche e consapevolezza rispetto alla valutazione e alla diagnosi di uno specifico problema, nonché alle azioni possibili per la sua soluzione e alle forme di sensibilizzazione utili a rendere efficaci le misure proposte. Nelle aule della scuola media superiore coinvolta nel progetto sono stati installati numerosi sensori in grado di monitorare la qualità dell’aria indoor rispetto a una pluralità di fattori”. Tra questi fattori è possibile individuare la temperatura dell’aria, l’umidità relativa, la concentrazione di CO 2 e l’illuminamento.

I dati rilevati

I dai dati rilevati – analizzati in stretto paragone con le condizioni climatiche interne ed esterne, l’occupazione delle aule nelle diverse ore del giorno, i modo di fare quotidiani degli studenti e dei docenti (sistematicamente censiti dagli alunni coinvolti nel progetto) – hanno consentito che si attuasse un documento di sintesi, che è un primo importante step di uno studio più ampio, da proseguire e da estendere anche ad altre realtà scolastiche. L’analisi dei risultati emersi porta di fatto con sé un’ineludibile domanda: cosa avverrà a settembre 2020, alla riapertura delle scuole, quando oltre a questi inquinanti dovremo fronteggiare anche il rischio di contagio Covid-19? Rispondono i ricercatori che “sul concetto che una buona scuola parte da una scuola sana (uno dei payoff del progetto) convergono ora più che mai gli intenti e gli sforzi dei promotori di questa iniziativa che, partita da una scuola della provincia di Roma, si vorrebbe estendere a tutto il territorio nazionale”. Di fatto i dati raccolti potrebbero, sul serio, essere utili per trovare soluzioni di prodotto e di processo in diversi settori dei tradizionali modelli della nostra società.

Valutazione soggettiva dell’ambiente termico

I vari capitoli sono rappresentativi delle molteplici indagini condotte. A conclusione degli stessi sono state collocate dei box di sintesi. Tra questi ricordiamo, in primis, quello sulla “Valutazione soggettiva dell’ambiente termico”. Si legge che “la soddisfazione per la parte termica viene espressa su una scala a 4 valori (soddisfatto, leggermente insoddisfatto, insoddisfatto, molto insoddisfatto). La domanda indaga la condizione di soddisfazione globale per l’ambiente termico nell’ultima ora di lezione per evidenziare la risposta soggettiva durante le condizioni tipiche di utilizzo della classe. La soddisfazione termica è influenzata da molti fattori quali adeguate temperatura, umidità e velocità dell’aria, così come una adeguata temperatura delle superfici che racchiudono l’ambiente. La preferenza viene invece espressa su una scala bipolare a 7 valori (da molto più freddo a molto più caldo)”

Ma, differentemente dalla soddisfazione, riporta l’origine del disagio spiegando “la direzione del cambiamento in relazione alla percezione globale della condizione termica nel momento in cui il soggetto risponde. Gli elementi di disturbo non influiscono sul comfort globale (cioè sulla sensazione termica determinata dal bilancio termico del corpo umano) ma determinano un disagio termico localizzato. L’insoddisfazione o il disagio legati alla sensazione termica inducono gli occupanti ad intervenire per ripristinare le condizioni di benessere. È stato chiesto agli studenti di indicare le azioni che normalmente mettono in atto, elencando gli interventi più accessibili per uno studente, come l’aggiustamento dell’abbigliamento (indossare o togliere una felpa), l’apertura di finestre e porte per favorire l’ingresso di aria a temperatura migliore rispetto a quella interna o per aumentare la velocità dell’aria, o infine l’intervento sull’impianto di riscaldamento attraverso la chiusura delle valvole dei radiatori”. Con la suddetta domanda è stato possibile non solo controllare che le azioni sono state messe in esercizio ma anche stimare l’autonomia degli studenti stessi nell’agire, nella prospettiva di proporre modifiche comportamentali che richiedono un coinvolgimento diretto e consapevole.

Valutazione soggettiva della qualità dell’aria

Anche in questo la soddisfazione per la qualità dell’aria è espressa misurando la stessa attraverso una scala a 4 valori (soddisfatto, leggermente insoddisfatto, insoddisfatto, molto insoddisfatto). “La domanda indaga la condizione di soddisfazione globale per la qualità dell’aria nell’ultima ora di lezione per evidenziare la risposta soggettiva durante le condizioni tipiche di utilizzo della classe. L’insoddisfazione per la qualità dell’aria può essere causata dalla sensazione di aria viziata o dalla presenza di odori sgraditi. La preferenza viene espressa su una scala unipolare a 4 valori (da nessun cambiamento a molto più fresca) e rivela l’entità del disagio esplicitando la preferenza di cambiamento della condizione interna nel momento in cui il soggetto risponde. Infine, si è chiesto agli studenti di elencare elementi più specifici di disturbo intesi come odori o particolato percepiti come fastidiosi, alcuni legati ad inquinanti interni (bioeffluenti, polveri, prodotti chimici) ed altri causati da inquinanti esterni (gas di scarico, odori agricoli). Le interazioni causate dall’insoddisfazione per la qualità dell’aria che gli studenti normalmente mettono in atto possono essere solamente l’apertura di finestre e porte per favorire l’ingresso di aria esterna”. Anche questa domanda valuta l’autonomia degli studenti nell’agire, nella prospettiva, cioè, di presentare modificazioni comportamentali che richiedono un coinvolgimento diretto e cosciente.

Valutazione soggettiva dell’ambiente visivo

Altra valutazione riguarda l’ambiente visivo. Anche in questo caso, la soddisfazione è espressa su una scala a 4 valori (soddisfatto, leggermente insoddisfatto, insoddisfatto, molto insoddisfatto). In questo caso, la domanda ricerca sulla soddisfazione globale relativa all’ambiente visivo nell’ultima ora di lezione per evidenziare la risposta soggettiva nelle condizioni tipiche di utilizzo della classe. Si legge nella ricerca che “la soddisfazione visiva è influenzata da fattori quali il corretto illuminamento e l’assenza di abbagliamento. La preferenza viene espressa su una scala bipolare a 7 valori (da molto più buia a molto più luminosa). Rispetto alla domanda di soddisfazione, la preferenza permette di stabilire l’origine del discomfort e valuta più specificamente la situazione del momento in cui il soggetto risponde. Si è dunque chiesto agli studenti di elencare gli elementi di disturbo che non dipendono dalla luminosità generale dell’ambiente ma che determinano un disagio specifico, quale l’abbagliamento diretto o riflesso dovuto alla luce del sole o alla luce artificiale, e come il fastidio che può provocare l’ostruzione della vista verso l’esterno, cosa che accade nelle classi dove gli studenti volgono le spalle alle finestre. È stato infine chiesto di riportare le azioni normalmente adottate per ripristinare le condizioni di confort visivi, come la chiusura e l’apertura delle schermature, oppure l’accensione o lo spegnimento delle luci”.

Valutazione soggettiva dell’ambiente acustico

Ultima, ma sempre importante valutazione, è stata effettuata sul grado di soddisfazione espressa, utilizzando sempre una scala a 4 valori (soddisfatto, leggermente insoddisfatto, insoddisfatto, molto insoddisfatto), sull’ambiente acustico. La domanda della ricerca “indaga la condizione di soddisfazione globale per l’ambiente acustico nell’ultima ora di lezione in modo da considerare le condizioni tipiche di utilizzo della classe non limitandole alla situazione del momento in cui si risponde. L’insoddisfazione per l’ambiente acustico può insorgere quando si ha difficoltà nel distinguere le parole dell’insegnante, a comunicare o ad eseguire un compito a causa della presenza di rumori. La preferenza viene espressa su una scala unipolare a 4 valori (da nessun cambiamento a molto più silenziosa) e rileva l’entità del disagio rispetto alla condizione nel momento in cui il soggetto risponde. Infine, si è chiesto agli studenti di elencare elementi specifici di disturbo intesi come cause del rumore, come possono essere le voci di persone che parlano in classe, nel corridoio, o all’esterno della scuola, oppure il rumore causato dal traffico stradale o da suoni naturali che provengono dall’esterno o infine il rumore legato al funzionamento degli impianti, tipico dei sistemi di climatizzazione ad aria che implicano la movimentazione dell’aria con l’uso di ventilatori. Il discomfort acustico può originare azioni da parte degli occupanti. Quelle che possono essere fatte per migliorare la qualità acustica dell’ambiente sono la chiusura di finestre e porte per evitare l’ingresso dei rumori dall’esterno, oppure l’eliminazione della sorgente di rumore attraverso la richiesta di fare silenzio ai compagni, oppure ancora la richiesta all’insegnante di alzare il tono della voce. La domanda ha cercato anche di evidenziare l’autonomia degli studenti stessi nell’agire, nella prospettiva di proporre modifiche comportamentali che richiedono un coinvolgimento diretto e consapevole.

Nel successivo articolo saranno presentati i dati emersi nel monitoraggio. Ovvero, sarà presentata, la valutazione oggettiva relativa ai dati ambientali misurati.

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