Ripartire con una scuola pronta per settembre. Lettera

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Inviato da Stefania Conte – Sono insegnante di sostegno della scuola primaria da diversi anni , oggi più che mai sento la necessità e il desiderio di continuare a scrivere alla vostra redazione perché ritengo che la determinazione e la perseveranza ripaghino e diano valore ai pensieri autentici.

Credo che sia doveroso da parte di chi vive la scuola poter esprimere il proprio parere e fare sentire la propria voce in questo momento così delicato ma anche così importante per dare vita a un processo nuovo che possa finalmente realizzare una scuola adeguata ai tempi, inclusiva , funzionale, che promuova lo star bene.

Una scuola accogliente che favorisca il benessere dei suoi studenti, dei suoi docenti, dei suoi assistenti, delle sue famiglie, deve innanzitutto essere pronta , preparata e adeguatamente rispondente alle esigenze prioritarie.

Qual è la prima necessità? Rivedere il sistema scuola alla luce di quello che è successo in questo tempo storico dove ha regnato una pandemia che ha messo in evidenza le buche, le falle, le imperfezioni della nostra scuola ora visibili a tutti. Bisogna rivedere innanzitutto le modalità del reclutamento docenti.

Per esempio, si parla tanto di inclusione, di nuovo pei , di aggiornamento ma poi la scuola parte a settembre senza tutti i docenti di sostegno in cattedra, ma che senso ha?
Fatemelo dire, sono anche funzione strumentale per la disabilità e assisto spesso anche alla sofferenza di tante famiglie che si ritrovano senza insegnante di sostegno i primi di settembre, ad inizio d anno e peggio ancora con un nuovo insegnante ogni anno. Perché non favorire continuità?
Le risorse ci sono, eppure se ne fa a meno e ogni anno come in una roulette russa si rimette tutto in gioco. Non si considera l ‘ area della relazionalità, dell’ affettività , dei legami instaurati , si riparte spesso da zero.

Per non parlare delle assistenti all’autonomia , valide risorse anche loro ma che vivono una precarietà che non permette loro di fare progetti a lungo termine. Oggi mi ha creato tanta sofferenza incontrare Cristina, assistente all ‘autonomia nell’ androne della mia scuola, dottore in psicologia e sentirle dire:” Stefania è un mese che non lavoro perché a causa della pandemia mi sono dovuta fermare”.
I suoi occhi mi hanno raccontato un mondo di frustrazione, delusione e amarezza.

E poi ancora nella scuola ci sono tante altre esigenze, tante priorità, che dire delle colleghe che da anni viaggiano lontane da casa? Pina è una mia collega di modulo, ogni giorno si sposta da casa e sta in pullman due ore e mezzo all andata e due ore e mezzo per ritornare, eppure non manca mai da scuola. È sempre pronta e preparata per i suoi bambini di prima che non sanno quanto Amore c è dietro quella sua lezione di matematica. La immagino alzarsi presto la mattina e dormire durante il viaggio ..

Oltre la scuola, ha una famiglia da gestire , tre ragazzi ormai grandi..Mi chiedo perché Pina non può avvicinarsi a casa dopo tanti anni di servizio, perché non pensare a tutti questi docenti che meriterebbero di lavorare vicino casa? Eppure le storie da raccontare sono infinite, tante di immenso Amore per il proprio lavoro , nonostante tutto.

Vorrei farmi voce di tutti loro, dei miei preziosi colleghi.
Io sono fortunata lavoro a pochi kilometri da casa, ma nutro tuttavia un sogno , quello di poter insegnare un giorno un una scuola secondaria di secondo grado per poter utilizzare una laurea presa tanti anni fa..
Io figlia di operai, che grazie all’ascensore sociale, di cui parla tanto l Azzolina , sono riuscita con grande tenacia, determinazione, impegno e buona volontà a laurearmi con il massimo dei voti. Si nutro un sogno, perché anche i sogni nella scuola sono priorità per continuare a motivare i docenti , per coltivare la ambizione di andare avanti..

Eppure si richiede un ulteriore abilitazione e diventa impossibile ricominciare da zero, mi chiedo allora perché io come tanti altri colleghi di ruolo , non possiamo attuare un passaggio di ruolo semplicemente partecipando a dei corsi abilitanti che mi permettano di passare ad altro grado, avendo titoli ed esperienza maturata in campo?
Non si tratta di fare sconti, ma di dare merito anche così a coloro che hanno maturato competenze in campo dopo aver vinto diversi concorsi.
Non è una priorità dar valore anche così a chi ha maturato esperienza, favorendo un avanzamento di carriera? Ma di questo chi ne parla??

Chi sta al governo conosce le storie di tanti di noi, conosce i nostri sogni?
Ci parlano di banchi a rotelle, di progetti estivi , di apprendimento non completato ma a chi viene in mente di intervistare coloro che vivono la scuola?
Nessuno ha voglia di chiedere a noi docenti come stiamo, quali sono le nostre aspettative, i nostri stato di animo, i nostri desideri , ma anche le nostre ansie, paure.
Che valore dare alle emozioni?? Eppure si parla tanto di intelligenza emotiva, dell’ importanza di entrare in empatia, ma poi le leggi, i decreti , si fanno senza ascoltare la viva voce dei veri protagonisti della scuola.

Questa ulteriore lettera rappresenterà solo un ennesimo sfogo, ma se pubblicata mi darà ancora una volta la gioia e la soddisfazione di aver potuto esprimere il mio pensiero e di essermi fatta portavoce di tante storie di sofferenza e di amore.

Quando chi sta al governo imparerà a mettersi nei panni di chi vive veramente la scuola , allora saranno maturi i tempi per un vero cambiamento!
E chissà che i sogni un giorno non diventino realtà!

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